giovedì 24 giugno 2010 13:07 - di
Umberto Guidoni
- Categorie: Vetrina
In visita alla centrale nucleare di Flamanville, il ministro dell’Ambiente si è cimentata in una difesa d’ufficio delle meraviglie dell’atomo e ha lanciato un appello all’opposizione a riconsiderare la sua contrarietà nei confronti del programma nucleare del governo. Sarebbe forse più appropriato rivolgere le sue attenzioni ai presidenti di regione, colleghi di partito o alleati della maggioranza che, a più riprese, hanno dichiarato la loro indisponibilità ad ospitare siti nucleari sul territorio della propria regione.
Ma vorrei rispondere al ministro ricordandole che si occupa di ambiente e non di sviluppo industriale e che una maggiore dinamicità nell’ambito delle sue competenze potrebbe risolvere i problemi energetici del paese assai più delle centrali nucleari a cui si dedica con tanta passione.
Vado al punto che riguarda l’applicazione della direttiva energia-clima approvata dall’Unione Europea alla fine del 2008. Secondo la direttiva europea, ogni paese – quindi anche l’Italia – dovrà ridurre le emissioni di gas serra del 20%, attraverso una maggiore efficienza energetica (+ 20%) ed un aumento della quota di energie rinnovabili (+20%). Tutto questo entro il 2020, pena sanzioni per i paesi inadempienti.
La ministra, cosi dinamica sul tema nucleare, non ha ancora messo in piedi un piano per raggiungere questi obiettivi obbligatori e anzi ha contestato a più riprese le cifre fornite dalla Commissione ed condivise da tutti i paesi, compreso il nostro. Il risultato è che stime autorevoli dicono che l’Italia non sarà in grado di raggiungere le quote richieste dall’Europa entro il 2020 e forse non ci riuscirà nemmeno nel 2032.
Eppure il primo obiettivo di aumentare l’efficienza è alla portata del nostro paese e anzi il sistema produttivo italiano ha dato eccellenti esempi della sua capacità di contenere i consumi energetici (il successo della FIAT in America è anche legato all’efficienza dei suoi veicoli).
Ci sarebbe bisogno di politiche per incentivare l’efficienza e la riduzione dei consumi finali, per favorire occupazione di qualità e per diminuire l’uso dei combustibile fossile. Le stime dell’ENEA (ente pubblico di ricerca) per il settore dell’elettricità parlano di circa 75 miliardi di KWh/anno risparmiati, da subito. Si tratta dell’energia elettrica che dovrebbero produrre – non prima del 2020 – le quattro centrali che il governo Berlusconi intende realizzare.
Allora la domanda alla Prestigiacomo è d’obbligo. A chi conviene il nucleare? Certamente non all’Italia. La scelta nucleare, una scelta tutta ideologica, corrisponde all’interesse di poche grandi imprese e rischia di allontanarci dall’Europa e di far pagare al paese un costo altissimo, in termini ambientali, economici e di crescita sociale.
Umberto Guidoni
Resp. Università, Ricerca e Innovazione
Fonte: l’Unità
Grazie Umberto, cominciamo prestissimo a raccogliere le firme per la legge di iniziativa popolare sulle rinnovabili
Buon giorno a tutti, Umberto Guidoni non ha bisogno di presentazioni e le sue competenze in materia energetica sono indiscutibili. Purtroppo fra i promotori dell’ “atomo a tutti i costi” ci sono molti incompetenti, un’altra domanda che potremmo fare al Ministro Prestigiacomo è: Ministro lei che competenze ha in materia energetica? ( Il Ministro al massimo si è occupata, da “imprenditrice, di materie plastiche con annessi problemi giudiziari ). In un paese “normale” un dibattito pubblico fra i promotori delle tecnologie nucleari e i promotori delle fonti rinnovabili di energia sarebbe cosa buona e giusta, anche per delucidare tutti quei cittadini ( 60 milioni circa ) che non hanno le idee troppo chiare. Ma questo confronto nessuno, fra i nuclearisti, lo vuole. Raccogliamo le firme anche per chiedere un dibattito pubblico fra i signori delle centrali nucleari e i promotori delle fonti rinnovabili di energia, un dibattito fra Umberto Guidoni, Gianni Mattioli, e i promotori del nucleare, anche moderato da Bruno Vespa, penso sia normale in un paese che si definisce avanzato e democratico.