mercoledì 16 dicembre 2009 11:02 - di
redazione
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La costruzione di Sinistra Ecologia e Libertà è chiamata a cimentarsi con un tornante classico, e irrisolto, della storia del nostro Paese: il rapporto tra questione democratica e alternativa.
Gli avvenimenti di questi giorni lo ripropongono tutto intero. Proviamo dunque a metterli in fila. C’è una accelerazione del conflitto aperto dal Presidente del Consiglio con le altre cariche istituzionali e un pressing esplicito per uscire dal quadro costituzionale. C’è una risposta concentrata sulla sua figura, tesa a sottolinearne la delegittimazione, e che vede confluire da ultimo nel no Berlusconi day le forze della borghesia avversa al Cavaliere, il partito di Repubblica, il giustizialismo di Di Pietro, settori del Pd, sinistre in difficoltà, il tutto legato dalla mobilitazione della rete. C’è da parte della maggioranza del PD una ricerca di “fronte democratico”, tutta rivolta prevalentemente verso il centro che, a sua volta, evoca settori dissidenti della destra. Queste due opzioni da un lato collidono sulle forme della opposizione da praticare ma al contrario colludono nella mancanza di una alternativa reale alle politiche di cui il governo è portatore. Le conseguenze di questo stato di cose sono evidenti e negative. La drammatica aggressione al Premier ha già modificato il senso comune della fase. Devo dire per altro che mi colpiscono sì le strumentalizzazioni ma al pari di esse l’incapacità di separare veramente l’uomo dal simbolo e dalle politiche e di esprimere anche per questa via una idea veramente non violenta. Ma le difficoltà non stanno solo nell’avvenimento imprevisto ma si palesano in ogni passaggio impegnativo. Prendiamo ad esempio il caso Puglia dove la strategia dalemiana dell’accordo prioritario con l’UDC si dispiega in forme tali per cui l’alleanza che si vuole costruire per difendere la democrazia e “cacciare” Berlusconi, quella con l’UDC, vorrebbe esordire con la “cacciata” di Vendola. Come ciò possa servire anche solo a vincere le regionali in Puglia è difficile capirlo; come è già difficile capire come la cacciata di Vendola dovrebbe riunire le due opposizioni, quella PD-UDC e quella giustizialista di Di Pietro. Certo ogni accordo di potere è possibile se prescinde dal quadro programmatico. E qui le questioni pugliesi sono uno spaccato di quelle nazionali, dalla privatizzazione dell’acqua, alla questione nucleare, a quella dei diritti civili. Tutte questioni su cui l’orientamento dell’UDC è particolarmente pesante e su cui perciò si misura il rapporto tra collocazione politica e programmatica delle altre forze. Si può stare insieme a prescindere? Anche Ferrero è tornato a riproporre questa scissione tra difesa democratica e alternativa programmatica dicendosi disposto alla prima ma fuori da ogni orizzonte di governo. Ferrero continua a non vedere che le difficoltà, e il fallimento, del Governo Prodi non sono purificate dalla collocazione all’opposizione. Le difficoltà drammatiche della opposizione di oggi sono in perfetta continuità con quelle dell’allora governo. Sono le difficoltà a dare risposte adeguate ed alternative ad una condizione di crisi. Senza di esse questa crisi, tutt’altro che alle nostre spalle, è destinata ad acuire i processi di degrado in cui si alimentano politiche populiste e reazionarie. Non bisogna perdere di vista che tutto il processo di globalizzazione ha eroso buona parte delle acquisizioni sociali e democratiche del compromesso progressivo nato nel mondo del secondo dopo guerra. Tanto più non bisogna farlo in un Paese come l’Italia dove questo compromesso progressivo è stato particolarmente fragile e più forti sono da sempre le pulsioni reazionarie. Nel Paese che, come seppe bene analizzare Gramsci, vede ricorrenti pratiche di sovversivismo dall’alto delle classi dirigenti prodotte da una modernità perversa e impastata con poteri antichi e trasformisti, il rapporto tra questione democratica e questione dell’alternativa non è scindibile. Ma nonostante l’avvertenza gramsciana, i comportamenti delle sinistre nel secolo hanno drammaticamente ripercorso gli stessi errori, infrangendosi ora sulla Scilla del settarismo ideologico, ora sul Cariddi dell’omologazione. Drammatica la storia dell’avvento del fascismo con l’opposizione divisa tra aventinismo e socialfascismo. Drammatica la storia degli anni ’70 dove la volontà di perseguire con il compromesso storico cambiamenti senza avventure produsse alfine avventure senza cambiamenti. Ma anche l’incapacità dei due Governi Prodi di bonificare il Paese dal “berlusconismo” ci parla di una incapacità a prospettare una reale alternativa ad esempio a livello di una Europa fuori dalle attuali secche, in cui realizzare finalmente una reale emancipazione del Paese. Emancipazione non semplicemente da arretratezze e anomalie ma da una particolare degenerazione della modernità che a volte anticipa fenomeni che poi colpiscono anche altri, come fu per il fascismo. SEL deve provare a interrompere questi ricorsi storici. Deve cercare di tenere insieme difesa democratica e alternativa programmatica. Un lavoro difficilissimo se pensiamo alle forze in campo. Innanzitutto quelle delle destre che nuotano nella disgregazione sociale forti di proprie idee di società. Ma poi per la debolezza, le divisioni e gli opportunismi delle sinistre e delle forze democratiche. Il dipietrismo entra dentro queste debolezze con l’idea di chiudere con la dialettica destra-sinistra. Assomma temi e istanze fuori da ogni progetto di alternativa di società cercando di sfuggire, come in Puglia, o come nell’esperienza di Di Pietro ministro, ad ogni verifica di coerenza. Bersani e Ferrero, scindendo democrazia ed alternativa di programma, lo lasciano fare. Tocca a SEL provare a cambiare il corso delle cose.
Roberto Musacchio
perchè il No-B day non esprime un progetto politico alternativo alle destre: si è fondato sulla richiesta di dimissioni del presidente del consiglio affinchè si possa sottoporre ai processi. Richiesta questa che può benissimo essere condivisa da chi si riconosce nel modello economico e sociale della destra.
Perchè l’unità d’intenti tra le due sinistre e movimenti tipo Idv o altri di tipo civico ce si battono per la trasparenza , la legalità e la democrazia viene a crearsi solo in manifestazioni di piazza come il no B-Day,che da sola è insufficiente per candidarsi a governare o quantomeno a rappresentare un’alternativa alla destra?
l’analisi di Musacchio è convincente.
Tenere insieme questione democratica e proposizione di una alternativa al modello economico e sociale entrato in crisi è fondamentale per poter immaginare un percorso di rinascita della sinistra.
Il vero problema è che per tutto il periodo della II Repubblica la sinistra è stata subalterna perchè si è fatto dettare l’agenda politica da Berlusconi.
L’Ulivo nasce unicamente sull’antiberlusconismo ed è pertanto stato incapace di immaginare una resistenza ed una alternativa al modello economico, sociale e culturale del liberismo. Anzi è l’Ulivo stesso che in Italia pratica politiche Thatcheriane (privatizzazioni, precarietà, esaltazione acritica del mercato). Il giustizialismo è stato l’apripista del iberismo perchè demonizzando la politica ed i partiti ha favorito la ideologia delle privatizzazioni (privatizzazione della politica e della economia). Ecco perchè Di Pietro è speculare a Berlusconi.
La II repubblica si è poi basata sulla demonizzazione dei socialisti. Ora certo il craxismo è stato un fenomeno degenerativo e non sarò io a difenerlo. Ma l’attribuire a Craxi l’intera responsabilità dei mali della I Repubblica è mistificante perchè è stato utilizzato ai post-democristiani per rifarsi un a verginità e da post-comunisti senza progetti e valori per legittimarsi a forza di governo attuando un programma che è stato quello dettato dai poteri forti. La demonizzazione dei socialisti è andata ben oltre le responsabilità di Craxi cinvolgendo tutta la memoria storica e lo stesso nome socialismo. Questo ha favorito la subalternità delle sinistre da un lato al pensiero unico liberiste e dall’altro alla rivendicazione di un comunismo astratto astorico e politicamente inoperante ed inconsistente. Ecco, Sinistra e Libertà può essere il progetto che può far rinascere la sinistra a patto che sappia uscire fuori dagli schemi della II Repubblica.
Sono totalmente d’accordo, politicamente e culturalmente. Ho solo un problema: per tanti anni ci ho (abbiamo) provato senza riuscirci. Anzi, la situazione è pesantemente arretrata e dunque la mia (nostra) efficacia è stata praticamente nulla. Dunque non ho dubbi sulla bontà dell’idea, ho certezze (negative) sul come ho lavorato perchè si affermasse. Non ho un problema personale, so di avercela messa tutta, ho un problema politico che riguarda gli strumenti e l’efficacia, e che non so risolvere. Eppure il tempo stringe perchè l’involuzione ha camminato dentro il Paese e presto potrebbe consolidarsi nella sua configurazione costituzionale e istituzionale.
Non il fare (pur sempre meritorio) mi interessa, ma il come fare per invertire il corso degli eventi.
Sicuramente non è certo il NoBday che possa prefigurare una qualche prospettiva politica, come la stessa IDV vive come pendant dell’esistenza del berlusconismo, che poi non è altro che l’inveramento dell’idea di società mafiosa e piduista (queste cose, compagni, non dimentichiamocele, se non vogliamo far la fine delle mosche cocchiere del dialogo in merito a questioni sulle quali non si può dialogare)
La questione centrale di tutta l’opera della sinistra dalla metà del 900 in avanti è quella del rapporto fra politica ed economia, fra due poteri che possono di volta in volta distinguersi oppure più o meno coincidere come succede sotto le ideologie più diverse, dal “socialismo” stalinista alle dittature fasciste per sfociare nei più moderni e “liberali” reganismo e Tatcherismo fino all’odierno berlusconismo, che prefigura una società di sudditi abbacinati dal sogno della competizione iperliberista, che mostra una cornucopia dalla quale tutti possono servirsi, solo che abbiano abbastanza capacità imprenditoriali e voglia di “mettersi in gioco”.
E’ una favola moderna alla quale piano piano tutti finiscono per credere, dimenticandosi dei reali valori della convivenza sociale, ma soprattutto barattando i propri diritti con il mondo delle fiabe televisivo.
Ora noi dobbiamo cercare un piano per rimettere in piedi l’essere sociale rovesciato dalla società dello spettacolo. Non è una cosa semplice, soprattutto perché bisogna farlo all’interno di questa stessa società, con gli stessi strumenti che questa ci offre.
(perché non siamo riusciti a coinvolgere i media sulla nostra assemblea apena conclusa???).
Abbiamo dalla nostra le lotte per la rivendicazione di diritti che sono un momento nel quale molti possono affrancarsi dalla dittatura della società dello spettacolo, ed abbiamo come arma la Costituzione, nella quale tutti i valori che guidano la nostra battaglia, il posto dove (a seguito di una rivoluzione, non dimentichiamo neanche questo) le reciproche spettanze e competenze fra potere economico e politica sono chiaramente espresse, come meglio non si potrebbe.
Quindi come si vede il discorso destra/sinistra passa oggi per confini diversi da quelli tradizionalmente tracciati dalle ideologie del ‘900 ed inerisce il rapporto tra cittadini e potere, soprattutto economico.
In questi termini ha senso un nuovo partito di sinistra, non certo sulla base della quantità di statalismo monopolistico in economia, né sulla base dell’efficientismo liberista che lascerebbe alla sinistra il compito di mero rimedio contro gli eccessi del capitalismo. Per contrastare lo strapotere economico finanziario non si può che partire dai diritti e dalle garanzie costituzionali. Questo lo si può fare su piani diversi: io la parola “giustizialismo” la lascerei a Bondi, Cicchitto e compagnia leccante. Ogni battaglia per la legalità ed il rispetto dei diritti è un momento della mia battaglia generale per circoscrivere e limitare il potere naturale di chi possiede i mezzi di produzione, e per porre il lavoro su un piano socialmente privilegiato.
Se non capiamo queste cose, difficilmente riusciremo a comprendere perché molti compagni considerano prioritaria la battaglia per la legalità democratica e trovano più attinenza con quanto dice l’IDV, rispetto ad un piano più organico di progresso sociale e civile.