Democrazia sindacale e art. 18: due facce di una stessa lotta

Stampa questo post mercoledì 10 marzo 2010 18:49 - di Alfonso Gianni - Categorie: Vetrina

In un bell’articolo comparso qualche giorno fa Luigi Ferrajoli si interrogava sul come mai “nessuno, né l’opposizione né i sindacati” si siano accorti del mostro giuridico che il Senato ha partorito in quarta lettura, dopo una lunghissima gestazione iniziata addirittura nell’autunno del 2008. Sarebbe troppo facile rispondere a questo quesito ricordando che la sinistra radicale è fuori dal parlamento.

Ma questo non ci assolverebbe del tutto e soprattutto non assolverebbe i sindacati, visto che non manca la possibilità di consultare per tempo gli atti parlamentari. La verità è più triste ed è tutta politica. Ancora una volta dobbiamo registrare che il tema del lavoro è la cenerentola degli argomenti di cui ci si occupa nel nostro paese e che la sinistra non solo non è immune da questa colpa, ma ne è addirittura corresponsabile. Non c’è quindi da stupirsi se il problema sia stato sollevato per merito di un gruppo di giuristi democratici e solo tempo dopo, a cose ormai fatte, ripreso dalla grande stampa, mentre il dibattito del congresso Cgil ne è stato solo sfiorato e solo marginalmente. Così anche la piattaforma dello sciopero del 12 marzo, che vogliamo sostenere con tutte le nostre forze,  e che tocca argomenti fondamentali quali l’occupazione, la riforma fiscale, la difesa dei diritti dei migranti, non fa cenno alla nuova legge.

Quest’ultima è una vera discarica di scorie destinate a produrre ulteriori guasti sociali. In sintesi si tratta dell’ultimo, ma solo in ordine di tempo, atto del governo lungo la strada che cerca di demolire il diritto del lavoro derubricandolo al livello del diritto commerciale, come se il datore di lavoro e il lavoratore potessero essere messi sullo stesso piano. Il che non è nella realtà e in base alla nostra Costituzione. Per questa ragione la nuova legge inanella una serie di norme di chiara incostituzionalità. Gli articoli e i commi sono come al solito numerosissimi e toccano argomenti diversissimi tra loro. Conviene allora concentrare l’attenzione sul nocciolo che è poi ciò che finora è passato inosservato.

Nell’articolo 31 viene deciso di “devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro”. In sostanza si priva il lavoratore di potere ricorrere al giudice del lavoro, in luogo del quale agisce un arbitro che può decidere sulle controversie, come si suol dire, “secondo equità” , ovvero al di fuori di leggi e contratti. Tale scelta deve avvenire all’atto stesso della costituzione del rapporto di lavoro, precisamente quando il lavoratore si trova nella posizione più debole, in sostanza più ricattabile. Chi potrebbe opporsi se il prezzo da pagare è la perdita del contratto di lavoro? Naturalmente la legge prevede che le parti sociali debbano normare la materia, tramite contratti o accordi interconfederali, entro 12 mesi, in assenza della quale scatterà il decreto del Ministero del Lavoro.

In altre parole il diritto del lavoro, che prevede anche i processi, che come sappiamo Berlusconi odia in tutte le loro forme, è condannato a morte con o senza la collaborazione sindacale. Ma vi è di peggio. Laddove l’intervento del giudice è possibile, il suo operato è vincolato dalle certificazioni del contratto di lavoro introdotte con il decreto legislativo 276, applicativo della famigerata legge 30  per regolare i contratti di lavoro atipici, cioè precari.

Le norme qui ricordate sono in aperto contrasto con l’articolo 24 della Costituzione, poiché privano  il lavoratore della garanzia giurisdizionale e al contempo vincolano l’operato del giudice, anziché alla applicazione della legge, a quanto deciso dalle commissioni di certificazione. Ecco perché siamo di fronte a un nuovo attacco all’articolo 18 dello statuto dei diritti del lavoratore, più subdolo, ma ancora più devastante di quello che respingemmo a suo tempo.

Non solo, ma in questo modo si fa avanzare un altro esplicito disegno governativo e confindustriale: quello di abbattere il contratto collettivo di lavoro e di sostituirlo con contratti individuali, tramite il grimaldello delle certificazioni.

Mi pare chiaro che non si possa aspettare che questo mostro giuridico si riproduca. L’opposizione deve cominciare da subito, fino a costruire un referendum abrogativo in materia. L’altra arma per sconfiggere l’impalcatura della legge è portare avanti la proposta di una normativa sulla democrazia sindacale che comprenda anche il pronunciamento referendario dei lavoratori sugli accordi. Se ciò avvenisse il sistema delle certificazioni, la logica all’individualizzazione del rapporto di lavoro, non potrebbe reggere. Per questo il no alla nuova legge e il sì a una vera democrazia sindacale sono due aspetti di un’unica battaglia.

Ah, dimenticavo. L’ultimo articolo contiene un altro mostricciatolo. Si tratta di una norma ad aziendam, nella fattispecie riferita all’Atesia, famoso call center di Roma. Si prevede infatti che anche di fronte alla disposizione del giudice, ma prima che la sentenza passi in giudicato, sia sempre possibile sanare le vertenze con la modica spesa di un massimo di sei mesi di retribuzione, in cambio della rinuncia del lavoratore al posto di lavoro.

Alfonso Gianni

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alfonsodt 

lavoratori,lavoratrici colleghi tutti,questo governo continua con costanza e perseveranza nella distruzione dei diritti del mondo del lavoro frutto di battaglie, lotte e morti ammazzati,purtroppo è inutile cercare le colpe in casa nostra oramai la storia ci ha reso dotti e fatto vedere in termini politici e rappresentativi cosa è successo a chi ha fatto modo che questa catastrofe sociale accadesse,la sinistra cosiddetta radicale è scomparsa dall’arco costituzionale,il maggior partito di opposizione non si accorge per due anni di che cosa si stà discutendo nelle commissiono parlamentari,il sistama mediatico creato a immagine e asservimento al potere costituito, il mondo sindacale è stato diviso secondo un disegno ben definito,il lavoro e i lavoratori in questi anni sono diventati un costo da abbattere e quindi non sono più un valore sociale,grazie alla filosifia berlusconiana l’italia è diventata la repubblica delle banane,senza offesa per gli scimpanzè e in aggiunta tra di NOI facciamo finta di non comprendere che la coerenza di questo governo nel portare avanti la demolizione dei diritti dei più deboli e del mondo del lavoro è stato il credo formativo della sua stessa esistenza.hanno raggiunto lo scopo del loro essere liberisti,interi settori capitalistici hanno usufruito di benefici e benefit a dismisura e senza controllo,hanno privatizzato gli utli,hanno eseguito speculazioni sconsiderate e infine hanno scaricato le perdite sui più deboli e cioè sui lavoratori,sui pensionati,sui giovani disoccupati,sui ricercatori precari,sugli agricoltori e non soddisfatti hanno deviato il tutto sulla riforma sociale del mercato del lavoro,e poi qualcuno dice tra di noi che questi non sono intelligenti.immagginate sè lo erano cosaltro ci sarebbe potuto capitare. per bloccare questo sfacelo economico e sociale di una parte della popolazione di questo paese a mio avviso ci vuole una nuava politica altrettanto coerente di sinistra che abbia la forza e la costanza di rimettere il lavoro,l’uguagliqanza dei cittadini difronte alla legge,la ripartizione equa e solidale della ricchezza prodotta dalla nazione,la equa contribuzione nella sfera sociale e assistenziale e al vivere civile dei cittadini con la dignità del singolo sia esso soggetto attivo che passivo all’interno della società nella quale noi tutti viviamo,sè come SEL riusciremo a mettere le basi perchè ciò avvenga, allora si daremo una ragione alla nostra volontà di esistere come cittadini liberi,altrimenti saremo condannati a chiederci di chi sono e saranno le colpe e del perche la gente non ci vota.un saluto di sinistra a tutti, alfonso di tullio mil/te SEL.

12 marzo 2010 - 00:44

[...] Democrazia sindacale e art. 18: due facce di una stessa lotta Categoria: Rassegna stampa, Sinistra Ecologia e Libertà — SLSenigallia @ 22:44 [...]

11 marzo 2010 - 22:44
salvatore operaio thales 

quello che fa piu rabbia sono i comunicati affissi in bacheca in azienda in questi giorni da parte delle organizzazioni sindacali cisl e uil,dicendo che sostanzialmente non cambia molto rispetto a prima.
ora la domanda mi viene spontanea:per quale ragione e stata introdotta una modifica tale se rispetto a prima non cambia nulla?

11 marzo 2010 - 22:13
mario 

Ragazzi non dimenticate l’articolo 30, ancora piu’ orrendo:
“1. In tutti i casi nei quali le disposizioni di
legge (…) contengano clausole generali,
ivi comprese le norme in tema di instaurazione
di un rapporto di lavoro, esercizio dei
poteri datoriali, trasferimento di azienda e recesso,
il controllo giudiziale e` limitato esclusivamente,
in conformita` ai princı`pi generali
dell’ordinamento, all’accertamento del presupposto
di legittimita` e non puo` essere
esteso al sindacato di merito sulle valutazioni
tecniche, organizzative e produttive che competono
al datore di lavoro o al committente.

CIOE’ LE CLAUSOLE GENERALI NON VENGONO VALUTATE DAL GIUDICE MA DAL DATORE DI
LAVORO?????

ESEMPIO: IO LICENZIO MARIO ROSSI PERCHE’ HO AVUTO UN CALO DEL FATTURATO DEL
10%. IL GIUDICE NON PUO’ GIUDICARE SE QUESTA E’ UNA GIUSTA CAUSA DI
LICENZIAMENTO MA SOLO LIMITARSI A VERIFICARE CHE IL CALO CI SIA IN EFFETTI
STATO!!!

“3. Nel valutare le motivazioni poste a base
del licenziamento, il giudice tiene conto, oltre
che delle fondamentali regole del vivere
civile e dell’oggettivo interesse dell’organizzazione,
delle tipizzazioni di giusta causa e
di giustificato motivo presenti nei contratti (…)”

CIOE’ SE VIENE TIPIZZATO IL GIUSTO MOTIVO NEL CONTRATTO QUESTO E’ LEGITTIMO.
CHI NON FIRMEREBBE QUALSIASI COSA AL MOMENTO DELL’ASSUNZIONE SE QUESTO E’
QUELLO CHE OFFRONO

11 marzo 2010 - 15:42
alfonso gianni 

Le critiche di Tosini mi sono francamente incomprensibili. Non tanto per la loro asprezza, anzi questa ben venga, quanto per il loro carattere immotivato rispetto a quanto ho scritto (e un pò ridicole quando toccano la mia attività di sottosegretario nel secondo governo prodi, nel primo Tosini dimentica che non facevamo parte del governo). Che la Cgil sia una cosa e Cisl e Uil un’altra credo non avere avuto mai dubbi. L’ho dimostrato nella relazione tenuta alla conferenza sul lavoro di Sinistra e Libertà di Milano del 19 dicembre scorso. Nell’articolo parto da un’affermazione non mia ma di Ferrajoli. Affermazione però difficilmente contestabile. Un conto è dire una cosa – nella fattispecie i giuristi, o le dichiarzaioni di dirgenti, o le tesi congressuali – un’altra è impegnarsi in una grande battaglia d’opinione e di massa. Questa non c’è stata. La responsabilità è di tutti, nostra compresa, come si evince con chiarezza dall’articolo. Proprio per questo non è questione di mozioni congressuali, nelle quali non entro e non entrerò fino alla fine del congresso Cgil.
Quanto poi al referendum, un conto è proporlo sulla legge Trenta, un conto è limitarlo a un punto preciso di questo ultimo mostro giuridico che lede l’articolo 18. Non è vero del resto che i referendum sui temi del lavoro siano sempre stati perdenti. Quello sull’articolo 19 dello statuto che ha cancellato il concetto di sindacato maggiormente rappresentativo passò, anche se nella sua forma light.Dunque se può discutere, a partire dall’assemblea di oggi.
Di una cosa mi compiaccio dell’articolo di Tosini. Che finalmente la discussione congressuale in Sinistra e Libertà è iniziata e speriamo che ci permetta di avere un congresso vero entro giugno.

11 marzo 2010 - 12:27
Mjla Margottini 

non mancherò!!!!!!!!!!!!

11 marzo 2010 - 11:11
Sergio Tosini 

Caro Alfonso,
ero pressochè sicuro che ci sarebbe stato un tuo articolo volto a forzare una interpretazione della riunione di domani.
Premetto che verrò a sentire ciò che sarà detto e mi riservo successivamente di riprendere la parola nel merito.
Comincio subito a dire che quanto tu esponi suscita molte perplessità: quando dici che la questione è stata sottovalutata; c’è anche una tua autocritica oppure mistifichi dando la colpa agli altri. E tu dove eri?
Trovo sgradevole che tu, nell’incipit del tuo articolo parli di “sindacati” come se non sapessi che c’è un sindacato di opposizione (CGIL) e altri sindacati che stanno col governo.
Per quanto riguarda la CGIL non puoi non sapere che la questione relativa al collegato alla finanziaria riguardo l’articolo 18 è stata da tempo sollevata dalla CGIL, e non puoi non sapere che l’attenzione mediatica a questo argomento è dovuta ad un articolo di Repubblica che citava un appello di giuristi promosso dalla CGIL e dal suo ufficio giuridico.
Penso che tu, attento come sei alle questioni del lavoro, non puoi non sapere che questa questione è da tempo stata sollevata dalla CGIL (basta cercare sul sito della CGIL le prese di posizione in questa direzione e la data in cui sono state sollevate). (per tutte le compagne e compagni che lo desiderano sono disponibile a fornire una raccolta di questa documentazione).
Visto che ci siamo, e che è ora di fare una discussione esplicita e non strumentale, ti invito a leggere il documento congressuale primo firmatario Epifani in cui questa questione viene esplicitata.
Per quanto riguarda le questioni di merito è necessario che io dica esplicitamente che la proposta della FIOM sulla democrazia sindacale è sbagliata perche è dentro una logica corporativa basata sulle categorie forti (?)mentre il problema che abbiamo oggi è costruire una solidarietà generale nel mondo del lavoro.
Ma su questo sono già intervenuto.
Per quanto riguarda il merito delle tue proposte non posso non ricordarti che la CGIL raccolse 5 milioni di firme per una legge sulla rappresentanza e ne col primo governo Prodi e neppure con il secondo siamo riusciti ad ottenre altro che niente. Sono sicuro che nel primo governo Prodi tu ricoprivi un incarico e non sono sicuro nel secondo. E allora?
Oltrechè sia sbagliata la proposta FIOM, la mia perplessità è sullo strumento di una legge di iniziativa popolare in presenza di progetti di legge come quello di Ichino, assolutamente inaccettabile e non emendabile.
Per quanto riguarda il collegato alla finanziaria penso che non sia oggi all’ordine del giorno la questione del referendum; mi permetto di rocordare che nessun Referendum sulle questioni del lavoro, a partire da quello sulla scala mobile, è mai riuscito a passare, e quindi bisogna analizzare la questione con grande attenzione. Perchè un Referendum perso è un boomerang.
Non vorrei che si prendesse come prioritario il posizionamento dentro la sinistra piuttosto che la difesa dei lavoratori.
Voglio per ultimo affrontare esplicitamente la questione del congresso della CGIL ed il rapporto tra partito (in questo caso SEL) e sindacato (in questo caso la CGIL).
Ritengo perfettamente legittimo che in SEL, su questa questione, esistano differenti posizioni. Epperò la compagne e compagni che hanno visto favorevolmente il documento 2 debbano riconoscere che quella ipotesi è stata sconfitta dal voto dei lavoratori e debbano tenere conto che la stragrande maggioranza dei dirigenti CGIL aderenti a SEL si sono riconosciuti nel documento 1.
Posso capire che possa dare fastidio ma è così.
E, è bene dirlo a tutte le compagne e compasgni di SEL, che nessuno è stato folgorato sulla via di Damasco e siamo impegnati, con altri compagni non di SEL; a ricostruire una nuova sinistra sindacale in CGIL.
Stiamo producendo una newsletter a questo scopo e coloro che la volessero ricevere possono farne richiesta a redazione.sin@cgil.it
Per ultimo, voglio dire a tutte le compagne e compoagni di SEL, che siamo assolutamente indisponibili a qualsiasi operazione di creare in CGIL una corrente di partito.(o gruppi di pressione o lobbies comunque qualificati)
Per quanto mi riguarda, domani verrò a sentire ciò che viene detto nella riunione; debbo però manifestare un disagio per un elenco di partecipanti che mette insieme il diavolo e l’acquasanta.
Sergio Tosini

10 marzo 2010 - 22:24
titti di salvo 

Faccio fatica a comprendere l’affermazione secondo cui i sindacati non si sarebbero accorti del contenuto del ddl 1167,quello che per comodità chiamero’”del processo del lavoro” e che contiene tra le altre cose l’aggiramento dell’art.18.Le cose sono troppo serie per non essere precisi.

Se vogliamo parlare di Cisl e Uil parliamone:il commento al testo di legge uscito dal Senato del segretario della Cisl è stato che l’allarme di fronte alle novità legislative è ingiustificato perchè tutto verrà demandato alla contrattazione collettiva (?)
Se invece vogliamo parlare della Cgil,bisognerà dire in primo luogo che la Cgil sostiene da tempo da sola lo scontro con il governo per tenere aperta una prospettiva decente di dignità e libertà dei lavoratori.
Sull’argomento in questione poi ,La Cgil si è accorta da tempo dei contenuti del 1167 e da tempo ha gettato l’allarme,nelle interviste pubbliche ,nelle assemblee con i lavoratori, nei documenti conclusivi degli organismi dirigenti .Su questo stesso sito e su siti ad esso collegati ,da molti mesi e senza ricevere alcun commento, sono stati pubblicati articoli di sindacalisti della Cgil
che davano una descrizione accurata delle nuove norme e chiedevano alla politica un cenno di riscontro.
IL 3 febbraio è stato promosso un convegno pubblico dalla Cgil e dalla sua Consulta giuridica,aperto dal responsabile della Consulta Giuridica Corraini ,concluso da Epifani ,alla presenza di tutti i più autorevoli giuristi del lavoro :da quella iniziativa è nato l’appello dei giuristi di cui parla Alfonso Gianni nel suo articolo.
Vorrei sottolineare anche la pericolosità ,denunciata dalla Cgil,del libro bianco di Sacconi”La vita buona nella società attiva “;anch’esso è in pista da tempo e contiene la teoria di sostegno anche alla legge 1167.
Non vorrei che le cose diventassero vere nella società mediatica solo quando sono sulle prime pagine dei giornali.Condivido in questo senso quanto Alfonso Gianni sostiene quando parla della solitudine delle ragioni del lavoro e di
chi le sostiene e individua in ciò le ragioni del cono d’ombra che permane su quei temi .Mi piacerebbe
che di fronte a tutto ciò che già è capitato alla sinistra e sta capitando alla democrazia italiana ,ci impegnassimo tutti di più a valorizzare e unire gli sforzi ,piuttosto che a commentare le pecche degli uni e degli altri ,per scongiurare la maledizione della sinistra.
Detto ciò è proprio importante come ha fatto Sinistra ecologia libertà chiedere che le ragioni dei diritti,del lavoro,siano al centro della manifestazione del 13 marzo per la difesa del diritto .Titti Di Salvo

10 marzo 2010 - 21:31