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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; scuola</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraeliberta.eu - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>In tanti hanno già risposto all’appello, il Governo fermi questa macelleria sociale</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 14:22:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da giorni si svolge un presidio a Montecitorio dei precari della   scuola di Palermo, per dare eco al dissenso di una politica restrittiva,   dettata da un’unica logica: quella del risparmio. In  tanti hanno  accolto l’invito venuto dai precari di Palermo in sciopero  della fame a  sostenere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da giorni si svolge un presidio a Montecitorio dei precari della   scuola di Palermo, per dare eco al dissenso di una politica restrittiva,   dettata da un’unica logica: quella del risparmio. In  tanti hanno  accolto l’invito venuto dai precari di Palermo in sciopero  della fame a  sostenere la loro lotta. <span id="more-12288"></span>È tragico che si debba ricorrere  a forme  estreme di protesta come lo sciopero della fame per denunciare  la  gravità della situazione prodotta dai tagli alla scuola e dalla   cosiddetta riforma Gelmini, che hanno portato decine di migliaia di   lavoratori alla disperazione.<br />
Il dato complessivo a livello nazionale  è di circa 25 mila cattedre e  15 mila posti in meno per il personale  ATA per l’anno scolastico  2010/11, che si aggiungono ai 57000 posti  persi già l’anno scorso. Per  tutti gli ordini e i gradi di scuola le  riduzioni del personale sono  legate:  all’aumento dei numero di alunni  per classe, alla chiusura di  alcuni plessi, alla riconduzione di tutte  le cattedre a 18 ore nella  secondaria, all’abolizione delle compresenze e  alla riduzione del tempo  pieno.</p>
<p>Non nuovi finanziamenti, non più  appropriate forme di valutazione dei  vari processi di ricerca, non il  potenziamento di rete integrata, mondo  produttivo, servizi e società, ma  attraverso “la spada di Damocle”  della precarizzazione del lavoro dei  Docenti, Insegnanti e Ricercatori,  e la negazione dei fondi per  l’innovazione si vuole far morire lo  sviluppo del nostro Paese.</p>
<p>Per  questo la scuola della Gelmini e di Tremonti risulta un’idea   semplificata, che torna pesantemente indietro nel tempo ed è una scuola a   una dimensione che deve costare sempre di meno. Il progetto   berlusconiano disegna una scuola meno. Meno istruzione, meno cultura,   meno obbligo scolastico, meno autonomia, meno partecipazione, meno   collegialità e che riporta la scuola indietro di un secolo, vale a dire a   quell’idea di nazione, di società chiusa a riccio, nell’arrogante e   meschina difesa del proprio “particulare”.</p>
<p>In tal senso il presidio  non denuncia soltanto la terribile situazione  lavorativa, ma anche tutte  le innovazioni pedagogiche e didattiche che  si sono avvicendate negli  ultimi decenni e che hanno fatto della Scuola  Primaria una vera “perla”  dello scenario formativo europeo</p>
<p>Per questo alcuni rappresentanti  politici del PD, SEL, Federazione  della Sinistra e IDV hanno già dato la  propria adesione alla  piattaforma proposta dal presidio:<br />
-         ritiro dei tagli;<br />
-         assunzione dei precari a tempo indeterminato;<br />
-         rifiuto del maestro unico;<br />
-         ritiro della “riforma” della scuola secondaria.<br />
Si  auspica che in tanti possano aggiungersi a coloro i quali hanno già   firmato e che il Governo ascolti e fermi questa “macelleria sociale e   culturale”.</p>
<p>di Giorgio Crescenza</p>
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		<title>Scompaiono  i corsi serali dalla scuola italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la riforma Gelmini fosse devastante lo sapevamo in partenza, ma è fresca fresca la notizia per cui salteranno gran parte delle scuole serali pubbliche per il limite numerico di studenti imposto dalla nuova normativa che è di 25 alunni per classe. Il numero è già pazzesco per la scuola regolare e nel caso dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che la riforma Gelmini fosse devastante lo sapevamo in partenza, ma è fresca fresca la notizia per cui salteranno gran parte delle scuole serali pubbliche per il limite numerico di studenti imposto dalla nuova normativa che è di 25 alunni per classe. Il numero è già pazzesco per la scuola regolare e nel caso dei corsi serali che sono per antonomasia di recupero per un verso e di agevolazione per i lavoratori che aspirano a un titolo di studio, diventa un limite pazzesco!</p>
<p><span id="more-12192"></span></p>
<p>Inoltre, per Rieti e per molte altre città di provincia sarà la morte totale di ogni possibilità di servizio pubblico di istruzione per chi fuoriuscito dalla scuola, nella maggior parte dei casi per motivi di disagio sociale, senza aver raggiunto il titolo voglia tentare di superare il gap della mancanza di attestati scolastici.</p>
<p>La via indicata da questi provvedimenti è chiara: se hai i soldi il diploma te lo paghi presso qualche centro privato con buona pace dei tanto ventilati livelli di qualità dell&#8217;insegnamento e della possibilità, fondamentale in uno stato civile, di aprire le porte dell&#8217;istruzione a tutti.</p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà ha già più volte criticato aspramente i tagli sulla scuola voluti da questo governo, ma oggi torna a chiedere a tutti e in particolar modo alle istituzioni pubbliche e a quelle scolastiche di intervenire duramente e prontamente su questo stato di cose, mettendo in atto tutte le possibili soluzioni affinché Rieti non perda anche questa ultima spiaggia di civiltà.</p>
<p>L&#8217;Istruzione Pubblica è una necessità irrinunciabile per un Paese che si definisca democratico e la soppressione di strumenti che permettano a tutti di accedervi è il ritorno al Medioevo e alla chiusura in ceti invalicabili della società.</p>
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		<title>Berlusconi, il Cepu e la riforma dell’università</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 06:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa Berlusconi è andato in visita all&#8217;università, cosiddetta telematica, eCampus di Novedrate, in provincia di Como.  La notizia è passata sui quotidiani soprattutto per la pesante battuta su Rosi Bindi, una caduta di stile più degna di un pessimo attore di avanspettacolo, che di un capo di governo.
Nel pieno di una crisi della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Berlusconi è andato in visita all&#8217;università, cosiddetta <em>telematica,</em> eCampus di Novedrate, in provincia di Como.  La notizia è passata sui quotidiani soprattutto per la pesante battuta su Rosi Bindi, una caduta di stile più degna di un pessimo attore di avanspettacolo, che di un capo di governo.<span id="more-11670"></span></p>
<p>Nel pieno di una crisi della maggioranza, mentre è in atto una grande mobilitazione negli Atenei, Berlusconi va a rendere omaggio e a fare pubblicità a Francesco Polidori &#8211; alias Mister CEPU, il “re della formazione facile a pagamento”: dalla maturità fino alla laurea.  Del Gruppo CEPU fanno parte, infatti,  le Grandi Scuole per ripetenti di lungo corso, l’università presso l&#8217;eCampus, gli Istituti Callegari, l&#8217;Accademia del Lusso e la Scuola Radio Elettra, quella in cui è riuscito a diplomarsi perfino Umberto Bossi.</p>
<p>E sceglie proprio l&#8217;Ateneo eCampus, autorizzato con decreto nel 2006 dall&#8217;allora ministro Letizia Brichetto–Moratti, che è l&#8217;unica università telematica approvata nonostante il parere contrario del Consiglio universitario nazionale (Cun) e dal Comitato nazionale per la valutazione (Cnvu).  Inoltre, Il Cun ha segnalato alla Gelmini molte incongruenze sul funzionamento delle università telematiche e gli esperti del Cnvu sono attesi entro l&#8217;anno a Novedrate proprio per verificare se l&#8217;offerta didattica è in linea con gli standard di legge.</p>
<p>E pensare che la Gelmini pontifica sul merito e tuona contro la proliferazione degli atenei statali. Può sembrare una follia ma, come ha detto Mussi: <em>«c&#8217;è del metodo in questa follia!”».</em></p>
<p>Non deve sfuggire che la visita ad un istituto privato è avvenuta proprio mentre il testo della &#8220;controriforma&#8221; Gelmini è giunto all&#8217;esame del parlamento.  Non si può non cogliere il tempismo: da un lato l’ineffabile ministro attacca l&#8217;autonomia dell’università pubblica, dall’altro il premier tesse le lodi dell’istruzione universitaria a pagamento.</p>
<p>Così di fronte alle difficoltà in cui versa la scuola e l’università italiana, soprattutto a causa dei tagli indiscriminati e della “precarizzazione” dei docenti, il centro-destra propone un modello di istruzione privato ed elitario.  E’ un disegno lucido che il governo sta conducendo sistematicamente smantellando, pezzo a pezzo, la rete pubblica del sapere.</p>
<p>Quando il progetto di “mercificazione” del sapere sarà compiuto, le scuole e le università pubbliche saranno solo un ghetto per le fasce più deboli che non potranno permettersi di pagare un’istruzione privata. Il sapere come privilegio di classe e non come diritto.</p>
<p>E’ la logica di Berlusconi<em>:</em><em> «</em><em>non possiamo pensare che i figli degli operai diventino tutti dottori!</em><em>».</em></p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>Umberto Guidoni: Contro le circolari platealmente illegali della Gelmini</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 11:06:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Nel suo attivismo bulemico, ancora una volta il governo è andato oltre la soglia della legalità. Il tribunale amministrativo boccia  il tentativo di riordino della scuola fatto con le circolari”. E’ questo il commento di Umberto Guidoni alla ordinanza del Tar del Lazio che ha giudicato «illegittime» le norme applicative della Gelmini. In pratica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Nel suo attivismo bulemico, ancora una volta il governo è andato oltre la soglia della legalità. Il tribunale amministrativo boccia  il tentativo di riordino della scuola fatto con le circolari”.</em> E’ questo il commento di Umberto Guidoni alla <span id="more-11537"></span>ordinanza del Tar del Lazio che ha giudicato «illegittime» le norme applicative della Gelmini. In pratica il ministro ha dato disposizioni sull&#8217;organico ancor prima che fosse diventata legge la sua riforma della scuola superiore.</p>
<p>Guidoni aggiunge che: <em>“Il ministro dovrebbe trarne le conseguenze e rinviare di un anno ogni ulteriore atto, come ha chiesto anche la FLC-CGIL, a partire dai trasferimenti del personale della scuola superiore”.</em></p>
<p>“<em>A settembre SEL organizzerà iniziative contro la riforma della Gelmini e i tagli indiscriminati, per ribadire la  centralità della scuola pubblica e la necessità di valorizzare i docenti, a partire dalla stabilizzazione dei precari”</em> ha concluso Guidoni.</p>
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		<title>Scuola e Costituzione: un binomio inscindibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 08:26:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La scuola italiana, di ogni ordine e grado è la fucina per la formazione dei cittadini del domani.
E&#8217; indubbio che attualmente versa in gravi condizioni, a causa degli attacchi condotti verso tutta la pubblica amministrazione e la scuola in particolare.

Le funzioni della scuola sono riscontrabili essenzialmente in:
• la formazione della persona e del cittadino;
• la trasmissione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->La scuola italiana, di ogni ordine e grado è la fucina per la formazione dei cittadini del domani.<br />
E&#8217; indubbio che attualmente versa in gravi condizioni, a causa degli attacchi condotti verso tutta la pubblica amministrazione e la scuola in particolare.<br />
<span id="more-11207"></span><br />
Le funzioni della scuola sono riscontrabili essenzialmente in:<br />
• la formazione della persona e del cittadino;<br />
• la trasmissione  delle conoscenze storiche che hanno caratterizzato la formazione dello stato in cui viviamo;<br />
• l&#8217;accrescimento delle conoscenze culturali e tecniche, in modo che gli alunni possano inserirsi agevolmente nella società, una volta divenuti adulti;<br />
• l&#8217;incentivazione delle capacità di partecipazione civica ai meccanismi democratici, in modo che a tutti possa essere data la possibilità di partecipazione alla vita dello stato.</p>
<p>C&#8217;è stato un gran dibattito nell&#8217;ultimo ventennio su quali dovessero essere le conoscenze che la scuola deve trasmettere. Alcuni tentativi maldestri di modifica dei programmi sono stati portati avanti in quelle regioni ove le formazioni politiche a grande espressione localistica sono diffuse. Altri tentativi hanno cercato di mettere in discussione la storia tout court, in modo da avallare le tesi della propria parte politica.<br />
Non è un argomento di poco conto. Se la stessa storia di un popolo viene messa in contraddizione dalle parti politiche contrenti, non è la conoscenza degli stessi scolari che viene ad essere messa in discussione, ma la stessa essenza e cultura del popolo che in quello stato vive.</p>
<p>Le conoscenze culturali e tecniche sono attualmente fondate su programmi poco rivisitati ed ancora fondati su quanto si conosceva in passato. Affermare che la scuola non riesce a rispecchiare la società ed i suoi bisogni è diventato così lapalissiano che nessuno ne dubita.<br />
Lo scollamento è intervenuto con la continua riduzione dei fondi, che non ha permesso alla scuola di utilizzare appieno le tecnologie, ormai ampiamente diffuse nella società, e costringendola a vivere in uno status di separazione da una società che a grandi passi si evolve e progredisce.<br />
Lo stesso obiettivo di inserimento degli studenti nella società in modo produttivo una volta diventati adulti, è diventato irrealizzabile in quanto non è più riscontrabile quella funzione di &#8220;ponte&#8221; per le ragioni espresse sopra.</p>
<p>La libertà dell&#8217;insegnamento (art 33 della Costituzione) oltre ad affermare la libertà della scienza e dell&#8217;arte e la libertà del loro insegnamento (cosa messa pesantemente in discussione dalle ingerenze dello Stato del Vaticano), al comma 3, prevede anche che si possono istituire scuole gestite da enti privati. Ma la stessa Costituzione stabilisce che queste possano istituirsi senza oneri per lo stato. E&#8217; indubbio che il finanziamento da parte dello stato di tali scuole sottolinea un riconoscimento statale della funzione che esse svolgono che però non può essere condivisibile. Se infatti è lo stato che deve &#8220;programmare&#8221; la formazione dei propri cittadini futuri, non può darsi che siano altri a costruire percorsi educativi particolari, spesso distaccati dalla società generale, ma solo espressione di interessi economici ed ideologici di parte. Questo è un grave rischio per la stessa democrazia e per lo stesso Stato in quanto se si porta tale opportunità alle estreme conseguenze, non è impensabile che tale possibilità sottenda il rischio che chiunque possa costruire percorsi formativi, causando una parcellizzazione conflittuale dei saperi, della condivisione dei valori e delle stesse conoscenze.</p>
<p>La possibilità di partecipazione civica ai meccanismi democratici della società, importante funzione della scuola statale, è messa in discussione dall&#8217;affievolimento dei decreti delegati che permisero, già dal &#8216;74, la possibilità di sperimentazione della partecipazione. Oggi, gli istituti previsti dai decreti delegati sono impastati nei gangli di una burocrazia che, giorno dopo giorno, si intrica sempre più, svuotando di significato tutto lo spirito per il quale erano nati. Si permette agli studenti, sempre più spesso, di utilizzare le ore delle assemblee per fare altro, i consigli dei docenti sono, il più delle volte, relegati a mero atto formale di rispetto ossessivo delle procedure, i consigli di istituto, in cui vi sono rappresentati tutti gli attori interessati (genitori, insegnanti, capi di istituto, lavoratori della scuola) non hanno una reale autonomia decisionale, ma servono esclusivamente da supporto alle scelte dei Dirigenti Scolastici.</p>
<p>Sorge spontanea una domanda: come mai gli attori interessati, gli insegnanti, i lavoratori della scuola, non colgono tali difficoltà e non ne chiedono un intervento che modifichi radicalmente lo status quo? Quale è lo stato di soddisfazione dei &#8220;formatori&#8221; per il loro lavoro svolto? Si sentono tali lavoratori pienamente utili alla società (come avveniva fino a trenta anni fa), oppure sentono la difficoltà del rapporto con le esigenze della società? E se lo sentono (cosa indubbia, vista la fine che fanno gli studenti una volta finito il corso di studio), perché non richiedono a gran voce un intervento in tal senso?</p>
<p>La realtà è che gli stessi &#8220;formatori&#8221; sono ormai messi in condizione di impotenza tanto che non possono agire per contribuire a modificare le cose.</p>
<p>Un laureato, con in più altri due anni di formazione all&#8217;insegnamento, che al momento dell&#8217;ingresso nella scuola prende uno stipendio di soli 1300 euro circa, che diventano massimo 1600 euro dopo trenta anni di servizio, fatica ad amministrare le sue esigenze familiari. Non può dedicarsi all&#8217;aggiornamento, non può essere propositivo, è spesso costretto al doppio lavoro per mantenersi, non ha accesso all&#8217;uso delle nuove tecnologie, resta relegato ai margini della società, in uno stato di quasi sopravvivenza. Figurarsi se può incentivare e farsi promotore di innovazioni. Non è azzardato affermare che il ruolo degli insegnanti e dei lavoratori della scuola è stato a mano a mano svuotato del suo valore sociale e relegato, nell&#8217;immaginario generale, da una propaganda becera, in una condizione di quasi marginalità ed inutilità. Ci sono, è vero, molti insegnanti che sono modelli di impegno e dedizione, ma lo stato non può affidare un compito così importante alla iniziativa ed alla buona volontà dei singoli. Deve creare le condizioni perché tutti possano svolgerlo al meglio possibile.</p>
<p>Il ruolo degli insegnanti era un ruolo di gran rispetto fino a venti o trenta anni fa nella società. Il mio maestro di scuola elementare era una persona socialmente rispettata e con il suo stipendio riusciva a mantenere una famiglia composta da una moglie casalinga e tre figlie che riuscirono a frequentare l&#8217;università, ed a laurearsi a spese del padre.<br />
Oggi sfido qualunque insegnante a fare altrettanto.<br />
L&#8217;insegnante è l&#8217;esecutore materiale dei programmi ministeriali e l&#8217;attuatore di fatto delle politiche e della legislazione dello stato in tema di istruzione. Non è azzardato considerarlo il rappresentante dello stato al cospetto dei cittadini in formazione.<br />
Come lo stato tratta questi lavoratori? Li mette in condizione di assolvere nel migliore dei modi alla loro funzione?<br />
È indubbio che per come conosciamo la scuola oggi lo stato non riesce a creare le migliori condizioni perché questo avvenga.<br />
Come possono gli alunni identificarsi e sviluppare un senso di rispetto verso tali lavoratori, se in definitiva questi sono percepiti dagli stessi come dei perdenti, degli emarginati? Come possono svilupparsi i processi di identificazione, strada maestra sia per l&#8217;acquisizione delle conoscenze, sia per il rispetto del vivere civile?</p>
<p>Altro grave dilemma è stata tutta la discussione sul diritto allo studio. Spesso si è confuso il diritto allo studio con la necessità della promozione e della riuscita scolastica.<br />
Se da un lato è giusto che gli alunni in condizioni di bisogno abbiano le stesse possibilità di accesso allo studio, così come garantito dalla Costituzione, non altrettanto condivisibile è la tesi che tutti debbano potersi diplomare o laureare al di là dei propri meriti, confondendo questo principio con la possibilità che tutti possano poi inserirsi nella società con pari possibilità.<br />
La scuola deve proporre modelli meritocratici che giustamente mettano in risalto le capacità dei singoli individui, ma allo stesso tempo indirizzi tutti verso il giusto utilizzo delle proprie capacità.<br />
La società non può permettersi, oggi, di poggiarsi su individui con scarse capacità, ma deve promuovere la formazione e la specializzazione avanzata a chi dimostra di avere capacità.</p>
<p>Serve quindi un impegno profondo dello stato nel finanziare chi merita e metterlo in condizione di poter rendersi utile alla società. Gli attuali presalari (non so se si chiamano ancora così) o le attuali borse di studio sono irrisorie (negli anni &#8216;60 con una borsa di studio si poteva comprare un&#8217;utilitaria) e non permettono agli studenti bisognosi di poter proseguire gli studi che, in questi casi, dovrebbero essere a totale carico dello stato. Attualmente, invece, la scuola è piena di figli di chi ha la possibilità di permetterselo, e molti cervelli che potrebbero fare la differenza restano fuori dai percorsi formativi. Molti altri, invece, proseguono gli studi anche senza averne la capacità, ma affidandosi esclusivamente alle risorse economiche e &#8220;politiche&#8221; della propia famiglia di origine.</p>
<p>In sostanza serve un ripensamento generale dell&#8217;attuale sistema scolastico, ma le direttive principali che si possono individuare sono riassumibili in questo modo:</p>
<p>• I programmi scolastici siano realmente condivisi secondo le reali esigenze della società, sia in termini culturali, sia in termini di conoscenze tecnico-scientifiche.<br />
• Siano previsti percorsi di formazione civica con l&#8217;allargamento delle possibilità di partecipazione democratica che a distanza di più di trenta anni, andrebbero profondamente rivisti, alla luce delle attuali esigenze e delle attuali evoluzioni dei meccanismi democratici. In sostanza si dia reale potere a studenti, famiglie, insegnanti, lavoratori della scuola di decidere le politiche di gestione della scuola.<br />
• Si modifichi l&#8217;inquadramento occupazionale degli insegnanti. Si richiedano le 36 ore settimanali di impegno (suddivise in 18 ore di insegnamento e in 18 ore per programmazioni, verifiche, collegi ed altro), così come avviene per tutti gli altri lavoratori della pubblica amministrazione, ma in cambio si dia dignità al loro salario, raddoppiandolo per le posizioni di partenza e costruendo percorsi di avanzamento, mutuandoli dai modelli introdotti in sanità (customer care, aggiornamenti, specializzazioni, professionalizzazioni).<br />
• Si realizzi un reale collegamento fra scuola e mondo produttivo e sociale (sanità, servizi, &#8230;ecc,), prevedendo la possibilità di ingresso nelle realtà scolastiche delle stesse realtà produttive, in modo da offrire la possibilità di promozione delle esigenze formative. Tale ingresso potrebbe essere realizzato con l&#8217;offrire al mondo produttivo e sociale alcune ore di insegnamento da attuarsi con tecnici designati da tali realtà, con costi a carico dello stato. I discenti potrebbero frequentarli a seconda degli interessi e delle motivazioni.<br />
• Si istituiscano fondi di sostegno per gli alunni bisognosi e meritevoli.<br />
• Si assuma a carico dello stato la spesa per la frequenza della scuola dell&#8217;obbligo.<br />
• Si investa in tecnologie che mettano la scuola al passo con i tempi (informatica, laboratori, attrezzature&#8230;..).<br />
• Si istituisca la possibilità di un progetto simile all&#8217;Erasmus anche per gli studenti liceali.<br />
• Si lasci agli enti privati la possibilità di istituire scuole, ma lo stato eviti, finanziandole, di dargli riconoscimento giuridico statale.<br />
• Si richieda alla scuola proposte di innovazione per la stessa società.</p>
<p>In definitiva, l&#8217;attuazione attenta e completa dell&#8217;art 33, 34, 35, 36 e 46 della Costituzione sembra essere la soluzione migliore per la risoluzione dei mali che affliggono la scuola italiana. Tali articoli, è utile ricordarlo recitano:</p>
<p><strong>Art. 33</strong><strong><br />
</strong>L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento.<br />
La Repubblica detta le norme generali sull&#8217;istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.<br />
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.<br />
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.</p>
<p><strong>art 34</strong><br />
La scuola è aperta a tutti.<br />
L&#8217;istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.<br />
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.<br />
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.</p>
<p><strong>Art 35</strong><strong><br />
</strong>La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.<br />
Cura la formazione e l&#8217;elevazione professionale dei lavoratori.</p>
<p><strong>Art 36</strong><br />
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un&#8217;esistenza libera e dignitosa.</p>
<p><strong>Art 46</strong><strong><br />
</strong>Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.</p>
<p>Una scuola che funzioni bene, è l&#8217;unica condizione che la stessa SOCIETÀ e lo stesso STATO funzionino altrettanto bene.<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>Mario Liso</p>
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		<title>E la chiamano maturità</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 08:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando è tempo di esami di maturità la scena è – più o meno –  sempre questa. Tg di mezzogiorno, lui è un giovane cronista dal volto  adatto alle inchieste di piazza, lei è una studentessa ancora più  giovane vestita di una canottierina bianca e di una coda portata alta.
 La domanda, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è tempo di esami di maturità la scena è – più o meno –  sempre questa. Tg di mezzogiorno, lui è un giovane cronista dal volto  adatto alle inchieste di piazza, lei è una studentessa ancora più  giovane vestita di una canottierina bianca e di una coda portata alta.</p>
<p><span id="more-10738"></span> La domanda, secondo copione, ricorre identica ogni anno, tanto che ormai  è inserita nei programmi scolastici. “Qual è stata la prova più  difficile?” chiede lui agitando il microfono della rete, “alzarsi la  mattina così presto” risponde lei se ragazza di spirito, oppure,  “sicuramente la terza prova” se condivide l&#8217;incubo più diffuso tra i  maturandi, le tante materie mischiate insieme da una commissione d&#8217;esame  formata per metà da cordiali sconosciuti. Un sorriso, e poi i buoni  propositi per l&#8217;estate. Il servizio successivo nel tg parla infatti di  vacanze.</p>
<p>Questa è, grossomodo, la desolazione che accompagna il  dibattito attorno alla maturità. D&#8217;altronde siamo ormai a luglio è di  discussioni serie non vien proprio voglia. Al massimo ci si avventura in  critiche &#8211; perlopiù polemiche e gratuite &#8211; sulle tracce del tema  d&#8217;italiano o sull&#8217;autore scelto per la versione di greco. Foibe  contrapposte all&#8217;olocausto, il Ricordo contrapposto alla Memoria (come  previsto peraltro dal calendario delle celebrazioni), Mussolini  affiancato a Togliatti, e poi gli Ufo.</p>
<p>I giornali hanno  dedicato spazi abbondanti alla maturità, speso battute e inchiostro,  impegnato firme prestigiose e intellettuali fini. Una marea di energie  consumate per raggiungere un incredibile risultato, parlare di maturità  senza mai parlare di scuola. E tutto perché è la prima domanda, quella  fatta dal cronista con la faccia da inchiesta di piazza alla studentessa  con la canottierina e la coda alta, ad esser sbagliata. O almeno, è la  risposta della studentessa (o dello studente, ovviamente) ad esser  limitata, schiacciata sul presente, tutta presa dall&#8217;esame appena  sfangato. “Qual è la prova più difficile?” chiede il cronista. La  risposta poteva benissimo essere, “resistere tutti questi anni senza  mandare tutti a quel paese e mollare gli studi”. Questa sì che sarebbe  una risposta “matura”.</p>
<p>Sarebbe bello e utile infatti che  la maturità, almeno nei dibattiti sulla stampa, nei partiti e in tv,  diventasse l&#8217;occasione per valutare non tanto gli studenti, quanto la  scuola stessa. Non gli insegnati, né i dirigenti, badate. Neanche il  ministro di turno, in realtà. Dovremmo approfittare dell&#8217;occasione,  della sindrome del voto, del giudizio e della valutazione, per mettere  un po&#8217; alla prova l&#8217;idea di scuola, il significato che oggi veicola  l&#8217;istituzione scolastica.</p>
<p>Ad esempio. Vi siete mai  soffermati, avete mai posato l&#8217;occhio, sempre guardando la solita  intervista del cronista e della maturanda, sull&#8217;ingresso che fa da  sfondo? Uno vale l&#8217;altro, non state a pensarci troppo su, tanto sono  tutti uguali. Lo trovereste così: se vi dice bene è coperto di scritte,  manifesti, adesivi e graffiti. Se vi dice male, è appena ridipinto con  vernici scadenti di tonalità assai tristi. E non avete ancora varcato la  soglia. Mai stati in una classe? Mai scritto un tema poggiati su un  banco tutto sgangherato? Mai seguito una lezione di un docente depresso?</p>
<p>Qual è l&#8217;idea che  passa anche solo ad osservare i nostri edifici scolastici? Qual è la  sensazione che provano studenti e docenti, ogni mattina, entrando in  scuole che cadono a pezzi? È la sensazione degli ultimi, di quelli che  sanno – ma fanno finta spesso di non ricordare – di non contare poi  nulla.</p>
<p>La stessa sensazione che si prova ad esser allevati nel  culto e nella retorica del merito ed esser poi giudicati secondo media  matematica, con buona pace del rapporto docente/discente e della  pedagogia. La stessa sensazione che si prova a studiare informatica  senza avere un computer, o che si prova insegnando inglese senza averne  il tempo.</p>
<p>Ecco perché la studentessa più che “matura” è  “eroica”, una sopravvissuta. Come lo sono i docenti, quando non sono  ormai troppo avviliti, viziati o corrotti da tutto ciò che li circonda.</p>
<p>Se poi il  cronista, davanti a quell&#8217;ingresso, si mette a legger riforme, leggi e  finanziarie, dopo la domanda sulla prova non potrà far altro che  chiedersi, “che ci sarà da tagliare ancora?”.</p>
<p>Luca Sappino</p>
<p><em>pubblicato su Gli Altri</em></p>
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		<title>La scuola meno della Gelmini</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 09:45:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scuola pubblica statale ha ricevuto un attacco durissimo, sviluppato attraverso la Legge 133, con 8 miliardi di euro sottratti al settore dell’Istruzione, la Legge 169, che ha cancellato modulo e compresenze nella scuola primaria, la riforma della secondaria con i nuovi quadri orario che annullano le sperimentazioni e impoveriscono l’offerta formativa.
La logica che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola pubblica statale ha ricevuto un attacco durissimo, sviluppato attraverso la Legge 133, con 8 miliardi di euro sottratti al settore dell’Istruzione, la Legge 169, che ha cancellato modulo e compresenze nella scuola primaria, la riforma della secondaria con i nuovi quadri orario che annullano le sperimentazioni e impoveriscono l’offerta formativa.<span id="more-10579"></span></p>
<p>La logica che ha animato questi provvedimenti, tesi solo ad un risparmio di risorse economiche, è quella del <em>divide et impera</em>, a discapito della qualità dell’istruzione e delle condizioni di vita e di lavoro nella scuola.</p>
<p>Il prossimo anno si perderanno solo nel Lazio 1830 cattedre in organico di diritto e 237 in organico di fatto. Il settore più colpito è quello della Secondaria, a causa della riforma che entrerà pienamente a regime per le classi prime, ma che per le seconde, le terze e le quarte comporterà una riduzione sensibile dei quadri orari. Nei Licei il monte settimanale sarà ridotto a 30 e 32 ore per i Tecnici ed i Professionali, cancellando tutte le innovative sperimentazioni pedagogiche degli ultimi decenni.</p>
<p>Il dato complessivo a livello nazionale è di circa 25 mila cattedre e 15 mila posti in meno per il personale ATA per l’anno scolastico 2010/11, che si aggiungono ai 57000 posti persi già l’anno scorso. Per tutti gli ordini e i gradi di scuola le riduzioni del personale sono legate:  all’aumento dei numero di alunni per classe, alla chiusura di alcuni plessi, alla riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore nella secondaria, all’abolizione delle compresenze e alla riduzione del tempo pieno.</p>
<p>Lo scenario dei tagli rivela tutta la sua drammaticità se si tiene conto delle dichiarazioni fatte nell’ultimo anno a proposito di presunti pensionamenti che avrebbero compensato i tagli.  La nuova <em>tranche</em> di tagli non troverà alcun fattore di compensazione e gli effetti complessivi in termini di disoccupazione saranno drammatici.</p>
<p>Ancora una volta il sistema dell’istruzione ed in particolare la scuola è chiamata a pagare un prezzo altissimo a fronte delle speculazioni finanziarie che determinano la crisi del debito pubblico in Europa. Sacrifici a livello formativo, lavorativo e professionale che vengono consegnati come un macigno alle giovani generazioni. Così, mentre altri Paesi come Francia e Germania investono nei settori dell’Istruzione e dell’Università, quali ambiti strategici su cui investire per superare la crisi economica, in Italia si saccheggia la scuola e con essa il futuro dei “piccoli in crescita”.</p>
<p>Per questo la scuola della Gelmini e di Tremonti risulta un’idea semplificata, che torna pesantemente indietro nel tempo ed è una scuola a una dimensione che deve costare sempre di meno. Il progetto berlusconiano disegna una scuola meno. Meno istruzione, meno cultura, meno obbligo scolastico, meno autonomia, meno partecipazione, meno collegialità e che riporta la scuola indietro di un secolo, vale a dire a quell’idea di nazione, di società chiusa a riccio, nell’arrogante e meschina difesa del proprio “particulare”.</p>
<p>Giorgio Crescenza</p>
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		<title>Scuola: maturità di regime</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 09:15:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Quando ho letto i titoli dei temi, saggi, articoli, ecc., della maturità non volevo credere ai miei oc­chi, eppure erano lì chiari e inequivocabili: storia, “la foibe” e i giovani e la politica illustrati da una citazione di Mussolini che apriva la strada all&#8217;Italia fascista, certo lo abbiamo visto accostato a To­gliatti, Aldo Moro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando ho letto i titoli dei temi, saggi, articoli, ecc., della maturità non volevo credere ai miei oc­chi, eppure erano lì chiari e inequivocabili: storia, “la foibe” e i giovani e la politica illustrati da una citazione di Mussolini che apriva la strada all&#8217;Italia fascista, certo lo abbiamo visto accostato a To­gliatti, Aldo Moro e Giovanni Paolo II, <span id="more-10517"></span>ma lui campeggiava per primo e lasciatevelo dire da una vecchia redattrice la maggior parte degli studenti avrà letto solo la prima citazione (vecchia strategia di qualsiasi direttore di carta stampata, il titolo è quello che conta); certo poi c&#8217;era anche Primo Levi con un improbabile traccia sulle influenze letterarie e artistiche che lo avevano guidato quasi dimenticando che lui ha scritto di ebrei, nazismo, emarginazione con l&#8217;originalità del vissuto personale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo è quanto, ma la cosa più incredibile è stata la quasi non reazione della sinistra a questo scempio! Chi ci governa continua a portare avanti la propria “rivoluzione culturale” che vuole un&#8217;Italia imme­more di essere nata dalla Resistenza al fascismo ancora più che dal Risorgimento, che vuole sdoga­nare il fascismo dalle sue immonde azioni e noi ne sottovalutiamo la portata. Sì qualche commento l&#8217;ho letto, anche molto buono, ma profondamente tecnico, freddo, distante, quasi senza indignazio­ne, come se oggi essere equidistanti o meglio political correct sia il massimo di un possibile atteg­giamento democratico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quanti hanno compreso che in questo esame abbiamo raggiunto l&#8217;apice della svendita dell&#8217;Istruzione pubblica, abbiamo messo il cappello sulla scuola delle fiction e dei reality televisivi? Abbiamo abbassato totalmente la guardia contro i rischi del crollo della democrazia, abbiamo chiu­so la porta al ricordo degli orrori del nazismo e del suo servo fascista italiano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La storia impone sempre prese di posizione chiare, la storia non è fatta di pensieri morbidi e acco­modanti, come facciamo a dimenticare che dietro ad ogni governo, ad ogni tiranno, ad ogni guerra, c&#8217;è un popolo che soffre e che spesso ha fatto la storia ribellandosi e prendendo in mano il proprio destino.<br />
Cara sinistra è arrivata l&#8217;ora di gridare forte contro questa scuola che ci stanno propinando, contro una pseudo-cultura svuotata e svuotante di ogni passione, quando Don Milani insegnava agli svan­taggiati del mondo non si sognava neppure lontanamente di essere political correct, era passione pura e lui ci ha indicato la strada per una scuola di tutti, una scuola che desse a tutti gli strumenti per una visione critica della società.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La cultura è rivoluzionaria e per questo l&#8217;istruzione fa paura ai Grandi Fratelli, oggi non ci possiamo fermare solo agli odiosi tagli sulla scuola dobbiamo avere il coraggio di far diventare l&#8217;insegnamen­to una palestra di idee un luogo dove i giovani si formino per affrontare la vita e far evolvere la so­cietà e se le mura scolastiche si stringono portiamo la scuola in strada, torniamo a parlare con i gio­vani e sono convinta che questo non si può fare con bellissimi discorsi di maniera.</p>
<p>Loretta Scannavini<br />
Sinistra Ecologia Libertà di Rieti e Provincia</span></span></p>
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		<title>Scuola, Università, Ricerca: la parola agli studenti</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è svolto sabato 19 giugno a Bologna un incontro che ha coinvolto il gruppo dirigente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e una sessantina di studenti medi e universitari espressione di diverse realtà associative territoriali, in prevalenza del centro nord.
L’incontro, sviluppatosi come un appuntamento di carattere seminariale, è nato dall’esigenza di Sinistra Ecologia Libertà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolto sabato 19 giugno a Bologna un incontro che ha coinvolto il gruppo dirigente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e una sessantina di studenti medi e universitari espressione di diverse realtà associative territoriali, in prevalenza del centro nord.<span id="more-10399"></span></p>
<p>L’incontro, sviluppatosi come un appuntamento di carattere seminariale, è nato dall’esigenza di Sinistra Ecologia Libertà di riconnettere un segmento del mondo giovanile – in particolare studenti medi e universitari – con il processo di costruzione di Sinistra Ecologia Libertà, privilegiando un approfondimento relativo ai contenuti piu’ che alle forme di tale percorso politico.  Il confronto ha quindi coinvolto in modo orizzontale una serie di esperienze di carattere studentesco, universitario e giovanile che in questi anni si sono sviluppate autonomamente sul territorio e i cui attivisti – in termini collettivi o individuali – hanno nel tempo assunto Sinistra Ecologia Libertà come propria area politica di riferimento.</p>
<p>L’incontro, che ha in questo senso rappresentato una prima parziale ma importante occasione di confronto e approfondimento, ha registrato numerosi interventi, sia delle realtà universitarie (Pavia, Trieste, Bologna, Brescia, Roma, Urbino, Pisa, Trento, Forlì) sia di quelle studentesche e giovanili (Torino, Genova, Bologna, Modena, Massa, Pesaro, Barletta, Roma, Milano), a cui si sono aggiunti i contributi e gli spunti di riflessioni proposti da Maria Chiara Acciarini, Paolo Cento e Umberto Guidoni, responsabile nazionale Università, Ricerca e Innovazione</p>
<p>Il dibattito si è sviluppato principalmente su tre punti focali:</p>
<p>- la disamina e l’analisi  delle politiche della destra nel campo dell’istruzione e del sapere  - che per molti aspetti chiamano in causa non solo il mondo della scuola e dell’università ma i termini e la qualità stessa della democrazia nel nostro Paese &#8211; e le proposte della sinistra per fare dell’istruzione e della formazione la leva fondamentale del progresso civile, culturale, economico della società italiana ed europea;</p>
<p>- la proposta di alcune iniziative specifiche in vista delle mobilitazioni del prossimo autunno al fine di collegare le lotte contro i provvedimenti del Ministro Gelmini ad un&#8217;iniziativa politica piu’ ampia e articolata che punti sulle riforme e su una diversa idea di società;</p>
<p>- l’individuazione di ipotesi di lavoro comune utili a favorire la partecipazione degli studenti all’elaborazione e alla definizione dell’iniziativa politica di Sinistra Ecologia Libertà sui temi della scuola, dell’università e della ricerca;</p>
<p>Riprendendo quest’ultimo punto Claudio Fava, coordinatore della Segreteria nazionale, ha avanzato la proposta di un forum tematico aperto al contributo degli studenti medi e universitari che si riconoscono nel percorso di Sinistra Ecologia Libertà: uno spazio orizzontale e inclusivo, aperto alle tante e diverse esperienze che vivono sui territori e capace di rappresentare le istanze di soggetti sociali reali come quelli che vivono e innervano il mondo della scuola, dell’università e della ricerca.</p>
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		<title>Qual è la situazione attuale dell&#8217;istruzione in Italia e a Pordenone? Quale futuro sotto la scure dei tagli?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 15:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[22/06/2010, ore 21.00  Auditorium della Regione  &#8211; via Roma  &#8211; Pordenone

INTRODUCE:
MICHELE CIOL, coordinamento provinciale Sinistra Ecologia Libertà
INTERVENGONO:
ADRIANO ZONTA, segretario provinciale FLC CGIL
SONIA D’ANIELLO, portavoce coordinamento genitori Pordenone
CONCLUDE:
DOMENICO PANTALEO
SEGRETARIO NAZIONALE FLC CGIL
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>22/06/2010, ore 21.00  Auditorium della Regione  &#8211; via Roma  &#8211; Pordenone</p>
<p><span id="more-10188"></span></p>
<p>INTRODUCE:</p>
<p>MICHELE CIOL, coordinamento provinciale Sinistra Ecologia Libertà</p>
<p>INTERVENGONO:</p>
<p>ADRIANO ZONTA, segretario provinciale FLC CGIL</p>
<p>SONIA D’ANIELLO, portavoce coordinamento genitori Pordenone</p>
<p>CONCLUDE:</p>
<p>DOMENICO PANTALEO</p>
<p>SEGRETARIO NAZIONALE FLC CGIL</p>
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		<title>Per una Scuola Pubblica di Qualità.  Quale riordino scolastico in Provincia di Teramo?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 10 giugno 2010 – ore 17.30, Giulianova Paese, Loggiato sotto Belvedere

ASSEMBLEA DIBATTITO
Intervengono : Valfrido Di Odoardo  (Coordinatore SEL di Giulianova) Luciano Crescentini , Pasquale Avolio, Giuseppe Di Febo, Alfonso Vella, Cecilia Falconi, Tommaso Di Febo (Coordinatore Provinciale SEL – Teramo) e Gianni Melilla (coordinatore Regionale Sinistra Ecologia e Libertà),  Conclude : Piero Sansonetti &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 10 giugno 2010 – ore 17.30, Giulianova Paese, Loggiato sotto Belvedere</p>
<p><span id="more-9751"></span></p>
<p>ASSEMBLEA DIBATTITO</p>
<p>Intervengono : Valfrido Di Odoardo  (Coordinatore SEL di Giulianova) Luciano Crescentini , Pasquale Avolio, Giuseppe Di Febo, Alfonso Vella, Cecilia Falconi, Tommaso Di Febo (Coordinatore Provinciale SEL – Teramo) e Gianni Melilla (coordinatore Regionale Sinistra Ecologia e Libertà),  Conclude : Piero Sansonetti &#8211; Direttore de GLI ALTRI</p>
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		<title>Scuola, Università, Ricerca: Beni comuni</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fin dai tempi antichi, nell’età del Rinascimento e dell’epoca illuminista i più significativi pensatori e legislatori hanno posto l’educazione e l’istruzione tra gli elementi fondanti che permettono il progressivo miglioramento economico, politico e morale di una nazione.

I Paesi più  avanzati collocano in una posizione centrale il tema della formazione scolastica e universitaria, della formazione culturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dai tempi antichi, nell’età del Rinascimento e dell’epoca illuminista i più significativi pensatori e legislatori hanno posto l’educazione e l’istruzione tra gli elementi fondanti che permettono il progressivo miglioramento economico, politico e morale di una nazione.</p>
<p><span id="more-9344"></span></p>
<p>I Paesi più  avanzati collocano in una posizione centrale il tema della formazione scolastica e universitaria, della formazione culturale più in generale e della ricerca scientifica in tutte le sue diramazioni.</p>
<p>L’educazione culturale e l’autoformazione sono aspetti fondanti dell’individuo e di una società che vuole promuovere e difendere i valori cardinali della civiltà moderna e postilluminista quali quelli della eguaglianza, della solidarietà, dei diritti politici e sociali, della libertà nelle sue forme culturalmente elaborate, della pace e della empatia sociale.</p>
<p>L’educazione culturale si attua con diverse modalità nel corso dei vari periodi che scandiscono la vita dell’individuo, accompagna ognuno di noi dalla età prescolare all’intero corso della nostra esistenza fino a svilupparsi nella vita di ciascuno come autoformazione: è dunque un bene comune primario di tutti, un bene la cui cura non può essere ceduta a un sistema privato parallelo poiché, per prima cosa fra altre, implicherebbe una cessione della sovranità di ogni persona, di ogni cittadino, nei confronti di un bene che appartiene alla intera società civile in cui viviamo. Istruzione e ricerca scientifica sono il frutto e il sedimento di un enorme patrimonio storico e culturale.</p>
<p>Non solo l’istruzione è un bene comune, un bene pubblico e dunque un bene che tutti siamo chiamati a proteggere e a promuovere ma è anche e soprattutto l’elemento che determina una lettura critica del presente e una prospettiva di cambiamento del futuro.</p>
<p>I padri della nostra Costituzione hanno ereditato e affermato questa concezione. L’istruzione deve essere un bene comune, pubblico e libero costantemente accessibile a tutte le età e a tutte le condizioni sociali poiché esso è la via principale per garantire l&#8217;uguaglianza, il rispetto umano e sociale di tutti gli individui, è la via per la reciproca comprensione culturale e per l’integrazione, è il modo per superare paure sociali e individuali e rendere reale il processo di ricomposizione dei conflitti di ogni natura, da quelli relazionali a quelli mondiali, è la via principale – ad esempio &#8211; per una lettura critica degli accadimenti economici di questi giorni e per comprendere la necessità di modificare l’attuale processo di contorsione e di riaffermazione in modi surrettizzi e rinnovati del capitale nazionale e internazionale.</p>
<p>La difesa e la promozione dell’istruzione e della ricerca scientifica devono costituire l’impegno fondamentale e pervasivo di ogni progetto di alternativa politica della sinistra. Senza un appello forte a non disconoscere e a non trascurare questo valore primario non stiamo investendo sul futuro, non stiamo lavorando a un effettivo cambiamento della società. Solo se agli individui vengono forniti gli strumenti di lettura critica della realtà, solo allora ciascuna persona non cederà la sua sovranità a uno spot televisivo, a un imbonitore politico, a una idea di economia presentata come ineluttabile e “naturale”, ma si interrogherà sulle mistificazioni, sulle false verità, sui tagli economici che gli vengono presentati come necessari ma che sono invece il frutto di un portato storico, di scelte orientate e che si possono e si devono modificare. Solo così potrà esserci consapevolezza condivisa e partecipata e solo così potrà radicarsi il cambiamento nella politica ambientale, economica, legislativa.</p>
<p>L’educazione scolastica in tutti i suoi livelli e la ricerca scientifica in tutte le sue specializzazioni ci forniscono gli strumenti critici e concettuali per essere dei cittadini attivi all’interno di uno stato moderno e non degli spettatori imboniti dalla potenza economica e mediatica di un leader, non dei nuovi sudditi.</p>
<p>La ricerca scientifica &#8211; di base e applicata &#8211; è un aspetto sempre più  essenziale per attuare l’alternativa a una economia e a stili di vita che distruggono le fondamentali risorse ambientali e umane, che impediscono i processi di evoluzione sociale, che impediscono l’affermazione di una diversa idea di convivenza civile, politica ed economica. Queste sono alcune delle ragioni che chiedono a tutti quanti credono nella alternativa politica e impongono a tutta la sinistra di adoperarsi affinché la scuola e la ricerca scientifica, di base e applicata, libera e curiosa, vengano difese dal legislatore, vengano potenziate e sostenute dal finanziamento pubblico.</p>
<p>La cultura, l’istruzione ci appartengono, appartengono a ogni individuo: sono beni comuni.</p>
<p>La prospettiva di una alternativa e di un cambiamento e il miglioramento economico per essere efficaci si devono radicare non in un appello indistinto al popolo da parte di pochi illuminati, ma in individui consapevoli e criticamente attivi nell&#8217;affermare e attuare la propria parte di sovranità politica. Questa è la via principale per costruire la reale partecipazione politica, economica e solidale di tutte le persone che vivono sul territorio nazionale.</p>
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		<title>SEL Emilia Romagna: Scuola, mozione PRC, SEL-VERDI contro circolare direttore scolastico</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 16:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bologna, 27 mag. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Una mozione nella quale si censura la circolare del direttore generale dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale, Marcello Limina, e&#8217; stata presentata dai consiglieri della Regione Emilia Romagna Roberto Sconciaforni (Prc) e Gian Guido Naldi (Sel-Verdi). All&#8217;origine della vicenda e delle polemiche sorte in regione, l&#8217;invio da parte di Limina di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-9257"></span>Bologna, 27 mag. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Una mozione nella quale si censura la circolare del direttore generale dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale, Marcello Limina, e&#8217; stata presentata dai consiglieri della Regione Emilia Romagna Roberto Sconciaforni (Prc) e Gian Guido Naldi (Sel-Verdi). All&#8217;origine della vicenda e delle polemiche sorte in regione, l&#8217;invio da parte di Limina di una circolare in cui diffida dirigenti e insegnanti dal rendere sulla stampa dichiarazioni di critica &#8220;con toni talvolta esasperati e denigratori &#8211; scrive lo stesso Limina &#8211; che possano ledere l&#8217;immagine dell&#8217; Amministrazione pubblica&#8221; e li invita a &#8220;rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa&#8221;.<br />
Secondo i consiglieri, i contenuti di tale circolare sono &#8220;in evidente contraddizione con gli art. 2, 21 e 33 della Costituzione e quindi incompatibili con i valori della Costituzione Italiana&#8221;.</p>
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		<title>Cara Gelmini, sono un’insegnante libera</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 10:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Ministro Gelmini,
ho letto che hanno provato a mettere il bavaglio agli  insegnanti che parlano alla stampa o dissentono dalle linee del  governo. Se non si ubbidisce, via alle sanzioni disciplinari.
Ma non ci credo, mi aiuti Lei a capire. Mi sembra la solita  propaganda contro il Governo. In Emilia Romagna il Dirigente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro <strong>Ministro Gelmini</strong>,</p>
<p>ho letto che hanno provato a mettere il <strong>bavaglio agli  insegnanti</strong> che parlano alla stampa o dissentono dalle linee del  governo. Se non si ubbidisce, via alle <strong>sanzioni disciplinari</strong>.</p>
<p><span id="more-9126"></span>Ma non ci credo, mi aiuti Lei a capire. Mi sembra la solita  propaganda contro il Governo. In Emilia Romagna il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale <strong>Marcello  Limina</strong> ha inviato ai presidi una circolare riservata in cui  invita ad astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo  possano ledere l’immagine dell’Amministrazione Pubblica. Nella circolare  in sostanza <strong>si invitavano i Presidi a sensibilizzare il  personale della scuola sul corretto comportamento da tenere con gli  organi di stampa</strong>.</p>
<p>Ho letto -spero che non sia vero- che Lei ha replicato: “Non è  consentito usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda  politica: chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non  strumentalizzi le istituzioni”. Io non ci credo che Lei abbia potuto dire questo: secondo me hanno  modificato le sue parole ed il suo pensiero.</p>
<p><strong>Dissentire non vuol dire offendere</strong>.</p>
<p>La scuola cade a pezzi, mancano la carta igienica ed il sapone,  mancano i soldi per pagare i supplenti, mancano i mezzi per garantire  una didattica di qualità agli alunni diversamente abili. I tagli sul  personale docente hanno creato danni gravissimi. La qualità della  didattica si è abbassata nonostante l’impegno ed il sacrificio di noi  tutti. Lo sanno i miei colleghi insegnanti, ne sono consapevoli i  Dirigenti, i genitori ed il personale ATA.</p>
<p>Voglio essere chiara e sincera e corretta con Lei. Io sono una cittadina, sono un’insegnante e faccio politica ogni  giorno con il mio comportamento, con le mie scelte, con l’uso quotidiano  e consapevole del mio senso critico. Ho una testa mia, vedo, guardo,  parlo e critico. Come Lei saprà, il <em>polites </em>nel mondo greco era il cittadino,  ecco perché si dice <strong>politica</strong>.</p>
<p>La politica è nella sua originaria accezione lo spazio di attività e  di iniziativa del cittadino. Io come tale riconosco i miei diritti ed i  miei doveri. Agli antipodi del polites, i greci antichi ponevano l’<em>idiotes </em>ovvero l’individuo che non si curava dell’’interesse della  collettività e che si estraniava dal governo della città. Io non posso estraniarmi da ciò che accade nello Stato in cui vivo ed  in cui voto ed in cui pago regolarmente le tasse.</p>
<p>Ciascuno di noi può fare ciò che chiama <strong>propaganda</strong>.  Propaganda, come Lei saprà, viene dal latino e in breve vuole dire: cosa  che deve essere diffusa. Nessuno può vietarmi di diffondere ciò che  penso, anche e proprio perché sono un’insegnante. Anche se non ho un  giornale di proprietà, una rete televisiva di proprietà, posso dire nel  rispetto altrui ciò che mi pare e considero quest’insegnamento ricevuto  un insegnamento da diffondere.</p>
<p>Non commetto un reato e nessuno in realtà può azzittirmi. Da cittadina e da insegnante non condivido il suo operato. Non riesco  a capire come si decida di fare una riforma tagliando le ore di  lezione. Non riesco a comprenderne l’efficacia didattica perché in  realtà non c’è. Come si può privilegiare la qualità dell’insegnamento a  discapito della quantità del monte orario? <strong>La qualità è anche  quantità nella scuola</strong>. Un quadro orario più snello mi sembra  solo un modo per ridurre il numero degli insegnanti e non per ridurre  gli sprechi. Investire nella scuola non è uno spreco.</p>
<p>Sono libera di dirlo e di scriverlo.</p>
<p>Distinti saluti,</p>
<p>Viviana Ettorre</p>
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		<title>Cambiare l’università, cambiare la società</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 11:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Università italiana è in mobilitazione questa settimana. Si  protesta contro il disegno di legge di riforma presentato dal ministro  Gelmini e contro i tagli portati avanti da questo governo, non  casualmente, fin dai primi mesi in cui aveva il potere. Insieme con la  situazione degli enti  lirici sono due spie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Università italiana è in mobilitazione questa settimana. Si  protesta contro il <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_20/benedetti-riforma-universita-protesta-ricercatori_ffc23c4a-63d1-11df-ae00-00144f02aabe.shtml" target="_blank">disegno di legge di riforma </a>presentato dal ministro  Gelmini e contro i tagli portati avanti da questo governo, non  casualmente, fin dai primi mesi in cui aveva il potere. <span id="more-8921"></span>Insieme con la  situazione degli <a href="http://www.corriere.it/politica/10_aprile_30/napolitano-firma-decreto-lirica_f6f4e674-5438-11df-a5b5-00144f02aabe.shtml">enti  lirici</a> sono due spie della situazione della cultura in questo paese  che si trova davanti non solo al governo più anti-intellettuale della  storia della repubblica ma anche al fallimento di un modello di  sviluppo, quello dell’<a href="http://italia2013.wordpress.com/2009/12/08/il-futuro-migliore-che-cresce-nel-presente/">Italia  molecolare</a>, che non ha mai veramente fatto tesoro del patrimonio  storico e culturale di questo paese preferendo concentrarsi su altre  risorse: le micro-dimensioni, il basso costo del lavoro, la possibilità  di aggirare leggi e imposizione fiscale, l’assenza di sindacati e il  rapporto con il territorio, inteso non come cultura e storia ma come  insieme di poteri e forze locali.</p>
<p>E’ la sopravvivenza ad ogni costo di  quel modello, con la conseguente scomparsa di tutto ciò che gli è  estraneo come la cultura e la ricerca, che oggi è in gioco. La battaglia sull’università e la ricerca non è una battaglia di  resistenza. E’ da lì, come dalla cultura e dall’economia sostenibile,  che parte una risposta diversa alla crisi. Ma è sempre da lì che parte  un assetto dei poteri dentro la società, anzi dentro la vita delle  persone, diverso. Ecco perché, oltre alle <a href="http://www.flcgil.it/index.php/layout/set/print/layout/set/print/notizie/news/2010/maggio/ddl_gelmini_sull_universita_e_il_momento_di_contrastare_una_vera_e_propria_contro_riforma">giuste  rivendicazioni</a> di questa settimana, è utile fare alcune  riflessioni.</p>
<p>1. La crisi attuale può essere l’opportunità per aggravare le attuali  ingiustizie ma può essere anche l’opportunità per cambiare modello di  sviluppo. Negli ultimi 15 anni si è chiesto all’università di “preparare  al mondo del lavoro”. Che poi questo mondo non volesse così tanti  laureati era una questione che si è sottovalutato. Ma proviamo a  rovesciare il discorso: e se l’università invece che adeguarsi  all’economia ne preparasse e ne costruisse una nuova? Se, come già in  parte avviene, gli atenei fossero gli incubatori di nuove imprese più  pulite, moderne, rispettose delle diverse culture? Ecco, dobbiamo  chiedere più soldi per l’università proprio per questo: perché è  l’inizio di una nuova politica industriale.</p>
<p>Non sto pensando solo alle  facoltà scientifiche, a quelle giuridico-economiche o a ingegneria.  L’università può diventare il centro dove si rivaluta il lavoro  intellettuale, soprattutto quello “umanistico” e lo si rimette nella  parte centrale della società invece che ai margini dov’è oggi. Davvero  un paese con il patrimonio che abbiamo noi non sa che farsene di  laureati in lettere o in storia dell’arte? Trasformare le università,  soprattutto quelle del sud, in incubatori di una nuova economia è la  base di partenza per liberare davvero le donne, i giovani e  i  meridionali dalla trappola attuale.</p>
<p>2. L’integrazione degli stranieri è oggi vissuta, anche dentro le  università, come un peso a cui non si riesce a far fronte. Va invece  vista come una risorsa: se c’è una cosa che le grandi economie asiatiche  possono insegnarci è che la contaminazione e la rielaborazione delle  culture e dei saperi degli altri sono il segreto del successo, non  l’inizio della fine.  La scuola e l’università diventino un luogo dove  si confrontano le culture più diverse e dove si arriva, anche, a sintesi  più alte. Ospitiamo le donne del mondo islamico nelle nostre  università. Confrontiamoci con loro, diamogli un luogo da cui scrivere,  pensare, agire. E non spaventiamoci, per esempio, di fronte a quelle che  associano le parole femminismo e islam.</p>
<p>3. La scuola e l’università sono stati per alcuni decenni il luogo  della mobilità sociale. Chi voleva un futuro migliore per i propri  figli, cercava di farli diventare “dottori”. Non a caso la scuola media  unica fu la prima riforma del centrosinistra degli anni ’60. Oggi la  scuola, ma soprattutto l’università, tende a riprodurre le  disuguaglianze (<a href="http://italia2013.wordpress.com/2010/02/09/quando-la-classe-non-e-acqua/">ne  parlammo già qui</a>). Questo avviene per due motivi: l’assenza o la  scarsità di welfare rende l’università un percorso ad ostacoli per chi  non ha dietro una famiglia benestante; la laurea e l’istruzione non sono  più, molto spesso, un fattore di promozione all’interno del mondo del  lavoro ma talvolta finiscono per essere un peso. Quanti, impossibilitati  ad entrare nel mondo del lavoro intellettuale, sempre più chiuso o  sempre più povero (e talvolta entrambe le cose), devono nascondere la  propria laurea nel curriculum per avere gli impieghi a basso reddito e  bassa qualifica che offre la nostra economia? Anche per questo bisogna  pensare all’università come luogo di promozione di una nuova politica  industriale.</p>
<p>4. La questione dell’università e della ricerca (che condivide molti  problemi con la scuola) è il nesso tra le tante possibilità di riforma  della nostra società. Se vinciamo lì, poi si può vincere anche fuori più  facilmente. La qualità dello sviluppo, il valore del lavoro  intellettuale, i rapporti di potere feudali, la multiculturalità come  risorsa: sono problemi dell’università e della ricerca ma in realtà sono  problemi di tutta la società italiana (e forse non solo italiana). E’  in questo campo che dovremo costruire una nuova identità nazionale  basata sull’inclusione e la sintesi, non sull’esclusione del diverso.</p>
<p>E questi sono solo alcuni esempi di come,  rappresentando la propria  parte di società, si può rendere il paese più giusto e più dinamico.</p>
<p>Cecilia D&#8217;Elia</p>
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		<title>Ma per seguir virtute e canoscenza</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 07:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[20/05/2010 ore 15.30, Sala Anziani Palazzo Moroni &#8211;  PADOVA

Con: Maria Chiara ACCIARINI, comitato  scientifico di Sinistra Ecologia Libertà e Umberto GUIDONI, resp. nazionale di Sinistra Ecologia Libertà per università, ricerca  e innovazione
Giovedì 20 maggio 2010 Ore 15.30-19.30 Sala degli Anziani &#8211; Palazzo Moroni PADOVA
H. 15.30 SESSIONE I: SCUOLA Coordina Marina Mancin,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>20/05/2010 ore 15.30, Sala Anziani Palazzo Moroni &#8211;  PADOVA</p>
<p><span id="more-8764"></span></p>
<p>Con: Maria Chiara ACCIARINI, comitato  scientifico di Sinistra Ecologia Libertà e Umberto GUIDONI, resp. nazionale di Sinistra Ecologia Libertà per università, ricerca  e innovazione</p>
<p>Giovedì 20 maggio 2010 Ore 15.30-19.30 Sala degli Anziani &#8211; Palazzo Moroni PADOVA</p>
<p>H. 15.30 SESSIONE I: <em>SCUOLA </em><em>Coordina</em> Marina Mancin,  consigliera comunale Padova</p>
<p>Maria  Chiara Acciarini, <em>Relazione introduttiva</em></p>
<p>Cristina Tanghetti, docente Storia e Filosofia, <em>Precari si diventa. Per un’anacronistica  idea di scuola</em></p>
<p>Lilia Manganaro, Sportello naz. Anfass Scuola, <em>Integrazione: una risorsa negata</em></p>
<p>Mariateresa  Di Riso, docente Lettere Ist. Tecnico, <em>Dimmi in che scuola vai e ti dirò chi  sei</em></p>
<p>h. 16.30: <em>Dibattito</em></p>
<p>h. 17.00 <em>Coffe break</em></p>
<p>H. 17.15 SESSIONE II: <em>UNIVERSITÀ </em><em>Coordina</em> Renzo Deana, prof. Chimica Biologica UniPd</p>
<p>Fabio Grigenti, ricercatore Scienze Formazione UniPd, <em>Effetti della precarizzazione  di ricerca e didattica</em></p>
<p>Gianluca Pozza, presidente Consiglio Studenti UniPd, <em>Su merito, tassazione e riforma</em></p>
<p>Paola Mura, prof.ssa Filologia Germanica UniPd, <em>Governo dell’Università e controriforma</em></p>
<p>h. 18: <em>Dibattito</em></p>
<p>H. 18.30 SESSIONE III: <em>SAPERI  E MODELLO DI SVILUPPO </em><em>Coordina</em> Attilio Motta, docente di Lettere Liceo</p>
<p>Adone Brandalise, prof.  Teoria letteratura UniPd <em>e</em> Andrea Castagna, segr. provinciale CGIL Padova <em>ne discutono con </em>Umberto Guidoni</p>
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		<title>INVALSI, ovvero come omologare il livello scolastico allo share televisivo</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 08:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi piacerebbe avere un parere da tutti gli insegnanti e i  dirigenti scolastici che hanno partecipato al­l&#8217;INVALSI per la classe V delle primarie, sui due testi d&#8217;italiano, il primo titolato in dialetto della Val Sugana, &#8220;L&#8217;useliera&#8221;, che narra di una realtà molto locale assolutamente incomprensibile per chi vive storie diverse (l&#8217;autore del brano, tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe avere un parere da tutti gli insegnanti e i  dirigenti scolastici che hanno partecipato al­l&#8217;INVALSI per la classe V delle primarie, sui due testi d&#8217;italiano, il primo titolato in dialetto della Val Sugana, &#8220;L&#8217;useliera&#8221;, che narra di una realtà molto locale assolutamente incomprensibile per chi vive storie diverse (l&#8217;autore del brano, tale Franceschini, era, inoltre, emerito preside dell&#8217;Università Cattolica oltre che direttore della rivista della Congrega del Sacro Cuore) e il secondo su un impro­babile divisione tra mammiferi patriarcali e insetti matriarcali, dove oltre a usare una categoria ap­plicabile solo alla società umana e comunque patrimonio di una società maschilista, si spiegava che matriarcato significa dominio della femmina.</p>
<p><span id="more-8549"></span>Mi piacerebbe, poi, sapere il senso dei questionari statitistici fatti prima e dopo la prova, perché se il loro unico scopo è dimostrare che i ragazzi provenienti dai ceti &#8220;colti&#8221; siano più bravi a scuola, beh.. lo sapevamo da qualche secolo e forse potevamo risparmiare lo stress ai nostri ragazzi di rispondere ad un interrogatorio sulle loro famiglie. Perché non si parla della poltiglia culturale che sta diventando la nostra scuola?</p>
<p>La tanto odiata riforma Gelmini oltre ad essere devastante per i tagli, fa una cosa ancora peggiore: omologa sempre di più l&#8217;istruzione (non più pubblica) italiana al target dei programmi televisivi, continuando una stagione inaugurata da tempo e mirata a far sì che dalla scuola non escano più ge­nerazioni preparate e pronte a rinnovare una società malata, ormai avvolta su se stessa e incapace di trovare vie di uscita.</p>
<p>Le famigerate prove INVALSI ci dovrabbero far conoscere i livelli dei nostri studenti e insegnanti, ma rassomigliano sempre di più ai sondaggi per gli indici di gradimento, falsate allo stesso modo e piegate alle logiche di un potere mediatico, perché questo deve essere la scuola del regime televisi­vo.</p>
<p>Tutto ciò ci fa rimpiagere perfino il rigido sistema ad esami di qualche anno fa che almeno si basava su una valutazione nozionistica e non sul nulla. Oggi hanno ridato i voti alla scuola, la possibilità di bocciare per un insufficienza, ma su cosa viene chiesto di valutarli? Quanto passerà perché la linea di demarcazione tra bravi e ciucci sarà data dalla frequentazione o meno dei Reality Show? Quanto ancora dobbiamo svilire gli insegnanti per portarli a non insegnare più?</p>
<p>Quando si portò l&#8217;assalto alla scuola di classe si pensava ad un sistema di istruzione aperto a tutti e aperto alla lettura critica della società dove la parola docenza rispettasse la sua vera natura di mae­stro, in un sistema destinato ad integrare tutti ai livelli di conoscenza di una società che richiedeva sempre più specializzazione e cultura per applicarla.</p>
<p>Oggi siamo nel baratro e il compito che spetta a tutti noi, genitori, studenti, insegnanti e cittadini tutti è quello di riprenderci ciò che ci appartiene strappando la scuola dalle mani dello share televisi­vo.<br />
Per questo è arrivato il momento di incontrarci e mettere sul piatto proposte nuove, denunciando la deriva sociale e culturale della scuola italiana e non lasciando che questa continui ad essere la cassa di risonanza di chi ha reso l&#8217;Italia il paese delle veline, ma torni ad essere la palestra delle giovani menti, di quelle giovani menti che devono vincere la sfida contro una delle crisi sociali e umane più terribili della nostra storia.</p>
<p>Loretta Scannavini<br />
Sinistra Ecologia Libertà<br />
di Rieti e Provincia</p>
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		<title>Conferenza stampa a Novara</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 12:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 12 maggio ore 10.30 presso la sede provinciale in Viale Dante Alighieri n. 47/d (scala B) a  Novara

Sinistra Ecologia Libertà organizza una conferenza stampa per la presentazione di un servizio che sarà attivato nei prossimi giorni in città:  &#8220;Con chi faccio i compiti ?&#8221; un sostegno scolastico gratuito per i bambini/ragazzi della scuola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 12 maggio ore 10.30 presso la sede provinciale in Viale Dante Alighieri n. 47/d (scala B) a  Novara</p>
<p><span id="more-8376"></span></p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà organizza una conferenza stampa per la presentazione di un servizio che sarà attivato nei prossimi giorni in città:  &#8220;Con chi faccio i compiti ?&#8221; un sostegno scolastico gratuito per i bambini/ragazzi della scuola dell&#8217;obbligo, che il Coordinamento provinciale di Sinistra Ecologia Libertà attiverà sperimentalmente e a titolo gratuito, nei mesi di maggio e giugno. Durante l&#8217;incontro  saranno illustrati obiettivi e modalità dell&#8217;iniziativa, a partire dalla positiva esperienza già realizzata al quartiere San Salvario di Torino.</p>
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		<title>7 maggio: smascheriamo la giovinezza del potere</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 18:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane, due, tra le principali università di Roma –Tor  Vergata e Roma Tre – sono state attraversate da episodi di violenza, che  ci lasciano attoniti e preoccupati. Nel primo caso sono avvenuti, in  pieno giorno, durante lo svolgimento di un Senato Accademico, nel  secondo invece, durante la sera, di fronte alla Facoltà di Lettere. In  entrambe i casi, i diretti responsabili di queste aggressioni,  indiscriminate, perpetrate ai danni degli studenti, appartengono  all’organizzazione Blocco Studentesco, la parte giovanile del gruppo  politico di Casa Pound. <span id="more-8202"></span></p>
<p>Per scoprire di cosa si tratta è sufficiente  guardare il sito e i blog: loro stessi, infatti, si definiscono  “fascisti del terzo millennio”.<br />
Non si tratta solo di slogan, ma di  un’applicazione diretta e sistematica di pratiche violente ed  antidemocratiche, fatte di insulti, minacce, aggressioni, ai danni degli  studenti universitari e della scuole superiori, che esprimono delle  opinioni differenti, contrarie alle teorie e ai metodi di ispirazione  neofascista. Il Blocco studentesco, già l’anno passato, nel pieno del  movimento dell’Onda, si è reso responsabile di aggressioni e disordini,  colpendo direttamente, durante la discussione in Senato del d.d.l  Gelmini, gli studenti che manifestavano a Piazza Navona.</p>
<p>E’  probabilmente superfluo richiamare alcuni principi costituzionali, o la  legge Mancino del ’93, che vietano esplicitamente gesti e azioni che si  richiamano all’ideologia nazifascista. Molto più semplicemente,  basterebbe osservare che la proliferazione di questi gruppi, ci segnala  una situazione di vera e propria emergenza democratica. In questo  contesto, è importante assumere una posizione chiara, dire che coloro  che incitano alla discriminazione razziale, coloro che applicano  sistematicamente la violenza nei confronti del diverso, coloro che  traggono ispirazione dal fascismo e dal cameratismo militaresco, non  sono i benvenuti nelle scuole e nell’università. Ed è importante che a  dire questo sia l’intero corpo democratico, in primis del mondo della  formazione, per ribadire che la libertà e la democrazia non sono dati  acquisiti una volta per tutte, ma pratiche da difendere e rinnovare ogni  giorno.</p>
<p>Chiediamo a tutti i componenti del mondo della  formazione, docenti in primo luogo, ricercatori, dottorandi studenti, ma  anche a tutte le forze politiche, di prender parola, di esprimersi a  riguardo. Di aprire gli occhi rispetto alla vera natura di queste  organizzazioni che, se da un lato presentano pubblicamente una nuova  facciata di presunta democraticità, dall’altro perpetuano un’ideologia e  delle pratiche profondamente violente e anti-costituzionali. Crediamo   sia necessario, mai come adesso, ribadire con forza, che i gruppi che  si ispirano nel loro agire politico quotidiano al fascismo, sono corpi  estranei al tessuto vivo di scuola e università e pertanto non devono  trovare cittadinanza e accessibilità in questi luoghi, di cui la  democrazia e l’antifascismo costituiscono la base imprescindibile.</p>
<p>Chiediamo   a tutte le forze politiche democratiche di prendere posizione, in modo  chiaro e netto, rispetto alla manifestazione che il Blocco studentesco  intende fare venerdì 7 maggio. E’ importante che tutti, dai municipi, al  comune fino ad arrivare alla regione, dicano – così come ha già fatto  l’Anpi – che questa manifestazione, organizzata da un gruppo di  neofascisti con il beneplacito del P.d.L.,  deve essere vietata,  assolutamente. Per quel giorno, dalle università di Roma e da  tutte le scuole, abbiamo deciso di mobilitarci. Crediamo che non si  possa rimanere in silenzio, di fronte ad una situazione di emergenza,  meglio di urgenza democratica. Crediamo che, nonostante le riduzioni  semplicistiche operate dai media, chi conduce una pratica politica  aggressiva, razzista, militare, non possa essere equiparato tout court  ad un gruppo di studenti, o sedicenti tali.</p>
<p>STUDENTI MEDI ED  UNIVERSITARI</p>
<p>Appuntamento alle ore 10:00 in Piazza Santi Apostoli a  Roma &#8211; 7 maggio</p>
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		<title>Gelmini e la scuola di Classe!</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 05:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il  Preside del Liceo scientifico Keplero ha ragione. E sbaglia,  invece, il Vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi,  Rusconi,  quando lo accusa  di voler strumentalizzare” le situazioni di  difficoltà , con il rischio di “mettere in mezzo le famiglie e gli  studenti”, inducendo come possibile risposta il “ricorso alle  ripetizioni private” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  Preside del Liceo scientifico Keplero ha ragione. E sbaglia,  invece, il Vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi,  Rusconi,  quando lo accusa  di voler strumentalizzare” le situazioni di  difficoltà , con il rischio di “mettere in mezzo le famiglie e gli  studenti”, inducendo come possibile risposta il “ricorso alle  ripetizioni private” .</p>
<p><span id="more-8132"></span>Dice  Rusconi “certe dichiarazioni possono alimentare un mercato parallelo  molto fiorente”. Ma è esattamente quello a cui il Ministero intende  tornare! Diminuire l’offerta pubblica, aggravare nel contempo le  disposizioni relative alla valutazione, introducendo la bocciatura o la  non ammissione agli esami di Stato anche per una sola insufficienza,  senza che si metta la scuola in grado di offrire percorsi di recupero  per chi abbia accumulato ritardi o difficoltà, porta esattamente a  questo: ad un rigore a senso unico. Gli alunni in difficoltà  e le cui  famiglie non siano in grado di supportarne i percorsi con interventi  privati devono essere espulsi dalla scuola, così da non ritardare i  percorsi dei “meritevoli”!</p>
<p>D’altra  parte basta esaminare tutti i provvedimenti di “ grandi Riforme”  introdotte dalla Ministra Gelmini per constatare che vanno tutti  esattamente in questa direzione : ridurre gli spazi a disposizione delle  scuole per il recupero, gli interventi individualizzati, l’accoglienza e  l’ascolto degli alunni più fragili e accentuare le misure selettive ed  espulsive. Elenco i più evidenti di questi tragici provvedimenti  che  costringono le scuole, anche quelle più sensibili, a sanzionare  comportamenti e profitto insufficiente anziché ad effettuare azioni di  recupero e di sostegno.</p>
<ul>
<li>L’aumento  degli alunni per classe in ogni ordine e grado di scuola (fino a 31- 32  nella secondaria superiore!)</li>
<li>I  tagli  agli orari   e ai curricoli in ogni ordine di scuola</li>
<li>I  tagli pesantissimi agli organici dei docenti, con la conseguenza di una  accentuazione della rotazione dei docenti e della discontinuità  didattica (titolari costretti a trasferimenti, perché diventano perdenti  posto, nomine di supplenti precari a copertura di posti che  l’amministrazione prevede in futuro di sopprimere e che, pertanto, non  intende stabilizzare negli organici di Istituto, cattedre sulle quali,  per la nuova conformazione degli orari, i docenti perdono la continuità  durante il percorso): E’ evidente che a fare le spese della  discontinuità della relazione educativa  sono, per primi, gli alunni più  problematici</li>
<li>La  reintroduzione del maestro unico nella scuola primaria</li>
<li>La  progressiva eliminazione del tempo pieno e del tempo prolungato nella  primaria e nella secondaria di primo grado</li>
<li>L’aumento  dell’orario di cattedra per i docenti di scuola superiore</li>
<li>L’   impossibilità di sostituire i docenti assenti per lunghi periodi e la  conseguente, ulteriore riduzione delle ore di insegnamento di alcune  discipline</li>
<li>Il  divieto ad utilizzare tempi  per i percorsi differenziati per gli alunni  più in difficoltà (si veda l’eliminazione delle compresenza nelle  scuole del  primo ciclo)</li>
<li>La  riduzione drastica delle ore di laboratorio e dei docenti addetti,(con  la conseguenza di rendere marginali  proprio gli aspetti di operatività,  con i quali è più facile  recuperare l’interesse degli alunni più  demotivati)</li>
<li>L’eliminazione,  senza alcuna precedente verifica, di tutte le sperimentazioni avviate  negli ultimi tre decenni nella scuola superiore, con le quali questo  grado scolastico aveva fatto fronte alle mancate riforme di sistema</li>
<li>L’accorpamento  di Istituti  e Unità scolastiche ritenute sottodimensionate</li>
<li>L’accorpamento  di classi ritenute sottodimensionate anche a percorso iniziato</li>
</ul>
<p>A  questo vero e proprio “massacro” istituzionale si aggiunge la mancata  assegnazione dei finanziamenti dovuti. I Dirigenti scolastici, terrorizzati  dall’impossibilità di onorare gli impegni finanziari, non chiamano più  supplenti, non firmano nessun tipo di contratto (manutenzione macchine e  computer, acquisto materiali e sussidi..), non assegnano incarichi ai  docenti, i quali spesso,  d’altra parte, poiché da anni non ricevono i  fondi per i corsi di recupero, per la partecipazione alle commissioni di  esami, per le sostituzioni dei colleghi assenti, rifiutano prestazioni  aggiuntive di ogni tipo. Dice Rusconi “I corsi di recupero si  dovrebbero effettuare in orario scolastico, come spesso avveniva in  passato”. A parte il fatto che solo la  singola  scuola, nella propria  autonomia, può valutare l’efficacia delle diverse soluzioni  organizzative, è difficile pensare di effettuare periodi di blocco della  didattica ordinaria per tutti gli alunni, per sostenerne solo alcuni,   in una scuola a cui si stanno tagliando  orari e  percorsi curricolari .</p>
<p>E’  evidente che le difficoltà sono enormemente accresciute con  l’introduzione delle nuove norme sulla valutazione: non si può renderle  più drastiche e, nel contempo, diminuire le offerte di supporto e  sostegno, a meno che, come ho già detto e come penso sia nell’intenzione  di un Governo di destra, tutto sia preordinato alla selezione. E che si tratti  di selezione di classe è evidente a tutti. Purtroppo la  scuola italiana non riesce a decondizionare dagli handicap sociali, anzi  troppo spesso, suo malgrado, li ratifica. Finisco dicendo:  fanno bene i dirigenti scolastici che  non si appiattiscono sulle  scelte ministeriali e denunciano le attuali gravissime difficoltà  all’opinione pubblica.</p>
<p>I  Dirigenti scolastici dimenticano troppo spesso che la loro funzione non  consiste solo nell’eseguire le disposizioni ministeriali , ma deve  in  primis  garantire risultati positivi per  tutti gli alunni. E questo si  ottiene organizzando nel migliore dei modi la comunità scolastica,  facendosi interprete della collegialità docente e stimolando la  creatività e l’apporto critico delle intelligenze di tutti gli operatori  scolastici. Perché senza bravi docenti non si dà una buona scuola  e i bravi docenti non si sostengono alimentandone il conformismo e  l’obbedienza, né soffocandone  e mortificandone la professionalità,  ma  sostenendone la fatica quotidiana, che è in stretta relazione con la  problematicità della società in cui tutti viviamo.</p>
<p>Simonetta  Salacone</p>
<p>pubblicato su Gli Altri</p>
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		<title>Quando il razzismo diventa legge</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 16:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comunque la vogliamo mettere questa uscita della Gelmini sulle graduatorie regionali per gli insegnanti della scuola statale sa di obbedienza alla Lega. Che da sempre se la prende con gli insegnanti meridionali rei di affollare le graduatorie, di non conoscere i dialetti locali  e soprattutto, detto e non detto, di essere un po’ fannulloni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Comunque la vogliamo mettere questa uscita della Gelmini sulle graduatorie regionali per gli insegnanti della scuola statale sa di obbedienza alla Lega. Che da sempre se la prende con gli insegnanti meridionali rei di affollare le graduatorie, di non conoscere i dialetti locali  e soprattutto, detto e non detto, di essere un po’ fannulloni. <span id="more-7493"></span>Ma questa volta il razzismo della Lega, che intercetta come sempre , i peggiori umori della gente diventa progetto di legge, presentato alla Camera dei deputati, a poche ore dal successo elettorale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E si badi bene alla Camera  c’è già un disegno di legge della  maggioranza che affronta gli stessi temi: reclutamento degli insegnanti, valutazione e così via. Aziendalismo da una parte (il disegno di legge Aprea secondo il quale il preside manager si sceglie i suoi insegnanti), impaurito localismo, respingimento dell’insegnante non autoctono dall’altra. Non c’è da stare allegri. Perché per una via o per l’altra il programma di smantellamento della scuola della repubblica va avanti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">In più la Lega, sostenuta da Gelmini, ci aggiunge  il carico da novanta dell’egoismo territoriale. Infatti, secondo il disegno di legge, le graduatorie, che da provinciali diventano regionali, sono aperte solo ai nativi e ai residenti, e i docenti  diventano dipendenti delle regioni e non più dello Stato. Tutto questo è anticostituzionale. Neanche l’attuazione delle modifiche al titolo quinto della Costituzione comporta il passaggio degli insegnanti alla dipendenza delle regioni e per di più non c’è principio costituzionale che impedisca ad alcuno di andare a cercare lavoro fuori regione, mentre d’altra parte direttive europee ribadiscono in più occasioni il diritto alla libera circolazione delle persone e dei servizi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">C’è  da chiedersi : perché questo problema sorge adesso dopo decenni in cui in massa gli insegnanti meridionali trovavano lavoro al Nord? Anche da semplici laureati. Con tutta evidenza negli anni passati il lavoro nella scuola non era sufficientemente appetibile per i laureati del Nord che riuscivano a trovare lavori più competitivi e meglio pagati. Ora che la crisi morde va bene anche il lavoro nella scuola. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ma bisogna liberare le graduatorie dagli insegnanti meridionali che spesso si trovano ai primi posti. Vorrei sommessamente ricordare che le graduatorie sono ordinate secondo un punteggio di merito. E vorrei invitare la Gelmini, perché ogni pazienza ha un limite come diceva Totò, a non usare l’argomento che i titoli (lauree e abilitazioni alle professioni) al Sud si ottengono più facilmente e con voti più alti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">L’ideologia  razzista della Lega parte, ora che le possibilità di lavoro, come di accesso ai servizi sociali si restringono, dall’obiettivo primario di difendere il “territorio”. Mai che venga in mente a loro signori da quando sono al governo, sia a Roma ladrona, sia nelle loro valli, di battersi per esempio contro la dissennata riduzione degli insegnanti o per corposi investimenti nelle politiche del welfare. Perché il nemico, secondo questa logica, non è il governo ma chi mangia (o ruba) una fetta del tuo pane. E così cresce e si alimenta l’ideologia dell’intolleranza, della lotta al diverso, allo straniero, all’altro da sé.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Questa scelta targata Gelmini, Bossi, Tremonti parte dalla materialità dei problemi ma è anche una misura che dà il senso dei progetti a lunga scadenza del berlusconismo e del leghismo. Una sistematica distruzione dell’identità del nostro paese, condizione indispensabile per procedere ad una ricostruzione a loro immagine e somiglianza. Non basta riscrivere la storia, non basta ridurre drasticamente le cattedre. Non sono soddisfatti neanche della mattanza di precari che continua. È la scuola nella sua funzione di luogo di formazione alla cittadinanza lo scopo della loro azione. È qui che individuano, giustamente, il baluardo più forte in difesa dell’identità della Repubblica. E’ la scuola la linea del Piave. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Cedere su questo significherebbe far crollare una diga attraverso cui passerebbe di tutto. Non solo il pensiero unico berlusconiano, già dominante attraverso il sistema televisivo, ma la “cultura” leghista, il razzismo e la xenofobia, i particolarismi e gli egoismi, i ridicoli dialetti e le tradizioni posticce di un ascendente che è celtico solo nelle fantasie alcoliche dei dirigenti delle camicie verdi.  Il mondo della scuola è chiamato ad uno sforzo straordinario, di portata storica. Reso ancor più gravoso da una necessità di supplenza, quasi, rispetto ad una opposizione che ne ha fatto sempre un tema da “addetti ai lavori”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E’ un tema politico troppo importante e decisivo non solo per gli insegnanti, ma per la tenuta civile del Paese, sul quale costruire un’opposizione forte e mobilitante, che superi frantumazioni, debolezze, incertezze. Perché la scuola è anche il più straordinario serbatoio di intelligenze, volontà, culture, che il paese abbia a disposizione. Non è affatto certo che la Gelmini varcherà la linea del Piave. La voglia di futuro, di nazione, di cultura, è ancora molto giovane. La scuola della repubblica si salverà.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Alba Sasso</span></span></p>
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		<title>Le trasformazioni della scuola. Cosa cambia, come cambia</title>
		<link>http://www.sinistraeliberta.eu/territori/le-trasformazioni-della-scuola-cosa-cambia-come-cambia</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 15:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[22 aprile 2010 ore 17,00, Societa’ degli Operai Via XX settembre Cagliari

LE TRASFORMAZIONI DELLA SCUOLA  COSA CAMBIA, COME CAMBIA
Relazione introduttiva
Giovanni De Santis              Sinistra Ecologia e Liberta’
Interventi
Lucia Baire                             Assessore P.I. Regione Sardegna
On Attilio Dedoni                 Presidente VIII Commissione Consiglio Regionale
Peppino Loddo                     Flc &#8211; CGIL
Enrico Frau                            CISL scuola
M.Giovanna Medau             Docente scuola superiore
Andrea Dettori                      Comitato precari provincia di Cagliari
Conclude [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>22 aprile 2010 ore 17,00, Societa’ degli Operai Via XX settembre Cagliari</p>
<p><span id="more-7467"></span></p>
<p>LE TRASFORMAZIONI DELLA SCUOLA  COSA CAMBIA, COME CAMBIA</p>
<p>Relazione introduttiva</p>
<p>Giovanni De Santis              Sinistra Ecologia e Liberta’</p>
<p>Interventi</p>
<p>Lucia Baire                             Assessore P.I. Regione Sardegna</p>
<p>On Attilio Dedoni                 Presidente VIII Commissione Consiglio Regionale</p>
<p>Peppino Loddo                     Flc &#8211; CGIL</p>
<p>Enrico Frau                            CISL scuola</p>
<p>M.Giovanna Medau             Docente scuola superiore</p>
<p>Andrea Dettori                      Comitato precari provincia di Cagliari</p>
<p>Conclude Alba Sasso            Coordinamento Nazionale Sinistra Ecologia e Liberta’</p>
<p>Partecipano CIDI – CIRD –MCE  – COMITATO SCUOLA CITTA’ -  GISCEL––  COMITATO SCIENZA  SOCIETA’ SCIENZA – CIP  Coordina Annarella Casu Circolo Emilio Lussu</p>
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		<title>La Resistenza non si cancella</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 10:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lentamente, la Resistenza va scomparendo. Un’azione di demolizione metodica, inesorabile, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli mai immaginati prima, sta recidendo le radici che legano la nostra storia all’oggi e al domani, un progetto portato avanti nel tempo, che oggi mette sotto gli occhi di tutti i suoi risultati.
Perché la proposta della Gelmini tendente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lentamente, la Resistenza va scomparendo. Un’azione di demolizione metodica, inesorabile, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli mai immaginati prima, sta recidendo le radici che legano la nostra storia all’oggi e al domani, un progetto portato avanti nel tempo, che oggi mette sotto gli occhi di tutti i suoi risultati.<span id="more-6987"></span></p>
<p>Perché la proposta della Gelmini tendente ad eliminare anche il nome della Resistenza &#8211; resta solo un più generico “percorso verso l’Italia repubblicana”-  dai libri di testo è più che una provocazione, o una boutade. È il perfezionamento di un progetto di egemonia culturale portato avanti da un berlusconismo che, ben lungi dall’essere quella macchietta che troppo spesso abbiamo dipinto, si è rivelato una vera costruzione ideologica, portatrice di valori diversi ed alternativi rispetto a quelli in cui è cresciuta la Repubblica nel dopoguerra.</p>
<p>La pochezza di personaggi come l’attuale ministro non deve trarci in inganno. La cancellazione della Resistenza è stata portata avanti nei fatti, prima ancora che nei libri di testo. L’assenza sistematica del premier da tutte le cerimonie non solo del 25 aprile, ma da qualunque cosa sapesse di Resistenza, è stata una goccia che ha scavato un solco, che rischia di diventare una voragine, distruggendo la memoria storica di un paese, la sua identità. Troppo spesso il berlusconismo è stato scambiato per folklore. Ne abbiamo sottovalutato le conseguenze. Oggi la Gelmini può permettersi gesti di questo tipo senza che vi sia ancora una reazione forte e generalizzata di protesta.</p>
<p>Non si tratta di difendere le cerimonie rituali e spesso stanche, che pure sono un mezzo per la conservazione della memoria. Si tratta di lanciare una grande campagna culturale nel paese, riprendendo il tema della Resistenza come identità di una nazione. Oggi paghiamo le concessioni ideologiche, prima ancora che culturali, ad un indistinto buonismo che accomunava i morti di tutte le parti, i “ragazzi di Salò” ai partigiani. Un equivoco storico alimentato anche a sinistra, pensiamo ai recenti film di smaccato revisionismo, senza giustificazioni che non fossero un basso politicismo, che in nome di tattiche di corto respiro sacrificava principi ed ideali. Rilanciare i valori della Resistenza vuol dire oggi riprendere una lunga marcia nel cuore delle giovani generazioni, in primo luogo per far conoscere loro quelle radici.</p>
<p>È questo il primo dato drammatico: i ragazzi, oggi, nella loro grande maggioranza, rischiano di vivere sempre più in un presente vuoto di storia e di futuro.</p>
<p>E la diffusione dei disvalori berlusconiani ha seminato il diserbante delle ideologie, sollecitato il rifugio negli egoismi rassicuranti delle identità minime, il locale e le appartenenze di gruppo.</p>
<p>La battaglia cui dobbiamo impegnarci non è solo quella dei libri di testo, da cui la Resistenza non può e non deve essere espulsa, come in una sorta di “damnatio memoriae”. È una battaglia culturale che non si può esaurire nel breve periodo. C’è bisogno di far vivere i valori di quella stagione, in un paese che non cessa di mandare segnali in questo senso. La voglia di pulizia e di cambiamento, la sete di moralità e di giustizia, sempre liquidate con la sprezzante definizione di giustizialismo, sono la testimonianza che quei valori esistono ancora, quelle radici non sono state recise.</p>
<p>Dovremo innaffiarle e curarle con l’amore per la storia, per la cultura, per il bello. Con il rilancio della Resistenza come epopea di un popolo alla ricerca di libertà e giustizia, riproponendo perfino i modelli di vita di quella generazione, i padri della patria con la loro sobrietà del vivere la politica, con lo spirito di servizio che caratterizzava il loro impegno, con l’inflessibilità sui grandi principi. La grandezza della Resistenza non può essere messa in discussione dalla pochezza di questi figuri. Ma a noi tocca l’impegno di impedire che ci provino comunque.</p>
<p>Alba Sasso</p>
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		<title>Scuola, il futuro rubato</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 13:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[23/03/2010 ore 17.30, sala Nerpiti &#8211; Palazzo Sangallo, Tolentino

Si taglia sul numero degli insegnati, si eliminano i laboratori, si tolgono fondi ai bilanci delle scuole. Si riducono le risorse per i più deboli, per i soggetti portatori di handicap, per i bambini migranti. Non si investe nell&#8217;edilizia scolastica e nella messa in sicurezza delle scuole.
Partecipano:
Simonetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>23/03/2010 ore 17.30, sala Nerpiti &#8211; Palazzo Sangallo, Tolentino</p>
<p><span id="more-6479"></span></p>
<p>Si taglia sul numero degli insegnati, si eliminano i laboratori, si tolgono fondi ai bilanci delle scuole. Si riducono le risorse per i più deboli, per i soggetti portatori di handicap, per i bambini migranti. Non si investe nell&#8217;edilizia scolastica e nella messa in sicurezza delle scuole.</p>
<p>Partecipano:</p>
<p>Simonetta Salacone, Dirigente scolastica, ex consigliere del Comune di Roma</p>
<p>Anna Cimarelli, candidata SEL al consiglio regionale per le Marche</p>
<p>Giampaolo Cingolani, Segr. provinciale FLC-CGIL</p>
<p>Coordina: Stelvio Antonini</p>
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		<title>La macelleria sociale della scuola pubblica</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quelle che la Ministra Gelmini definisce riforme si traducono  esclusivamente in tagli pesantissimi senza alcuna logica di cambiamento  organizzativo, didattico e di programmi.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelle che la Ministra Gelmini definisce riforme si traducono  esclusivamente in tagli pesantissimi senza alcuna logica di cambiamento  organizzativo, didattico e di programmi.<span id="more-4936"></span></p>
<p>Si peggiora di giorno in giorno la qualita&#8217; dell&#8217;apprendimento, negando  alle  nuove generazioni il diritto allo studio.  I regolamenti sulla  secondaria superiore, peraltro non ancora pubblicati e quindi privi di  qualsiasi efficacia, hanno come unica logica quella di ridurre le  ore  d&#8217;insegnamento e il numero delle  materie,nonchè la cancellazione di  tutte le sperimentazioni.</p>
<p>Nella primaria, dopo avere demolito l&#8217;esperienza del modulo innovativo   dei tre insegnanti sulle  due classi, il prossimo anno ci sara&#8217; meno  tempo pieno e, sopratutto, l&#8217;impossibilita&#8217; di garantire il modulo delle  30 ore.</p>
<p>Si svuota di ogni contenuto culturale e didattico  l&#8217;obbligo  scolastico, le scuole sono senza soldi e molti edifici scolastici cadono  a pezzi o sono insicuri.</p>
<p>Un vero e proprio disastro che determinera&#8217;  nel  prossimo anno 25000  docenti e15000 Ata in meno mentre la Ministra Gelmini intende dare soldi  alle scuole private. E&#8217; ora di ribellarsi al massacro della scuola pubblica.</p>
<p>Per queste ragioni attiveremo in tutte le scuole assemblee permanenti  aperte a studenti, genitori, associazioni e precari.<br />
Lo sciopero generale del 12 Marzo sara&#8217; solo la  prima  importante  tappa di una mobilitazione sempre più&#8217; ampia con forme di lotta sempre  più&#8217; clamorose.</p>
<p>Mimmo Pantaleo</p>
<p>segretario generale Flc Cgil</p>
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		<title>Riformare per non formare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 09:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Dibattito sulla riforma Gelmini
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			<content:encoded><![CDATA[<p>24/02/2010 ore 20.30, COOP Borgotrebbia, via Trebbia 54, Piacenza</p>
<p><span id="more-4666"></span>Dibattito sulla riforma Gelmini</p>
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		<title>Il bidone della scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 06:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mettiamo che tra voi lettori ci sia un giovanotto da poco laureato in Lingue e Letterature straniere con un voto generoso, diciamo tra il 105 e il 110. Mettiamo ancora che conosca perfettamente inglese e francese, che abbia un diploma post laurea come esperto bibliotecario e che possa contare su una congrua esperienza maturata nell’organizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamo che tra voi lettori ci sia un giovanotto da poco laureato in Lingue e Letterature straniere con un voto generoso, diciamo tra il 105 e il 110. Mettiamo ancora che conosca perfettamente inglese e francese, che abbia un diploma post laurea come esperto bibliotecario e che possa contare su una congrua esperienza maturata nell’organizzazione dei fondi bibliotecari.</p>
<p><span id="more-4568"></span>Mettiamo infine che abbia perfette conoscenze di biblioteconomia, bibliografia e storia delle biblioteche. E naturalmente che sappia usare tutti i programmi informatici necessari a queste sue competenze. Bene, se qualcuno di voi possiede questi titoli potrà partecipare a un concorso per la gestione della biblioteca della facoltà di Lingue con sede a Ragusa. Se i titoli verranno ritenuti idonei, se avrà sbaragliato la concorrenza e se supererà il colloquio d’ammissione, otterrà un incarico per sei mesi, dietro un compenso lordo complessivo di cento euro. Che, tolte le tasse, fa 13 euro al mese. Più o meno dieci centesimi di euro l’ora.</p>
<p>Il bando sta nel sito dell’Università di Catania, numero di riferimento 458. E non è storia isolata. Quando il ministro Brunetta parla dei bamboccioni nostri che invece di andare a faticare vivono appesi alle gonne delle mamme, quando allude a un paese di pigri e imbelli, dovremmo chiedergli se il governo di cui egli è ministro è lo stesso che ospita la signora Gelmini. E se anche lui, Brunetta, ha condiviso i colpi di mannaia che il suo governo ha vibrato contro l’università e la ricerca. Qualche cifra? La sforbiciata al Fondo per il finanziamento ordinario delle università, operata dalla Finanziaria per il 2009, registra un taglio progressivo dai 702 milioni di euro nel 2010 agli 835 milioni di euro nel 2011. Il programma sistema universitario e formazione post-universitaria perde in un solo anno un miliardo e seicentoquarantasei milioni di euro. I fondi per borse di studio, i prestiti d&#8217;onore, i contributi per alloggi, residenze universitari e attività sportiva diminuiscono del 60%.</p>
<p>La ministra dice che i tagli servono a colpire gli sprechi, le cattedre inutili, i corsi fantasma, le aree di parcheggio universitario. Giusto. Peccato che queste sforbiciate abbiamo invece risparmiato le baronie, i califfati, le sacche di potere clientelare che si sono costruite all’ombra dei senati accademici nel corso dei lustri. Alla fine chi pagherà pegno sarà il laureato con titoli, eccellenze ed esperienza che si vedrà offrire tredici euro al mese per gestire una biblioteca universitaria. Non è né una riforma né una controriforma, commentava un preside di facoltà: è un omicidio che ha per vittima l&#8217;università e la ricerca.</p>
<p>Quando Sarkozy, presidente gollista, ha vinto le elezioni, il primo provvedimento che ha imposto al suo esecutivo è stato uno stanziamento ulteriore per la ricerca scientifica e l’università francese, un miliardo e settecento milioni in più. Il ragionamento suo e degli altri leader politici europei, di destra o di sinistra poco importa, è che un’uscita dalla crisi passa anche attraverso un investimento sulla qualità del nostro sapere, sugli strumenti cognitivi che metteremo a disposizione dei nostri bamboccioni, su una ricerca scientifica adeguata a un tempo e a un mondo in cui crisi finanziaria e devastazione ambientale richiedono contromisure strutturali. E dove pensi di costruirle, queste contromisure, se non investendo nell’università, in un sapere applicato alle cose vere e concrete del mondo? Dove nasce la green economy, attorno alle macchinette del caffè alla borsa di Milano o nelle aule universitarie che cercano e ricercano, sperimentano e inventano, discutono e mettono in discussione?</p>
<p>Noi invece i tagli preferiamo farli sulla pelle di quei ragazzi. Tredici euro al mese, e ringrazia che te li diamo. Altrimenti ti tocca fare come certi amici miei, eterni professori in attesa di cattedra, che per fare un po’ di punteggio sperando in una supplenza, vanno a lavorare gratis nelle scuole private. Alla fine del mese si troveranno in mano una busta paga compilata alla perfezione, stipendio ministeriale, tredicesime, assegni familiari, ferie non godute, spese d’aggiornamento professionale, scatti d’anzianità, contributi, straordinario… ogni cifra al posto giusto. Peccato che dentro non ci sia un centesimo. Una patacca.</p>
<p>Questo è un paese di patacche. Non contano le cose, ma il modo in cui si dicono o si vendono. Il bando di concorso per quell’incarico da tredici euro al mese ha lo stesso linguaggio alto e perentorio dei bandi di gara della NASA. Loro però vanno sulla luna, noi restiamo qui, a casa: a chiederci, leggendo di Bertolaso, quale sia la differenza tecnica tra l’andare a puttane con i soldi degli italiani e un massaggio privato per combattere lo stress.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Presentazione del libro &#8220;Quale laicità nella scuola pubblica italiana?&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 09:32:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[19 febbraio 2010, ore 19.00 Libreria Ambarabacicicoco &#8211; Corato (BA)

Sinistra Ecologia e Libertà Corato presenta un incontro-dibattito con l&#8217;autore Leonardo Palmisano sul tema &#8220;Laicità e Scuola Pubblica&#8221;
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			<content:encoded><![CDATA[<p>19 febbraio 2010, ore 19.00 Libreria Ambarabacicicoco &#8211; Corato (BA)</p>
<p><span id="more-4446"></span></p>
<p>Sinistra Ecologia e Libertà Corato presenta un incontro-dibattito con l&#8217;autore Leonardo Palmisano sul tema &#8220;Laicità e Scuola Pubblica&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi vuole fare un uso ideologico della scuola</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 07:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho spedito questa lettera a “Repubblica” e ad altri giornali: Non so se verrà pubblicata. Repubblica non ha mai ospitato una mia lettera, nonostante utilizzi in maniera “strillata” nei titoli e negli articoli il mio nome e quello della scuola che dirigo. 
Torno sul  tema della “giornata del ricordo” che nella scuola che dirigo (come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho spedito questa lettera a “Repubblica” e ad altri giornali: Non so se verrà pubblicata. Repubblica non ha mai ospitato una mia lettera, nonostante utilizzi in maniera “strillata” nei titoli e negli articoli il mio nome e quello della scuola che dirigo. <span id="more-4336"></span></p>
<p>Torno sul  tema della “giornata del ricordo” che nella scuola che dirigo (come in moltissime, forse la maggioranza) delle scuole elementari del Paese non è stata celebrata, per  dare alcuni chiarimenti a chi la scuola non la conosce e a chi non fa il mestiere dell’insegnante.</p>
<p>Primo:  la scuola non è luogo di celebrazioni, ma di  educazione attraverso lo studio  e l’approfondimento culturale dei fatti.</p>
<p>Secondo: i contenuti della  programmazione  sono scelti dai docenti, all’interno di “indicazioni programmatiche”  e vengono opportunamente adeguati alle età e alle capacità degli alunni,  alle situazioni e ai contesti.</p>
<p>Terzo: la storia non si legge con l’ottica dei “buoni &#8211; cattivi”, la scienza non si affronta secondo le categorie del “vero –falso”, i prodotti dell’arte non si  giudicano  con lo sguardo del “bello – brutto e  del “conforme alla morale corrente” e così via. Per questo una buona scuola mette a confronto idee diverse, pone dubbi e domande, insegna  ai bambini, sin dalla più tenera età, e poi ad adolescenti e giovani ad affrontare problemi,cercando  risposte nei fatti, nei documenti, nelle  ricerche già effettuate da  studiosi, nella cultura  socialmente consolidata e raccolta nei corpi disciplinari … sapendo però che nessuna risposta è mai  definitiva, che   i prodotti della  ricerca non sono mai acquisiti in maniera definitiva, che ogni contenuto disciplinare  è  rivedibile.<br />
Solo così si  dà spazio al pensiero critico e si aiutano bambini e giovani a non  avere paura delle proprie idee, anzi a saperle   esprimere liberamente, a saper accettare il confronto, senza presunzione, ma anche senza timidezza e ad essere pronti a recedere dalle proprie certezze a fronte di nuove conoscenze e scoperte.</p>
<p>Quarto: l’educazione di bambini e adolescenti deve  sviluppare le  intelligenze di diversa natura e saper far ricorso anche all’emotività, senza che questa sopravanzi alla riflessione. Nel caso specifico di eventi bellici o drammatici, ricordo quanta delicatezza essi pongono se riportati a bambini di età infantile (ai bambini si deve parlare degli eventi drammatici,  ma  con messaggi di  vita e di speranza, non di morte o di violenza non dominabile , come benissimo ha indicato Benigni nel suo film “La vita è bella”)</p>
<p>Quinto: chi pretende di dettare alle scuole  i contenuti della didattica, le  modalità di utilizzo del personale,   strumenti rigidi per la programmazione – verifica &#8211; valutazione,  chi pretende di  stabilire dall’esterno per i docenti  regole minuziose di comportamento,  non solo viola l’autonomia di pensiero e la libertà di insegnamento, ma  punta a fare delle scuole luoghi di educazione autoritaria e di  costruzione del consenso (per arrivare ad una scuola di regime ci vuole poco).<br />
Sesto: nessun dirigente o docente pretende di insegnare a politici ed amministratori  il loro mestiere.  Altrettanto rispetto pretendiamo nei confronti del nostro lavoro di docenti e dirigenti scolastici:  sappiamo noi quanto sia delicato il compito di educare che la società ci affida.<br />
Pretendiamo, come i nostri politici ed amministratori, di essere giudicati, con onestà intellettuale, con sguardo attento ai contesti e non general &#8211; generico sui risultati che otteniamo.<br />
I nostri risultati venite a vederli nella scuole che criticate.</p>
<p>La scuola primaria  è scuola complessivamente di eccellenza, come riconosciuto a livello internazionale. La “I. Masih, nello specifico,  esprime un’offerta formativa di  qualità riconosciuta anche da tanti soggetti esterni  e  sarebbe proprio strano che qualcuno intendesse  punirla nelle persone della sottoscritta e dei docenti!!</p>
<p>I vostri risultati,  amministratori e politici, li valutiamo quotidianamente, quando,  di fronte ai nuovi bisogni educativi della società ,  ci proponete solo tagli al personale, agli orari, ai curricola scolastici, all’obbligo scolastico, ai finanziamenti, ai servizi di pulizia, di trasporto, di assistenza… e ci private dei tempi della ricerca, del confronto fra adulti, della relazione con gli studenti, della didattica operativa, dell’aggiornamento professionale.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
<p>Dirigente scolastica della scuola “Iqbal Masih” di Roma</p>
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		<title>Riforma della scuola, c&#8217;è bisogno di sinistra</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un primo dato : questa riforma “epocale” del duo Gelmini –Tremonti nasce senza memoria e senza progetto. Un restyling della scuola superiore così come è, anzi una sua semplificazione. C’è una pesante riduzione di ore, ma soprattutto di discipline. Perché le ore nella scuola non sono solo una ripartizione oraria, ma una organizzazione della didattica.
In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un primo dato : questa riforma “epocale” del duo Gelmini –Tremonti nasce senza memoria e senza progetto. Un restyling della scuola superiore così come è, anzi una sua semplificazione. C’è una pesante riduzione di ore, ma soprattutto di discipline. Perché le ore nella scuola non sono solo una ripartizione oraria, ma una organizzazione della didattica.</p>
<p>In realtà si continua implacabilmente nella riduzione di insegnanti. E di risorse, con le scuole allo stremo che addirittura si inventano il ‘gratta e vinci’ per sopravvivere. Bisognerà tagliare ancora, ammonisce Tremonti. Insomma, come dicono a ragione gli studenti, la scuola sta diventando sempre più il bancomat del governo.</p>
<p>Senza memoria perché senza analisi dell’esistente, tranne le solite quattro chiacchiere sulla scuola europea, dove però studentesse e studenti stanno a scuola molto di più rispetto ai loro coetanei italiani. E dove sulla scuola si investe. E senza discussione, senza dibattito parlamentare, senza condivisione con chi quella riforma dovrebbe costruire e praticare, dagli insegnanti, ai dirigenti, agli enti locali, alle Regioni. E senza informazione per quanti il prossimo anno dovranno iscriversi per la prima volta alla secondaria superiore.  Insomma è stato disegnato un contenitore con un contenuto che ancora non c’è. E ragazze e ragazzi e le loro famiglie dovranno scegliere al buio.</p>
<p>E il contenitore disegna una scuola con percorsi assolutamente separati tra loro. A canne d’organo, come si diceva della riforma Gentile. Il canale dei licei per i più dotati, gli istituti tecnici per i quadri intermedi, gli istituti professionali, peraltro impoveriti, per mansioni esecutive. Scompare l’idea di un biennio unitario e orientativo che è il periodo della vita scolastica in cui ragazze ragazzi consolidano le loro conoscenze e scelgono consapevolmente i percorsi successivi. No qui si sceglie a 13 anni dopo  la scuola media. Anzi per alcuni – i meno volenterosi- dopo la terza media  al posto dell’obbligo di istruzione si apre anche il canale dell’apprendistato. Una non scuola e un non lavoro. E così si consegnano ragazze e ragazzi al loro retroterra culturale e sociale, in una spirale che riproduce e cristallizza diseguaglianze anche nell’accesso al sapere.</p>
<p>Certo c’è  stata grande enfasi nella presentazione, ma non sempre gli annunci corrispondono alla realtà. Più lingue straniere , si dice, ma la riduzione delle ore colpisce anche questo insegnamento e la seconda lingua straniera non è sempre garantita. E i Licei musicali, la grande novità, che dovrebbero partire il prossimo anno dovranno fare i conti non solo con la difficoltà di organizzare in tempi brevi questo percorso, ma anche con la difficoltà di raccordarsi sia con le medie annesse ai conservatori, sia con la riforma dei Conservatori ancora non pienamente attuata.</p>
<p>Ma quel che è più grave è davvero la mancanza di un progetto che guardi al futuro, che sappia fare i conti con la realtà, con i bisogni di sapere sempre più estesi che richiederebbe la “cosiddetta società della conoscenza”.</p>
<p>Si riducono gli indirizzi, ma questo è un valore in sé?  Ed è un valore  l’idea di una scuola subalterna alle “richieste del mondo del lavoro” , come annunciato nella conferenza stampa di presentazione? Ma la realtà italiana di un sistema produttivo ancora troppo restio  all’investimento tecnologico, alla ricerca, all’innovazione di prodotto quali profili professionali chiederà alla scuola?</p>
<p>In piena crisi  economica e sociale , con una disoccupazione crescente che taglia il futuro delle giovani generazioni sembra quasi che l’istruzione la conoscenza servano, soprattutto per i tanti che partono già fortemente svantaggiati, per imparare ad adeguarsi, a districarsi, e neppure a competere. Tanto la gara è truccata. E  percorsi di tipo addestrativo non faranno che aumentare questo svantaggio, in un contesto in cui le innovazioni tecnologiche portano a vorticosi  cambi dei profili delle professioni e delle abilità richieste.</p>
<p>Una scuola come un percorso di preparazione e adattamento ai modelli di subordinazione sociale, che si affermano nell’economia mondializzata. Il governo di centro destra insomma fa sue quelle ricette facili che per anni sono venute da un certo mondo imprenditoriale. Meno insegnanti, più managerialità, più competitività. Una scuola che in un futuro non poi tanto lontano misurerà la sua efficienza  nell’assumere (e poi forse licenziare) gli insegnanti. Il disegno di legge Aprea è in paziente attesa per completare l’opera. <strong></strong></p>
<p>Insomma una gerarchia di percorsi  e una gerarchia di saperi: quelli  immediatamente utili,<strong> </strong>e quelli che superspecializzano, ma solo alcuni, i vincenti. Insomma a decidere del futuro delle giovani generazioni sarà il caso o la fortuna.</p>
<p>Dove si è nati, in quale famiglia si è nati. Non solo, questa scuola “minima”, meno ore di italiano anche nei licei classici, sarà sempre più impari a combattere la desertificazione culturale della società attuale. Ma soprattutto qual è il ruolo che questa proposta assegna alla scuola? Quale il progetto di società ?</p>
<p>Io credo che il nostro, nostro della sinistra intendo, ragionamento sulla scuola debba ripartire proprio da qui. Dal fatto, sottovalutato anche quando abbiamo governato,  che il problema è culturale e politico prima ancora che legislativo. Che quando parliamo di scuola parliamo di cultura, di informazione, di cambiamenti nel modo di produrre e fruire di sapere e conoscenza. E che stiamo parlando di democrazia se se diciamo che l’accesso alla conoscenza non è consumo individuale, secondo l’ottica neoliberista, ma diritto da garantire a tutti e per tutto l’arco della vita.</p>
<p>E che parliamo di diritti quando diciamo che  la scuola deve rappresentare una risorsa di crescita personale e umana, di autonomia, tanto più necessaria oggi, quanto più si centralizzano e diventano impersonali i poteri economici e si frammenta, perde di socialità, si precarizza il lavoro. E che quando parliamo di queste cose parliamo della vita concreta dei giovani, della loro crescita, della legittimità dei sogni e delle aspirazioni di ognuna e ognuno,  della  possibilità di futuro dei singoli e del Paese.</p>
<p>Per tutti questi motivi il problema della scuola non può essere solo degli addetti ai lavori. Vogliamo provare tra le forze della sinistra a ricostruire una riflessione comune, un’analisi dello stato delle cose, a costruire una iniziativa politica con proposte radicali e significative per contrastare  una legge restauratrice che ha lo sguardo rivolto al passato? La scuola , gli insegnanti non possono più essere lasciati soli.</p>
<p>Alba Sasso</p>
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		<title>Quale scuola senza diritti?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 09:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[10 febbraio 2010 ore 17.30, via San Lorenzo, Genova

Incontro/dibattito con Alessandra Ballerini: &#8220;Quale scuola senza diritti?&#8221;.
Si parlerà di insegnanti precari, di sicurezza nelle aule, di classi miste e diritto all&#8217;istruzione con Manuela Cappello (consigliera comunale, gruppo misto), Simohamed Kaabour (insegnante e mediatore culturale), Paolo Quatrida (Cgil scuola) e Paolo Fasce (candidato SEL Regione Liguria).
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			<content:encoded><![CDATA[<p>10 febbraio 2010 ore 17.30, via San Lorenzo, Genova</p>
<p><span id="more-3745"></span></p>
<p>Incontro/dibattito con Alessandra Ballerini: &#8220;Quale scuola senza diritti?&#8221;.</p>
<p>Si parlerà di insegnanti precari, di sicurezza nelle aule, di classi miste e diritto all&#8217;istruzione con Manuela Cappello (consigliera comunale, gruppo misto), Simohamed Kaabour (insegnante e mediatore culturale), Paolo Quatrida (Cgil scuola) e Paolo Fasce (candidato SEL Regione Liguria).</p>
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		<title>Mobilitazione contro il riordino delle scuole superiori</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 21:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stati approvati in Commissione Cultura della Camera dei deputati i Regolamenti che disciplinano il riordino delle scuole superiori con cui vengono abrogate le sperimentazioni in corso, vengono ridotti gli indirizzi scolastici ed il tempo scuola, viene differenziato il livello dell’istruzione, entrano nell’istituzione scolastica Comitati tecnico-scientifici con la presenza di enti esterni. L’insieme dei Regolamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati approvati in Commissione Cultura della Camera dei deputati i Regolamenti che disciplinano il riordino delle scuole superiori con cui vengono abrogate le sperimentazioni in corso, vengono ridotti gli indirizzi scolastici ed il tempo scuola, viene differenziato il livello dell’istruzione, <span id="more-3105"></span>entrano nell’istituzione scolastica Comitati tecnico-scientifici con la presenza di enti esterni. L’insieme dei Regolamenti costituisce la cosiddetta “riforma Gelmini” che entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico, le cui iscrizioni dovranno essere eseguite entro il prossimo marzo senza che studenti e famiglie siano a conoscenza di quale sarà la reale offerta formativa.</p>
<p>…….. MA LA MOBILITAZIONE CONTINUA …….<br />
Per dire NO<br />
• ai Regolamenti sui Licei, Tecnici e Professionali, spacciati per semplificazione, ma che invece devastano e dequalificano la scuola<br />
• al licenziamento di migliaia di insegnanti e personale Ata della scuola<br />
• ai Tagli alla scuola all’università ed alla ricerca<br />
• al ddl Gelmini sull’università, che rientra nella stessa logica di privatizzazione della formazione del pdl Aprea per la scuola, che attraverso la parcellizzazione dei provvedimenti è in corso di attuazione<br />
• al tetto del 30% per gli immigrati<br />
• alla riduzione dell’obbligo scolastico a 15 anni</p>
<p><strong>PRESIDIO AL SENATO<br />
(Piazza Navona)<br />
mercoledì 27 gennaio 2010<br />
dalle ore 14.30 alle 18.00<br />
durante la discussione dei Regolamenti sulla scuola superiore<br />
</strong></p>
<p>Assemblea del 18 gennaio 2010 al Liceo Russell<br />
(Coordinamento dei lavoratori, studenti e genitori delle scuole secondarie di Roma, Coordinamento precari scuola di Roma, Collettivi studenti medi di Roma, Coordinamento collettivi universitari, Coordinamento Fronte ribelle, Coordinamento Non rubateci il futuro, Comitato insegnanti e Ata precari di Roma, Rete degli studenti medi di Roma, Unione degli studenti di Roma, Giovani Comunisti di Roma, Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, Facciamo breccia, Cobas scuola Roma, Flc-Cgil Roma centro, USI Roma, Cub scuola Roma,<br />
Ricercatori e Tecnici ISPRA sul tetto)</p>
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		<title>Si torna indietro</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Annidato in un emendamento a una legge sul lavoro un colpo mortale al sistema scolastico italiano. In pratica la soppressione  dell’obbligo scolastico ma solo per alcuni : “ i meno volenterosi”. A questi ragazzi si indica sbrigativamente un’altra strada: quella dei percorsi di apprendistato. L’apprendistato è una non scuola e un non lavoro. Una parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Annidato in un emendamento a una legge sul lavoro un colpo mortale al sistema scolastico italiano. In pratica la soppressione  dell’obbligo scolastico ma solo per alcuni : “ i meno volenterosi”. A questi ragazzi si indica sbrigativamente un’altra strada: quella dei percorsi di apprendistato. L’apprendistato è una non scuola e un non lavoro. <span id="more-2794"></span>Una parte dei ragazzi continuerà a studiare, un’altra sarà dirottata a un semilavoro precario e sottopagato. Altro che  valenza formativa del lavoro! E vogliamo ancora credere che le imprese  abbiano voglia di formare  la propria forza lavoro, quando i contratti di apprendistato sono serviti in questi anni a tutt’altro: a ridurre le retribuzioni e ad  aggirare le norme per l’applicazione dello Statuto dei lavoratori, dal momento che gli apprendisti sono esclusi dal numero dei dipendenti?</p>
<p>Qualche mese fa un rapporto di Bankitalia dimostrava come  sia produttivo l’investimento in istruzione. E in questo ultimo anno molti  paesi europei e gli Stati uniti hanno affrontato la crisi  finanziaria economica e sociale investendo massicciamente nel settore della conoscenza.<br />
In Italia invece un pauroso salto all’indietro. Drammatico in un Paese dove, come documenta l’Istat, ancora nel 2008  il 47% della popolazione italiana ha come titolo di studio più elevato solo la licenza di scuola media inferiore. Non c’è solo l’assurdità di cancellare l’obbligo di istruzione almeno fino a sedici anni, presente in tutti i paesi civili. C’è una brutale volontà di ritorno al passato: di  cancellare  quel nesso tra istruzione e sviluppo che fu alla base della riforma della scuola media  unica  del ’62 e persino di negare l’idea positivista d’inizio secolo, secondo la quale  il progresso sociale doveva misurarsi con la necessaria alfabetizzazione di vasti strati della popolazione.</p>
<p>Una scelta confusa e pasticciata ( a quindici anni e quindi dopo un anno di permanenza nella scuola secondaria). Ma qualcuno pensa a queste ragazzi e ragazzi più fragili culturalmente, più deboli socialmente sballottolati  da un percorso all’altro ai quali si nega formazione e futuro?</p>
<p>In realtà dietro tutto questo c’è un’idea precisa di società &#8211; la società del più forte-  e di governo – forte con i deboli e debole con i forti-. E c’è un attacco alla democrazia  perché è scelta di democrazia, quella di un paese che riesce a garantire livelli diffusi di istruzione al più alto numero di cittadini, combattendo l’idea che la formazione serva solo a selezionare i migliori, piuttosto che a intercettare e valorizzare le capacità specifiche di ognuna e ognuno. La scuola non può essere “un ospedale che cura i sani ed espelle i malati”, ma deve essere  un luogo, che continuando a garantire a tutti l’accesso all’istruzione , è in grado di intercettare il merito dovunque si nasca e da qualsiasi famiglia si provenga.<br />
Questa norma -sottratta a ogni discussione- e che bisogna cancellare subito è un attacco alla democrazia sostanziale, è una scorciatoia per non affrontare con riforme vere il tema drammatico della dispersione scolastica . Una ferita per tutto quanto costruisce  civiltà, democrazia e futuro per il Paese e per le nuove generazioni.</p>
<p>Alba Sasso</p>
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		<title>Scuola; Guidoni (SeL): i nostri studenti ultimi in Europa</title>
		<link>http://www.sinistraeliberta.eu/comunicati-stampa/scuola-guidoni-sel-i-nostri-studenti-ultimi-in-europa</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 18:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comunicato Stampa Sinistra Ecologia Libertà

Roma, 20 gennaio 2010

&#8220;Oggi a Strasburgo, Zapatero ha parlato delle priorità dell’Europa mettendo al centro l’investimento nell’istruzione come elemento per uscire dalla crisi. Contemporaneamente,  la commissione Lavoro della Camera approvava un emendamento al disegno di legge Lavoro, collegato alla Finanziaria, in cui si prevede che l&#8217;apprendistato possa valere a tutti gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Comunicato Stampa Sinistra Ecologia Libertà<br />
</strong></p>
<p>Roma, 20 gennaio 2010<br />
<strong></strong></p>
<p>&#8220;Oggi a Strasburgo, Zapatero ha parlato delle priorità dell’Europa mettendo al centro l’investimento nell’istruzione come elemento per uscire dalla crisi. Contemporaneamente,  la commissione Lavoro della Camera approvava un emendamento al disegno di legge Lavoro, collegato alla Finanziaria, in cui si prevede che l&#8217;apprendistato possa valere a tutti gli effetti come assolvimento dell&#8217;obbligo di istruzione. Insomma si baratta un anno di studi con un anno di lavoro, aggirando l’obbligo ad andare a scuola  fino a 16 anni&#8221;. Lo afferma in una nota Umberto Guidoni, responsabile Università e Ricerca e membro della Segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p>Secondo l&#8217;ex astronauta <strong>&#8220;si tratta di  un ulteriore passo verso lo smantellamento della scuola pubblica</strong> ed un attacco all’obbligo scolastico che è stato un degli elementi portanti nel realizzare il diritto allo studio per le classi più disagiate. Invece di intensificare gli sforzi per  innalzare il livello formativo  e mettere in grado i ragazzi italiani di poter competere ad armi pari con i loro colleghi nel resto del mondo, si decida di fare un salto all&#8217;indietro  e di condannare i nostri giovani ad un futuro incerto e precario rispetto al resto d’Europa&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Quando incompetenza e arroganza governano la scuola&#8221; di Simonetta Salacone</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 09:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Circolare del Ministro Gelmini dell’8 gennaio 2010, che fissa al 30% la presenza di alunni stranieri nelle scuola riprende una  proposta non nuova, già  presente   nel documento “Indicazioni per l’integrazione degli alunni stranieri nella scuola italiana” dell’anno scolastico 2009/10. Molto è stato detto e scritto su tale disposizione, frutto , da una parte della  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Circolare del Ministro Gelmini dell’8 gennaio 2010, che fissa al 30% la presenza di alunni stranieri nelle scuola riprende una  proposta non nuova, già  presente   nel documento “Indicazioni per l’integrazione degli alunni stranieri nella scuola italiana” dell’anno scolastico 2009/10.<span id="more-2356"></span> Molto è stato detto e scritto su tale disposizione, frutto , da una parte della  non conoscenza delle realtà concrete e dall’altra della visione ideologica    di fenomeni complessi come l’integrazione. Le scuole sono ancora, nonostante i tagli e gli  interventi distruttivi del Ministro, luoghi di resistenza alla banalizzazione  del pensiero  e alle rappresentazioni   stereotipate  dei fatti e della realtà.</p>
<p>Le Scuole sanno che l’accoglienza e l’integrazione cominciano  nelle classi, dove si apprende a diventare cittadini del Paese in cui si è nati o in cui si è deciso di vivere e dove, insieme alla lingua e alla cultura dei luoghi,  si apprendono i diritti e i doveri dettati dalla Costituzione,  si  praticano quotidianamente le regole del vivere associato, l’amicizia, la solidarietà, l’incontro fra diversi, il confronto (anche attraverso lo scontro!), il piacere di ricercare e costruire insieme percorsi per migliorare la vita di tutti.</p>
<p>I bambini e le bambine, gli adolescenti, le giovani e i giovani saranno tanto più capaci di accettarsi nelle diversità, quanto più avranno preso coscienza delle proprie caratteristiche identitarie e culturali: è diritto di ciascun soggetto essere valutato per i valori,   le caratteristiche della cultura di cui è portatore e per  le competenze che ha saputo e sa conquistare ogni giorno.<br />
Svalutare le identità e mettere gerarchie fra culture non aiuta a realizzare il confronto e ad apprezzarsi reciprocamente.</p>
<p>Quindi: gli studenti provenienti da realtà culturali diverse non costituiscono , per questo fatto,un problema, anzi, se bene accolti e valorizzati, possono costituire una risorsa, perché permettono ai docenti e ai compagni di conoscere altre lingue, altre  realtà storico-geografiche,  repertori letterari  e narrativi diversi, abitudini e  costumi,  tradizioni, religioni ,  nate e consolidatesi in contesti diversi e lontani dal nostro. A loro è dovuto l’apprezzamento e l’arricchimento prima di tutto della cultura da cui provengono, con la quale non devono creare cesure e della quale non devono vergognarsi.<br />
A loro  è  dovuta, da parte della scuola, un’attenzione direttamente proporzionale alle eventuali difficoltà o agli  eventuali ostacoli che dovessero creare impedimento all’apprendimento scolastico.<br />
Con la presenza in classe di alunni “stranieri” i docenti sono costretti ad arricchire i contenuti del curricolo scolastico, a superare visioni storico-culturali  eurocentriche, a  rideclinare  i contenuti disciplinari, immettendoli in un orizzonte globale.</p>
<p>Questo non sempre è facile né realizzabile.<br />
Per questo alle scuole e ai docenti dovrebbero essere fornite più  risorse :<br />
•    di organico e di tempo scolastico , per realizzare eventuali percorsi individualizzati per  l’apprendimento della lingua italiana per quegli studenti che arrivino in Italia  con percorsi scolastici già iniziati nei Paesi di provenienza;<br />
•    economiche per arricchire gli scaffali delle biblioteche di testi riferiti alle culture di provenienza degli alunni immigrati, per acquistare programmi informatici di autoapprendimento, per realizzare feste, eventi, incontri, mostre, per favorire visite di istruzione che mettano gli alunni immigrati a contatto con il patrimonio artistico e culturale italiano;<br />
•    di aggiornamento, per mettere i docenti in grado di conoscere storia, cultura, assetti  istituzionali e politici delle società da cui provengono i propri alunni migranti;<br />
•    di mediazione culturale, per facilitare le relazioni della scuola nel suo complesso e delle famiglie italiane  con le famiglie immigrate .</p>
<p>C’è poi da dire che  la scuola, da sola, non può realizzare percorsi di accoglienza efficaci.<br />
Occorre che, dove si presentino situazioni di bisogno anche economico, di difficoltà delle famiglie ad inserirsi nei contesti sociali e ambientali di vita, di insicurezza lavorativa, di precarietà abitativa, intervengano le istituzioni e le realtà associative territoriali,  con azioni positive e di sostegno all’integrazione dei nuclei familiari nei contesti sociali.<br />
La scuola è spesso il luogo in cui tali bisogni vengono alla luce ed è un nodo essenziale di un sistema dell’integrazione che deve saper programmare e realizzare azioni in modo   sinergico.<br />
Ma tali interventi non sono realizzati in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale e non esistono vincoli o interventi compensativi a livello statale, nei casi in cui  le politiche territoriali siano carenti o addirittura inesistenti.</p>
<p>Tutte queste riflessioni sono premesse per affrontare in modo non astratto alcune legittime domande che il Ministro,  ma le stesse Scuole si pongono, di fronte al fenomeno immigrazione che, in Italia, si è sviluppato in maniera più rapida e convulsa, ma certamente  meno sostenuta da interventi  programmati, che in altri Paesi europei.</p>
<p>Quanti alunni “stranieri” può tollerare una scuola, per raggiungere risultati efficaci?<br />
Troppi alunni “stranieri” rallentano gli apprendimenti delle classi?<br />
E’  opportuno raggruppare in ogni classe alunni della medesima provenienza geografico-culturale?<br />
E’ necessario che gli alunni “stranieri”frequentino classi riservate, per l’apprendimento della lingua italiana, prima di essere inseriti  insieme agli altri alunni nelle classi normali?<br />
Come valutare gli alunni figli di immigrati, senza che vengano penalizzati dalle difficoltà linguistiche o dalle situazioni sociali e d economiche precarie?<br />
Il sistema di votazione decimale, con l’enfasi posta sulla valutazione finale e sommativa ostacola o favorisce il successo scolastico per gli alunni immigrati?<br />
Come orientare alla continuità del percorso scolastico  alunni per i quali non c’è certezza di permanenza sul territorio italiano (figli di clandestini o divenuti tali per perdita del contratto di lavoro, figli di persone in attesa di regolarizzare la situazione dei permessi di soggiorno o del riconoscimento di diritto d’asilo..)?<br />
Come garantire la necessaria serenità a bambini, adolescenti, giovani, per i quali il futuro è incerto e a rischio di espulsione o di trasferimento?</p>
<p>Sono domande alle quali non si possono dare risposte centralizzate e legate ad astratte percentuali, sganciate da riferimenti alla concretezza delle singole situazioni,.</p>
<p>Nessuna scuola è, ovviamente, interessata a raggruppare tutti gli alunni stranieri in un’unica classe.<br />
Tutte le scuole sono consapevoli che l’integrazione è tanto più efficace, quanto nella classi si incontrino alunni di diversa provenienza, con un numero mediamente alto di alunni Italiani .<br />
Individuare tetti massimi può sembrare opzione utile, se non si rivelasse, in molte situazioni, disposizione inapplicabile e quindi astratta o puramente teorica.<br />
Se, ad esempio, in un piccolo centro vi sono sezioni uniche di scuola primaria e gli iscritti sono in maggioranza figli  di immigrati, che cosa si fa? Si chiude la scuola e si trasferiscono tutti i pochi alunni di quel Paese o di quella frazione,italiani e immigrati, in altra scuola di altro paese?<br />
E se in una periferia urbana i nati sono in maggioranza figli di migranti, per situazioni abitative  non governate dalle amministrazioni locali, cosa si fa: si chiudono sezioni? Si costringono i migranti a trasferire in altra scuola i propri figli? E in questo modo non si differenziano i diritti dei bambini fra quelli delle famiglie italiane, libere di iscrivere dove vogliono o i propri figli e quelli delle famiglie migranti, costretti a scelte decise altrove?</p>
<p>E chi deciderà,  e sulla base di quali criteri,  quali alunni trasferire in altre scuole?<br />
Tale decisione potrà essere imposta alle famiglie immigrate?<br />
Le scuole di bacino potranno rifiutare alunni stranieri in esubero rispetto al tetto, inviandole in altre scuole o sarà a loro carico, comunque, lo smistamento in altre istituzioni scolastiche?<br />
Quale ruolo giocheranno gli enti locali? Quali e quante risorse saranno loro assegnate per coprire l’onere dei trasporti?<br />
E se alcune sezioni, perdendo alunni stranieri divengono sottodimensionate, cosa si fa? Si sopprimono sezioni e scuole, a discapito anche dei residenti italiani?<br />
E nel caso di Istituti in cui, per collocazione territoriale e per tradizione ormai consolidata, la percentuale di immigrati superi quella prevista dal Ministro , ma nelle quali il corpo docente abbia consolidato pratiche organizzativo-didattiche di eccellenza, apprezzate da tutti i genitori, italiani e non, cosa si fa? Si chiude comunque l’esperienza, anche se di successo, senza effettuare verifiche, ma solo riferendosi a percentuali fissate a viale Trastevere?<br />
In molti di questi casi  il Ministro sa che verrebbero eliminate esperienze di alta qualità,  che sono state  oggetto di ricerche, di studi e   di  pubblicazioni.</p>
<p>Il Ministro sa anche come la scuola, nel suo complesso, non abbia apprezzato la proposta di classi riservate per alunni stranieri per l’apprendimento dell’italiano, ma come le stesse abbiano rilanciato la richiesta di un organico funzionale che  permettesse di realizzare, nell’autonomia delle diverse situazioni, percorsi individualizzati o per piccoli gruppi, attività di laboratorio espressivo e psicomotorio,  di rinforzo delle diverse competenze linguistiche, orali e scritte,   in spazi di tempo dedicati, all’interno dell’orario scolastico e  delle classi di appartenenza degli alunni.<br />
Se il Ministro ascoltasse le scuole, le docenti e i docenti, che sono, in molti casi, competenti e concreti (non “buonisti” e “idealisti” come li  descrive spesso la Lega!), capirebbe che per integrare è molto più utile creare situazioni di relazioni e scambi comunicativi, di gioco, di ricerca e di lavoro di gruppo, piuttosto che sottoporre gli alunni ad  aride esercitazioni solitarie.<br />
E che per operare in tal senso ci vogliono tempo, spazi, sussidi, predisposizione degli ambienti, numero di alunni per classe non troppo alto, lavoro adulto di programmazione dei percorsi, confronti e riflessioni all’interno dei team (non si opera in solitudine sulle situazioni complesse!), mediatori culturali dai quali apprendere informazioni e con i quali interagire nelle classi.</p>
<p>La partita che si gioca oggi in questo nostro Paese che imbarbarisce e rischia la xenofobia e il razzismo è veramente complessa.<br />
Nei periodi di crisi economica è facile rinchiudersi nei piccoli egoismi e trasferire i problemi sui diversi, visti come  capri espiatori delle situazioni di difficoltà.<br />
Dall’incitamento a combattere la povertà dando addosso ai più poveri e invocandone i respingimenti, si può facilmente passare alla guerra e alla violenza incontrollata ed esasperata di tutti contro tutti : Rosarno (ma non solo)  insegna.<br />
Per questo la  società tutta  dovrebbe  essere molto attenta ai messaggi   che vengono dalle Scuole, dalle docenti e dai docenti e che parlano di normalità dell’accoglienza e dell’incontro, di bisogni comuni, di reciprocità, di ricerca di valori condivisi, di confronto pacato e rigoroso, di regole da scoprire ed accettare, non da imporre.<br />
(Si guardi con quanta compostezza e concretezza le insegnanti abbiano reagito a Roma e a Milano alla distruzione degli insediamenti abusivi dei rom, realizzati dai Comuni, senza che alle comunità rom fosse offerta una alternativa: solo le scuole, le insegnanti, alcuni volontari e , a Milano, il Vescovo hanno saputo esprimere e praticare la solidarietà che va data comunque alle persone che sono tali, prima ancora di essere “abusivi”, “clandestini”, “indesiderati”!)<br />
La società, le forze democratiche, le Istituzioni territoriali  dovrebbero avvolgere di cure gli operatori scolastici e valorizzarne gli sforzi, investire sui luoghi dell’apprendimento, renderne visibili i prodotti e i percorsi.</p>
<p>Cosa  fa, invece,  il Ministro Gelmini?<br />
Taglia ferocemente risorse,  riduce i tempi scolastici, elimina i tempi di cosiddetta “compresenza” mediante i quali è stato possibile, soprattutto nella scuola primaria, realizzare percorsi individualizzati di apprendimento, esprime giudizi pesanti sui docenti e le docenti, la loro professionalità e il loro complessivo stato d’animo (frustrati! poco competenti!), addita al pubblico   lo “straniero” come un problema, nel momento in cui esaspera le difficoltà  delle scuole e propone soluzioni speciali e fuori della norma solo per bambini e adolescenti immigrati.</p>
<p>Il Ministro dice nella trasmissione di Lucia Annunziata, domenica 10 gennaio,  che il provvedimento del tetto e la proposta di trasferire in altre scuole gli alunni stranieri sono  state attentamente studiate e ragionate e che le stesse non creeranno  discriminazioni, poiché hanno come finalità quella di garantire la qualità della scuola pubblica, che va migliorata,  per evitare che i cittadini si rivolgano alla scuola privata.<br />
Strana affermazione, da parte di un Ministro che taglia risorse alla scuola pubblica , mentre restituisce finanziamenti alla privata e che si guarda bene dall’imporre alla scuola privata obblighi e condizioni, nello stesso momento in cui le destina i finanziamenti!<br />
“Non succederà nulla di negativo,”-afferma il Ministro- “d’altra parte, anche il maestro unico sembrava un disastro per la sinistra, ma non è stato così”<br />
Di grazia, ma con chi si è confrontata il Ministro, prima di stabilire il tetto del 30%?<br />
Da  quali e quante  scuole, da quali e quanti docenti, sulla base di quali e quante verifiche  ha tratto un giudizio positivo sul maestro unico?<br />
Si è misurata con l’enorme frustrazione di docenti sempre più affaticati, costretti ad intervenire su più classi in parte come maestri e maestre “uniche”, in parte come tappabuchi per allungare l’orario scolastico o effettuare sostituzioni di colleghi e colleghe assenti?</p>
<p>Il Ministro dice e poi, parzialmente, ritratta.<br />
“Stranieri” non sono gli alunni, figli di immigrati, nati in Italia.<br />
E poi,  i bambini che parlano bene l’italiano  non rientreranno nel tetto.<br />
E ancora, la disposizione potrà essere applicata con alcune flessibilità dagli Uffici scolastici regionali.<br />
Che grande confusione!<br />
Quanta disinvolta leggerezza!</p>
<p>La soluzione alla presenza troppo alta di stranieri in alcune scuole non può che essere affidata ai territori stessi, alla programmazione flessibile, al dimensionamento della rete scolastica.<br />
Si può, ad esempio, prevedere di costruire istituti scolastici con plessi contigui di scuola primaria e secondaria di I grado, in cui le scuole stesse possano distribuire in modo più equilibrato  gli alunni italiani e stranieri .<br />
(Era questa  la soluzione indicata dalla rete delle scuole del Municipio VI di Roma, per risolvere il “caso” della scuola “Pisacane” , costruito ad arte da parlamentari del PDL a Roma, alla  quale invece il Comune ha opposto la costituzione di un Istituto Comprensivo che aggiungerà la elementare “Pisacane” alla media “Pavoni”, altra scuola ad alta concentrazione di alunni stranieri. In tal modo si creerà  il Comprensivo a più alta concentrazione di stranieri del territorio, senza risolvere il problema “Pisacane”, non potendosi  effettuare  osmosi con altra scuola elementare.<br />
Sono queste le soluzioni promosse dalla destra che esaspera anziché risolverli, i problemi!)</p>
<p>Si può, altro esempio, arricchire l’offerta formativa dei singoli Istituti, (più tempo pieno, più lingua straniera,   apertura pomeridiana con offerta di laboratori, teatro, attività sportive  ecc) così che essi diventino attraenti anche per l’utenza italiana e richiamino iscritti anche non di bacino<br />
(E’ questa la soluzione realizzata dalla scuola “Di Donato “ di Roma, ma anche da scuole della periferia di Milano, di Firenze, di Torino, considerate “storiche” rispetto all’integrazione di alunni stranieri che effettuano ormai da decenni, con buoni  risultati)</p>
<p>Si possono prevedere situazioni logistiche ottimali (edilizia rinnovata, spazi per attività all’aperto e sportive, “campus” con contiguità di diversi ordini e gradi di scuola, sperimentazione di attività all’aperto, trasporti per alunni le cui famiglie ne facciano richiesta ecc) e  un organico funzionale rinforzato e garantito nel tempo medio lungo, per percorsi  sperimentali di integrazione e scambi culturali con i Paesi di provenienza della maggioranza degli alunni stranieri.<br />
(Questa fu, per molti anni, la scelta della Scuola Media “Mazzini” di Roma, dove si realizzavano annualmente viaggi e scambi epistolari  con città della Cina da cui provenivano molti degli alunni iscritti della comunità cinese romana e dove , contemporaneamente, ci si era specializzati nell’integrazione di alunni non vedenti, inserendo l’apprendimento del “Braille”  nel  curricolo ordinario di tutti gli alunni. Quella scuola, sperimentale per molti anni, veniva scelta dalla borghesia romana per l’eccellenza e l’originalità dell’offerta formativa  )</p>
<p>Come si vede, ogni possibile soluzione va adattata alle situazioni, alle risorse, alle potenzialità che ogni Scuola presenta.<br />
In ogni soluzione, però, non si può prescindere dall’investimento di risorse adeguate, costanti e non   legate a progetti straordinari, erogati una tantum.<br />
Quanto di più lontano da disposizione rigide e decise al centro!<br />
Quanto di meno  velleitario ed ideologico che affidare alle sole parole la soluzione dei problemi.<br />
Quanto di più lontano dalla povertà ,  dai tagli e dai risparmi imposti alla scuola italiana  dai Ministri  Tremonti e Gelmini.</p>
<p>(Per assimilarsi alle disposizioni ministeriali, anche il Comune di Roma ha pensato bene di indicare 5 alunni  come tetto massimo di stranieri  per ogni classe di  scuola dell’infanzia comunale, suggerendo, peraltro, di raggruppare alunni della stessa provenienza linguistica. Davvero al ridicolo non c’è fine! Poiché la disposizione è quasi impraticabile, in molti Municipi romani, suppongo che gli Uffici Scuola non ne terranno conto.)</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
<p>dirigente scolastica della scuola “Iqbal Masih” di Roma</p>
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		<title>Scuola: Lettera Celli, Sinistra e Libertà organizza presidio davanti a Luiss</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 19:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SCUOLA: LETTERA CELLI, SINISTRA e LIBERTA&#8217; ORGANIZZA PRESIDIO DAVANTI LUISS
Roma, 2 dicembre 2009
La Commissione generazionale di Sinistra e Libertà ha organizzato un presidio per mercoledì 3 dicembre alle ore 11:30 davanti alla sede della Luiss in via Romania, 32 a Roma in riferimento alla lettera pubblicata da Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss Guido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SCUOLA: LETTERA CELLI, SINISTRA e LIBERTA&#8217; ORGANIZZA PRESIDIO DAVANTI LUISS</p>
<p>Roma, 2 dicembre 2009</p>
<p>La Commissione generazionale di Sinistra e Libertà ha organizzato un presidio per mercoledì 3 dicembre alle ore 11:30 davanti alla sede della Luiss in via Romania, 32 a Roma in riferimento alla lettera pubblicata da Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss Guido Carli. &#8220;In Italia &#8211; scrivono in una lettera indirizzata allo stesso Celli &#8211; ci sono giovani che non si rassegnano<span style="font-size: x-small;"> a studiare in Università costruite ad uso e consumo delle imprese, a vivere in città saccheggiate dai costruttori, a dover consumare per esser cittadini, a dover scappare al nord per sfuggire alle mafie. Caro Pier Luigi, noi restiamo e combattiamo, studiamo e cerchiamo un&#8217;altra Italia possibile, un altro mondo possibile&#8221;.</span></p>
<p>Lo rende noto l&#8217;ufficio stampa di Sinistra e Libertà.</p>
<p><a href="../" target="_blank">http://www.sinistraeliberta.eu</a></p>
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		<title>SeL Puglia: La sicurezza stradale arriva nelle scuole pugliesi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 12:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Michele Ventricelli (SeL): La regione Puglia investe sull’educazione alla sicurezza stradale nelle scuole.
La Regione Puglia con Deliberazione n° 1123/09 ha approvato un programma di interventi  per far partire concorsi di idee sulla sicurezza stradale rivolto  agli Istituti scolastici pugliesi.
“Questa iniziativa è solo l’ultima in ordine cronologico all&#8217;interno di un percorso politico che la Regione Puglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Michele Ventricelli (SeL): La regione Puglia investe sull’educazione alla sicurezza stradale nelle scuole.</p>
<p><span id="more-1167"></span>La Regione Puglia con Deliberazione n° 1123/09 ha approvato un programma di interventi  per far partire concorsi di idee sulla sicurezza stradale rivolto  agli Istituti scolastici pugliesi.</p>
<p>“Questa iniziativa è solo l’ultima in ordine cronologico all&#8217;interno di un percorso politico che la Regione Puglia ha messo in piedi, volto alla sensibilizzazione dei nostri ragazzi su temi importanti, già dai loro primi approcci scolastici. – commenta il cons. regionale di Sinistra e Libertà Michele Ventricelli- L’educazione alla sicurezza stradale deve accompagnare i ragazzi dai primi anni di scuola affinchè vivano le regole del codice della strada non come una limitazione ma come qualsiasi altra norma di civiltà che imparano a scuola.”</p>
<p>Ricordiamo le precedenti iniziative ed esperienze già  attuate attraverso  concorsi di idee progettuali come “Crea il tuo percorso” e la “ Strada II Ed”, a cui hanno partecipato centinaia di scuole pubbliche pugliesi.</p>
<p>L’avviso pubblico  selezionerà 100 proposte progettuali riservato alle scuole pubbliche primarie e secondarie pugliesi e prevede l’impegno di spesa di  400.000,00 euro.</p>
<p>Un  ottima occasione per le Scuole pugliesi per contribuire alla crescita civile degli studenti.</p>
<p>Bari, 1/12/2009</p>
<p style="text-align: left;">COORD ISTITUZ.SINISTRA E LIBERTA&#8217; REG PUGLIA</p>
<p style="text-align: left;">MICHELE VENTRICELLI</p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Adesione sciopero lavoratori della conoscenza: lettera al Segretario Generale della FLCGIL</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, riunitosi in data 19 novembre 2009,
ritenendo

che l’istruzione  e la formazione di qualità siano  il presupposto per lo sviluppo  armonico delle potenzialità di  ogni persona e costituiscano  il fondamento dei diritti di      cittadinanza;
che      il  diritto – dovere ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-571"></span></p>
<p>Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, riunitosi in data 19 novembre 2009,</p>
<p>ritenendo</p>
<ul>
<li>che l’istruzione  e la formazione di qualità siano  il presupposto per lo sviluppo  armonico delle potenzialità di  ogni persona e costituiscano  il fondamento dei diritti di      cittadinanza;</li>
<li>che      il  diritto – dovere ad una      formazione di qualità , come affermato nella Costituzione, debba essere      offerto a tutti, dallo Stato italiano,       nella scuola pubblica ;</li>
<li>che sulla      Scuola e la Ricerca      si giochino lo sviluppo e la qualità dei sistemi produttivi e la qualità  stessa       della vita, in un mondo sempre più complesso e che su tali  settori       si debba investire per   il      futuro del Paese;</li>
<li>che  Scuola, Conoscenza,  Ricerca, Cultura siano gli strumenti      attraverso cui si  esercita      consapevolmente  la  democrazia del nostro Paese;</li>
<li>che la      politica  dei tagli indiscriminati e      delle  contro-  riforme del governo Berlusconi, di      fatto  restringano gli spazi di      partecipazione per  docenti,  studenti, famiglie, introducano elementi      di  forte selezione di classe  nel sistema dell’Istruzione e  della Ricerca, siano finalizzate alla      mortificazione e allo       smantellamento  del sistema      pubblico  in favore di una sempre      più veloce  apertura a  privatizzazione e  a logiche di mercato;</li>
<li>che le      conseguenze delle contro-riforme sulla occupazione dei lavoratori della      Conoscenza siano di estrema gravità e vadano in direzione opposta alle      politiche di investimenti che, in periodo di forte crisi economica e      strutturale, tutti gli altri Paesi sviluppati stanno conducendo;</li>
<li>che la      politica del Governo Berlusconi sulla Scuola e la Ricerca  apportino gravissimi danni al futuro di      ogni cittadino e a quello più complessivo del nostro Paese;</li>
</ul>
<p>ADERISCE  ALLO SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DELLA CONOSCENZA PROCLAMATO DALLA FLCGIL  PER IL GIORNO 11 DICEMBRE 2009 E IMPEGNA LE PROPRIE STRUTTURE TERRITORIALI  A COLLABORARE ALLA PIENA RIUSCITA DELLO STESSO</p>
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		<title>Scuola:Lettera al Movimento Precari della Scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, riunitosi in data 19 novembre 2009
ritiene gravissimo l’attacco che il Governo Berlusconi sta apportando alla Scuola e alla Ricerca;
condivide le parole d’ordine con le quali  i Precari della Conoscenza hanno convocato una Assemblea per “riprendere la lotta” e “rilanciare il movimento” a Roma, oggi, 20 novembre, presso l’Università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, riunitosi in data 19 novembre 2009</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ritiene </span></strong>gravissimo l’attacco che il Governo Berlusconi sta apportando alla Scuola e alla Ricerca;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">condivide </span></strong>le parole d’ordine con le quali  i Precari della Conoscenza hanno convocato una Assemblea per “riprendere la lotta” e “rilanciare il movimento” a Roma, oggi, 20 novembre, presso l’Università “La Sapienza”</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">aderisce </span></strong> all’invito a partecipare a tale Assemblea</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">impegna </span></strong>le proprie strutture territoriali  a diffondere fra i propri aderenti le informazioni sulle forme di mobilitazione che l’Assemblea definirà e a mobilitarsi per la loro riuscita</p>
]]></content:encoded>
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