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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; energia</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraeliberta.eu - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Bolletta salata per quelle vecchie scorie, l&#8217;Ue bacchetta l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 09:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando il governo Berlusconi ha riaperto il tema del nucleare, ministri ed eminenti esponenti del centro-destra hanno fatto a gara nel proclamare che l’energia elettrica in Italia è più cara perché il nostro paese non ha le centrali nucleari.
Ebbene, tutti questi “pasdaran” del ritorno all’energia nucleare sono stati smentiti dalla Commissione Europea che manda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando il governo Berlusconi ha riaperto il tema del nucleare, ministri ed eminenti esponenti del centro-destra hanno fatto a gara nel proclamare che l’energia elettrica in Italia è più cara perché il nostro paese non ha le centrali nucleari.<span id="more-4046"></span></p>
<p>Ebbene, tutti questi “pasdaran” del ritorno all’energia nucleare sono stati smentiti dalla Commissione Europea che manda un monito all’Italia per abolire, entro due mesi, i costi dello smaltimento delle scorie radioattive, che compaiono ancora nella bolletta dell’ENEL (voce A2) e che la Commissione ritiene  ingiustificati.</p>
<p>Questi costi impediscono la riduzione delle tariffe elettriche perché <em>«la produzione nazionale di elettricità beneficia degli oneri a carico dei clienti, usufruendo dei vantaggi derivanti da quegli stessi sovrapprezzi, laddove per le imprese straniere questi sovrapprezzi costituiscono un onere netto, che aumenta il prezzo finale del loro prodotto».</em></p>
<p>Insomma,  le autorità di Bruxelles sostengono la tesi opposta a quella di Scajola e di Berlusconi: i prezzi dell’energia elettrica sono maggiori in Italia perché gravati dai costi dello smaltimento delle centrali  in esercizio negli anni 70-80 che, anche se non più attive, comportano enormi spese per il trattamento delle scorie radioattive. Questi costi dovrebbero essere a carico dell’ENEL e non scaricati invece sugli utenti.</p>
<p>Secondo la UE: <em>«Tali costi (&#8230;) devono essere sopportati dai produttori di elettricità»,</em> <em>«Secondo il principio “chi inquina paga”, una quota delle risorse finanziarie avrebbe dovuto essere messa da parte dagli operatori nucleari per il trattamento dei residui e il loro stoccaggio a lungo termine in previsione dello smantellamento».</em></p>
<p>Di questi temi e delle bugie della propaganda governativa occorrerebbe parlarne durante la prossima campagna elettorale per le regionali.  I cittadini devono sapere cosa comporta per la collettività l’opzione nucleare e quali sono i rischi ed i costi veri delle <em>“cattedrali atomiche” </em>che il centro-destra vorrebbe realizzare in Italia. E’ una elemento di trasparenza per poter scegliere democraticamente i Presidenti delle regioni, anche sulla base delle loro posizioni sul tema del nucleare.</p>
<p>Finora, il governo ha scelto la strada opposta. Ha evitato di ufficializzare i siti e vorrebbe gestire centralmente la localizzazione delle future centrali, in barba al federalismo tanto sbandierato quanto calpestato. Ne è prova la decisione di impugnare, dinnanzi alla Corte Costituzionale, le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori.</p>
<p>Proprio i risultati della Puglia hanno dimostrato come lo sviluppo delle energie rinnovabili sia, nei fatti, lo strumento prioritario per ridurre i costi energetici, diminuire l’impatto ambientale e creare nuovi posti di lavoro.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
<p>Pubblicato da <em>il manifesto</em></p>
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		<title>Reti energetiche</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facciamo un passo indietro alle scorse Giugno, prima del G20 di Pittsburgh e il COP-15 di Copenaghen. Eravamo tutti fiduciosi che durante i due vertici si sarebbe vista la presa di coscienza dei paesi Occidentali e BRICS, liberando i finanziamenti necessari per rilanciare l’economia e limitare i mutamenti climatici.La scarsa incisità di Barack Obama durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo un passo indietro alle scorse Giugno, prima del G20 di Pittsburgh e il COP-15 di Copenaghen. Eravamo tutti fiduciosi che durante i due vertici si sarebbe vista la presa di coscienza dei paesi Occidentali e BRICS, liberando i finanziamenti necessari per rilanciare l’economia e limitare i mutamenti climatici.<span id="more-3757"></span>La scarsa incisità di Barack Obama durante i negoziati, a causa della debolezza della New Green Economy americana, ha comportato la mancata assunzione di responsabilità e rallentato <em>la rivoluzione energetico-climatica</em>.</p>
<p>I ritardi del Congresso americano nell’approvare lo US &#8211; Climate Change Bill, alle prese con una forte resistenze dei gruppi d’interesse di petrolieri e aziende energivore, contrarie ad assumersi la responsabilità economica e sociale delle emissioni;  la <em>non-volontà</em> delle Banche americane di sostenere le industrie ma gli stipendi dei super-manager e azionisti, restituendoo lauti dividendi; il debole sviluppo della filiera produttiva americana delle rinnovabili.</p>
<p>Questi elementi hanno impedito al presidente Obama di bilanciare il potere di una Cina in crescita nella produzione di energia pulita e che quest’anno supererà gli Stati Uniti nel valore della produzione industriale legata alle rinnovabili. L’esperienza per ora sfortunata del presidente Obama, ci dimostra però un aspetto importante della Green Economy, il necessario e fondamentale sviluppo della filiera produttiva delle risorse rinnovabili. Se gli stimoli dello Stato, non corrispondono ad una crescita produttiva e al rilancio dell’economia reale,  ma rappresentano solo una misura di compensazione per le emissioni inquinanti, <em>la rivoluzione energetico-climatica</em>, non potrà mai essere da leva per la ripresa.</p>
<p>Se consideriamo ora il cambiamento climatico come il più vasto e profondo fallimento del (libero) mercato di tutta la storia umana<a href="#_ftn1"><sup><sup>[1]</sup></sup></a>, citando Sir Nicholas Stern, è il clima stesso che pone davanti a noi la possibilità di adattarci al cambiamento. Ci chiede di mettere in atto misure preventive volte a contenerne gli effetti, oramai evidenti con l’aumento dell’intensità delle perturbazioni e la variazione della temperatura media stagionale.</p>
<p>La capacità di saper sfruttare “le possibilità” che il clima <em>impazzito</em> ci offre, è la soluzione migliore per invertire il precedente sistema fallimentare del (libero) mercato. L’approvvigionamento di energia, l’isolamento termico delle case, le diverse colture agricole, i nuovi prodotti bio-chimici e il riutilizzo delle risorse, richiedono il coinvolgimento di interi distretti industriali sull’orlo del collasso, che una volta erano funzionali alle produzioni di beni altamente inquinanti. Oggi abbiamo la possibilità di  passare ad una produzione di prodotti ad elevata tecnologia e rispettosi del pianeta, utilizzando la stessa rete pre-crisi ed integrando le innovazioni professionali che le nuove generazioni portano in dote nel settore energetico-ambientale. Questo garantirà nuovi lavori a centinaia di migliaia di lavoratori che rischiano licenziamento o che attualmente  sono in CIG.</p>
<p>La rete deve operare singericamente nella <em>triple helix</em> istituzione, privato, ricerca, ma deve essere spinta dal coinvolgimento delle comunità locali di cittadini; le comunità devono avere la possibilità di svolgere un ruolo fondamentale nell’indirizzare la domanda verso un consumo più sostenibile e meno impattante per l’ambiente. Quando il mercato fallisce c’è bisogno che i cittadini e i lavoratori sappiano rivendicare nuove possibilità che differiscano dai modelli iperproduttivi e energivori del passato.</p>
<p>Dobbiamo dunque disporre le capacità necessarie ad attivare reti di cittadini che sappiano sfruttare nella rivoluzione energetico-climatica, la possibilità di riqualificare le loro capacità verso nuove occupazioni e nuove forme di partecipazione attiva, dove è il cittadino a determinare il processo attraverso scelte consapevoli.</p>
<p>di Piero Pelizzaro</p>
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Sir Nicholas Stern, <em>Stern review on the economics of climate change.</em></p>
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		<title>Un nuovo sviluppo, una nuova politica, saranno mai possibili?</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 07:32:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciò che colpisce delle società occidentali, ormai indissolubilmente legate a schemi di sviluppo obsoleti, è la mancanza pressocchè totale di idee su un modello alternativo di sviluppo che si associ alla giustizia sociale. Per una reale giustizia sociale è necessario programmare uno sviluppo alternativo a quello dominante, in quanto le risorse del nostro Pianeta, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che colpisce delle società occidentali, ormai indissolubilmente legate a schemi di sviluppo obsoleti, è la mancanza pressocchè totale di idee su un modello alternativo di sviluppo che si associ alla giustizia sociale. Per una reale giustizia sociale è necessario programmare uno sviluppo alternativo a quello dominante, in quanto le risorse del nostro Pianeta, a cui si è fatto e si fa ricorso in modo indiscriminato, sono in via di esaurimento.<span id="more-2542"></span></p>
<p>Ormai tutti dovrebbero capire che i principi e le filosofie economiche che hanno determinato e favorito la “Rivoluzione industriale” dell’era moderna sono superati e prive di senso. Infatti, tutte le teorie economiche legate al capitalismo, visto nella sua forma classica, e il suo opposto, il marxismo, hanno come fondamento lo sfruttamento illimitato delle risorse per una crescita infinita. Ma tutti hanno fatto un grave errore: le risorse del Pianeta non sono illimitate!</p>
<p>Ora la soluzione fondamentale del problema, che è quello della salvezza del mondo, è quella di determinare una nuova filosofia economica che favorisca una “nuova rivoluzione industriale”, che si sviluppi grazie alle fonti alternative di energia, che dovrebbe, quindi, tenere conto di ciò che sarà il mondo nell’anno 2050, quando ormai le risorse del Pianeta saranno quasi definitivamente esaurite. E non nascondiamoci, cinicamente, dietro la squallida frase: “tanto io nel 2050 non ci sarò più!”. Gli economisti moderni, non proponendo alternative a questo modello di sviluppo, non pensano allo “tsunami” economico che lentamente ma inesorabilmente sconvolgerà la vita degli abitanti del Pianeta nonché il Pianeta medesimo. Gli unici, purtroppo inascoltati, che denunciano la catastrofe ambientale provocata dall’economia globalizzata sono gli scienziati.</p>
<p>La soluzione non la si trova nel limitare lo sfruttamento delle risorse, ma è di sistema. Infatti, anche se tutti i paesi del mondo diventassero improvvisamente virtuosi la deriva verso l’inquinamento globale non verrebbe arrestata, perché il modello di sviluppo economico che caratterizza ormai l’economia globale è fondata sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Nessuno, in quest’era moderna, pensa né si avventura a teorizzare e quindi a ipotizzare un modello alternativo di sviluppo, che è lungo e faticoso da realizzare, perché, motivo prevalente, non porterebbe consensi immediati! L’idea di sviluppo con la quale siamo cresciuti è talmente radicata che l’essere umano opera e produce col solo fine di incrementare i propri strumenti per continuare a produrre, secondo lui, all’infinito, costi quel che costi! Dunque, per avere in futuro un mondo più giusto è necessario trovare una soluzione che sia globale.</p>
<p>Siamo in piena recessione e abbiamo avuto modo di verificare che le varie soluzioni fin’ora adottate dai vari governi non hanno portato ad alcuna soluzione. È da ritenere, allora, che sarebbe opportuno sviluppare una nuova teoria fondata sulla consapevolezza che viviamo in un Pianeta a risorse limitate e che ciò che viviamo oggi non è altro che un piccolo anticipo di ciò che accadrà quando le risorse saranno esaurite.</p>
<p>Cosa accadrà quando l’acqua scarseggerà? Coloro che non potranno permettersela periranno e la popolazione mondiale si ridurrà fino a quando non ci sarà acqua a sufficienza per i sopravvissuti. È questa l’APOCALISSE che ci aspetta se non provvediamo ad un cambio di rotta a 360 gradi. È necessario trovare una nuova teoria che ci emancipi dall’attuale ciclo ricchezza/povertà che ci imprigiona. Una teoria che permetta uno sviluppo equo, equilibrato e sostenibile e che permetta, una volta per tutte, di eliminare le terribili conseguenze di uno sfruttamento irrazionale che distrugge più ricchezza di quanta ne produca. Solo in questo modo ci avvieremo verso un mondo in cui la giustizia sociale diventi un valore riconosciuto e reale. Inoltre, favorendo lo sviluppo delle energie alternative non solo si creeranno milioni di nuovi posti di lavoro ma si produrrà energia che permetterà la ripresa economica, fornendo energia pulita alle nostre imprese, che si libereranno dalla dipendenza del petrolio e del distruttivo nucleare.</p>
<p>Questo per me significa impadronirsi del futuro. Avere ben chiaro quali sono i problemi del lavoro oggi, combattere per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle categorie più deboli e proporre e fare approvare un modello alternativo di sviluppo che potrà essere un punto di riferimento anche per gli altri paesi.</p>
<p>Elio Lauria</p>
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