giovedì 17 dicembre 2009 20:37 - di
redazione
- Categorie: Documenti territoriali L’attacco di Berlusconi al Presidente della Repubblica ed alla Corte Costituzionale è un attacco alla Costituzione ed alla democrazia del
nostro paese, nata dalla Resistenza. La volontà di cambiare i principi costituzionali per imporre il presidenzialismo e la subalternità degli
organi autonomi, Corte Costituzionale e Magistratura, va respinta con decisione e senza cedimenti. Già una volta Berlusconi ci ha provato, ma
oltre il 50% degli elettori si è recato al voto referendario ed oltre il 60% ha votato No alla legge di modifica costituzionale.
Bisogna contribuire al rilancio di un forte movimento per la difesa della Costituzione e per la democrazia nel nostro paese. Una democrazia
che si basi sui diritti di espressione delle proprie opinioni e di decidere liberamente sulle questioni che ci riguardano nei luoghi di
lavoro, nella società, nelle organizzazioni sociali e politiche, anche per affrontare la grave crisi che attraversa il paese.
Questa crisi economica e sociale ha già prodotto circa 1 milione di licenziamenti, sopratutto nell’area del precariato, e la situazione è
destinata ad aggravarsi con la fine della cassa integrazione ordinaria e con il conseguente rischio di ricorso ai licenziamenti collettivi.
L’auspicabile mobilitazione dei lavorator* e del sindacato dovrà trovare il sostegno delle forze politiche della sinistra, per evitare i
licenziamenti e per sostenere i rinnovi dei contratti nazionali di lavoro per il loro valore solidaristico tra i lavorator* del nord e del
sud del paese, messo in discussione dalla stipula del nuovo modello contrattuale.
La sinistra ha l’esigenza urgente di ricostruire una presenza e una rappresentanza politica del mondo del lavoro. Questa crisi è la
conseguenza di decenni di riduzione delle retribuzioni a favore di rendite e profitti. In tutto il mondo, ed in particolare negli USA, il
sostegno alla domanda è avvenuto con l’indebitamento di massa. Lo scoppio della bolla immobiliare ha generato una crisi produttiva per il
crollo della domanda. I ceti popolari consumano meno, perché sono peggio retribuiti e gravati da debiti che ora non possono pagare. L’unica
ricetta anticrisi credibile è quella di aumentare la capacità di spesa dei ceti popolari, e di aumentare gli investimenti pubblici in energie
rinnovabili, formazione, ricerca, manutenzione del territorio e degli edifici. Per far ciò occorre una riforma del sistema fiscale che sposti
il prelievo sui grandi patrimoni, le rendite finanziare, l’area dell’elusione ed evasione fiscale, in modo da alleggerire i lavorator*
(dipendenti ed autonomi).
In Italia la crisi è aggravata dalle politiche del governo Berlusconi. Si sta avviando, dentro la crisi, un ulteriore trasferimento di risorse
verso i ceti benestanti. Le uniche manovre a favore dei ceti popolari (estensione degli ammortizzatori sociali) sono state finanziate
spostando fondi destinati allo sviluppo del sud, e dunque senza alcun incremento della domanda. Invece l’impunità garantita agli evasori
fiscali sta facendo esplodere il debito pubblico, e da ciò si invoca il taglio la spesa pubblica. Hanno iniziato dalla scuola (- 4 ml), pensano
di toccare ancora la previdenza per sottrarre l’attivo dell’INPS (+7ml) e finanziare una riduzione delle tasse sulle imprese (IRAP) con un
aumento dell’età pensionabile. Si tratta di manovre non solo socialmente
inique, ma anche economicamente regressive perché hanno l’effetto di diminuire la domanda aggregata, e di contribuire così alla ulteriore
perdita di posti di lavoro. Di fronte ad una crisi che ha molteplici dimensioni: finanziaria,
economica, sociale ed ambientale, la sfida globale ma anche locale, è riuscire a ripensare il sistema economico e produttivo alla luce di ciò
che è accaduto e sta accadendo, promuovendo un modello economico-sociale
innovativo e credibile, con al centro il lavoro per garantire uno sviluppo etico e sostenibile dal punto di vista ambientale che parli
innovazione e ricerca, respingendo la scelta nucleare del governo puntando sulle energie rinnovabili.
Il cambiamento necessario. L’egemonia della destra è reale. E’ stata lungamente e
“scientificamente” preparata, agendo anche sul percorso di istruzione scolastica e più in generale di formazione culturale. I giovan* sono
indirizzati a pensare se stessi solo in termini di consumatori e di potenziale forza lavoro acritica. La più diffusa e qualificata
istituzione di crescita culturale quale è la scuola pubblica è stata esautorata da questa funzione (già con i governi di centro sinistra), ed
il tentativo ancora in atto (ma quasi realizzato dal governo di centro destra) è di relegarla ad un ruolo di totale asservimento alle logiche
economiche, individualistiche, aziendalistiche e competitive che caratterizzano il generale processo di globalizzazione.
Per contendergliela non basta aggiornare delle identità divenute estranee all’esperienza concreta, né proporre una fuga dalla politica
verso una società atomizzata.
Serve un nuovo progetto, per disegnare il cambiamento della nostra società in modo da dare risposte ai problemi urgenti e affrontare le
sfide epocali del genere umano. Serve una nuova sinistra, per mettere in connessione il cambiamento con
il progresso sociale.
Serve un nuovo centro sinistra, per dare una prospettiva di governo al cambiamento. Occorre ripartire da un progetto sull’avvenire, sul futuro. Un pensiero in grado di colmare quel grande limite che consiste nella distanza con la quale ci guardano le nuove generazioni. Una distanza difficilmente colmabile fino a quando non ci faremo trovare là dove i giovan* collocano la loro vita e le loro aspirazioni, così come le loro rabbie e le loro speranze. Cioè nel futuro. Non esiste sinistra e non esiste cambiamento senza soggetti sociali, senza una rappresentanza forte del mondo del lavoro, senza una rete sociale che si vuole riappropriare della politica e che costruisce un suo progetto, un suo modello di relazioni. È su questo piano che prende corpo e visibilità l’alternativa alla destra: partecipazione sociale contro decisionismo, pluralismo e autonomia dei soggetti sociali contro la concentrazione del potere nelle mani di un leader carismatico. Se abbiamo chiaro a chi vogliamo parlare, i programmi vengono da sé. Viceversa, se non si costruisce un rapporto reale con la società i programmi sono solo pezzi di carta. La sinistra parte dunque da una scelta di campo: quella a sostegno della condizione sociale dei lavorator*, delle donne tutte, degli oppressi.
Parlare di tutto questo significa parlare di Sinistra di ecologia e di Libertà
Sinistra, cioè della solidarietà fra gli individui e i popoli, della necessità di costruire la pace, di riaprire il processo del disarmo e della denuclearizzazione. La catastrofe delle guerre in Iraq ed in Afganistan deve servire da ammonimento: guerra porta guerra. L’idea che
la democrazia si possa esportare con le armi, è una cinica ipocrisia che copre gli interessi economici e geo strategici che stavano al fondo
della strategia della guerra permanete di Bush. La guerra non combatte affatto il terrorismo, ma anzi lo alimenta, facendolo sembrare l’unica forma di resistenza alla occupazione militare di interi paesi. Il primo strumento per la sicurezza globale sono le politiche per uno sviluppo equo e sostenibile, la redistribuzione della ricchezza prodotta per contrastare più efficacemente la povertà e le disuguaglianze strutturali, delle quali quella tra il Nord e il Sud del paese resta la più drammatica. Le grandi migrazioni del nostro tempo, che vedono spostarsi da una parte all’altra del mondo milioni di persone alla ricerca di opportunità e di speranze di vita, devono essere affrontate – combattendo risolutamente la vergogna del nuovo schiavismo, la vergogna delle politiche xenofobe. La sinistra è per l’uguaglianza come giustizia sociale e rispetto delle differenze etniche, culturali e religiose. La Sinistra sa che le donne sono cambiate e sa che anche gli uomini dovranno farlo. Occorre ripartire dalle esperienze e dai paradigmi del femminismo che hanno trasformato le relazioni nella famiglia e nella società senza bisogno di apparati e di gerarchie organizzative. Occorre ripartire anche da li se si vogliono risolvere i temi dell’ingiustizia sociale che un pensiero unico maschile, oggi in profonda crisi, ha creato. La partecipazione attiva delle donne alla vita politica deve essere promossa e garantita in quanto diritto inalienabile. Per questo la pratica maschile deve liberarsi dell’uso della forza, simbolica e reale, come soluzione politica delle controversie familiari, nelle
relazioni tra i sessi, nel lavoro, nella politica e nell’economia. “Sinistra ecologia e Libertà” è impegnata a superare la fase in cui le donne venivano viste solo come vittime. Invece occorre assumere la differenza di sesso come vincolo e matrice del cambiamento delle pratiche novecentesche della politica e del suo pensiero per correggere la questa nostra “democrazia imperfetta”. Tutto questo perché la differenza di sesso non è solo femminile, ma anche maschile, differenza tutta ancora da indagare.
Si devono individuare nuove azioni di contrasto, anche a livello legislativo, al fenomeno della violenza contro le donne, che si diffonde
sia dentro che fuori la famiglia. La sinistra è per l’occupazione stabile, perché la lotta alla precarietà non può limitarsi agli ammortizzatori sociali, ma richiede una nuova normativa che rovesci la logica della legge 30 e della legge Treu. Un’intera generazione sarebbe altrimenti condannata a un futuro di precarietà e di livelli infimi di reddito. Va ripristinato il principio del lavoro a tempo pieno e indeterminato come regola generale. Va
favorito l’accesso dei giovan* alle professioni, al lavoro autonomo, rompendo le logiche delle caste professionali ed economiche.
Sappiamo che l’attuale sistema economico da tempo distrugge ricchezza come una delle sue tendenze principali, e difficilmente potrà essere
ricondotto ad un funzionamento imperniato sulla coppia lavoro-profitto. E’ quindi necessario prevedere, tra i contenuti di una articolata
piattaforma per i diritti e per il lavoro, l’obbiettivo del reddito di cittadinanza, come misura necessaria per la difesa di coloro che non
hanno il lavoro, o che lo perdono, restando così privi di tutele sociali.
Ecologia, cioè consapevolezza che siamo di fronte al rischio di rottura irreversibile dell’equilibrio ecologico e della biodiversità: dovranno
essere ridotti i consumi energetici globali ma con la loro crescita nei paesi poveri e la loro riduzione drastica nei paesi ricchi. Le forze
culturali, sociali e del lavoro più avanzate nel mondo, dovranno trovare un’intesa per governare nella democrazia la transizione dall’era
dell’energia fossile all’era dell’energia solare. Senza questa forza globale in campo, i governi più reazionari useranno la guerra per il
controllo dei mercati e delle materie prime, come il petrolio e l’uranio, mentre i governi più deboli cercheranno di utilizzare la crisi
per colpire i lavorator*. Lo scontro sarà durissimo. Le forze conservatrici e il Governo Berlusconi vogliono mantenere alti i consumi
energetici alimentando l’illusione che il nucleare possa essere la risposta alla crisi: vogliono una soluzione centralizzata e autoritaria
per affrontare la crisi energetica e sociale. L’impegno più immediato è quello di intervenire per cambiare il sistema di sviluppo sulla base della strategia UE delle “Tre 20%”: aumentare del 20% il risparmio energetico e del 20% l’energia prodotta da fonti rinnovabili; ridurre del 20% le emissioni di gas climalteranti. Per realizzare questi obiettivi bisogna compiere scelte politiche di forte cambiamento del sistema produttivo. Si pone l’esigenza di superare produzioni ormai obsolete, e di realizzare nuovi posti di lavoro nel campo della ricerca del risparmio e della produzione energetica, oltre che per la riqualificazione produttiva e urbana. La transizione dall’era dell’energia fossile all’era dell’energia solare chiede una nuova idea di comunità che deve affermarsi nella democrazia e con la partecipazione attiva dei cittadini.
Libertà, come diritto alla conoscenza, alla partecipazione, all’informazione. La laicità dello stato è lo spazio di tutte le libertà, compresa quella religiosa. Oltre ad essere una conquista della democrazia repubblicana, è una condizione stessa della democrazia. Essa
è un principio non negoziabile, e va difesa dai molti che oggi vogliono negarla o non intendono difenderla. Di fronte a nuovi dilemmi sulla vita
e la morte, dinanzi a una pluralità di modi di essere nella sfera della sessualità e dell’affettività e di scelte in materia di convivenza,
sosteniamo la libertà come spazio di autonoma e responsabile decisione di ciascuno. Lo Stato deve riconoscere il diritto all’autodeterminazione
delle donne e degli uomini. Vanno riconosciute, con una moderna legge sulle unioni civili, le forme di amore e di comunione di vita che hanno
luogo fuori del matrimonio, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere delle persone coinvolte. Va riconosciuto il
diritto a decidere in prima persona del proprio corpo e della propria morte, per la rimozione degli ostacoli che le donne affrontano nel dare
attuazione ai propri progetti di vita. Va riaperto un confronto serio ed equilibrato sul tema della procreazione assistita (si pensi ai
risultati gravemente penalizzanti dell’attuale legislazione italiana).
Una nuova questione morale Aspetto centrale della crisi italiana è il crescente distacco tra cittadini e politica e la crescente sfiducia dei cittadini nei confronti delle stesse istituzioni. I partiti sono sempre più macchine volte alla gestione del potere, e sempre meno organismi vitali in mano agli iscritti. Non può esserci alcuna rigenerazione della nostra democrazia senza una profonda riforma della politica e una nuova legge elettorale.
Il bipolarismo ha fallito e il bipartitismo rischia di aggravare le cose. Serve una legge che non escluda le forze minori e che favorisca le
aggregazioni per un nuovo centrosinistra basato su un patto programmatico di governo alternativo alle politiche del centrodestra.
C’è bisogno di sinistra, c’è bisogno di ecologia, c’è bisogno e di libertà L’Italia ha bisogno di una nuova forza di sinistra, laica ed ecologista,
punto di convergenza di nobili tradizioni, di storie e percorsi i quali divisi e dispersi non riescono più a far pesare la loro voce.
Siamo nati per unire la sinistra, per dare un luogo di ritrovo alla sinistra dispersa. In questi anni abbiamo toccato con mano quanto sul
desiderio di unità prevalga il miope calcolo di piccoli ceti politici autoreferenziali. Sia nel PRC che nei Verdi è prevalsa di misura la
scelta di isolamento a custodia di una identità di cui ci sentono proprietari. Chi cercava l’unità della sinistra ha dovuto lasciare quei
fortini, ma non ha certo dismesso le proprie scelte per costruire una società più giusta e più ecologica.
Oggi “Sinistra ecologia e Libertà,” è la casa di tutti quanti hanno il coraggio delle domande sul nostro presente e sul nostro futuro. E che
sanno che nessuna tradizione del pensiero di sinistra del 900 ha da sola le risposte. Queste risposte saranno il frutto di un nuovo inizio, che
parte dalla realtà per trovare soluzioni e non dagli schemi che hanno diviso la sinistra in passato. Questi oggi non hanno più senso
sopratutto agli occhi dei soggetti sociali a cui pensiamo di fare riferimento. Noi ci rivolgiamo a tutti quanti credono nell’unità e nella
partecipazione, e diciamo chiaramente che la nascita di “Sinistra ecologia e Libertà”, non chiude le porte a chi oggi non è con noi, ma le
lascia aperte per accogliere chi, con i propri tempi e propri percorsi, maturi la scelta dell’unità.
Per questo noi vogliamo essere una forza con culture politiche plurali, basata su un’organizzazione federativa regionale, sulla partecipazione
democratica degli iscritti alla elaborazione e alle decisioni politiche
anche con l’uso della rete, con un metodo che affidi agli iscritti e agli elettori la scelta dei candidati alle elezioni.
Per noi questo percorso non può più essere rinviato.
Deve iniziare subito a partire dai territori una campagna di adesione a “Sinistra ecologia e Libertà” che sposti il baricentro del processo
costituente dalle forze politiche che l’hanno promosso agli uomini e alle donne che vi aderiscono.
Emilia Romagna – 12 Dicembre 2009