Opposizione di piazza

Stampa questo post lunedì 05 luglio 2010 17:25 - di Andrea Sironi - Categorie: Articoli

Questo mese di luglio è cominciato con temperature bollenti, non solo meteorologicamente parlando. L’agenda dell’antipolitica è colma di questioni, sempre più sganciate e distanti dalla realtà quotidiana della gente comune.

E’ da tempo che sui giornali leggiamo e rileggiamo fatti ormai più che noti, riguardo le incapacità di proposta politica di questa compagine governativa. Ministeri inutili che nascono dall’oggi al domani come scudi di difesa, bavagli vari, riforme “ad personam” e chi più ne ha ne metta.

E l’agenda della politica? Quella vera, quella che dovrebbe essere sì colma, ma di questioni volte a possibili soluzioni ai tanti e tanti problemi che stanno divorando la società civile è miseramente vuota, pagine e pagine senza scritto nulla, molto probabilmente perchè non si ha tempo di “riempirla” con proposte che abbiano veramente una visione d’insieme, una visione che abbia alle sue spalle una capacità politica.

E’ sotto gli occhi di tutti l’eccessivo divario fra il popolo e il politicante. Anche se “l’immobilismo” è ancora alto, la piazza si è mobilitata, fra la gente è rinato quel senso di protesta e indignazione contro il deterioramento collettivo, che da tempo non si vedeva, che contrapposto al mondo dei rappresentanti politici fa emergere in termini assoluti quel vuoto che è oggi far politica.

Il dissenso collettivo fatica a trovare un interlocutore adatto e utile a metabolizzarlo, attraverso percorsi politici capaci di soddisfare i bisogni che il Paese esprime, ovvero libertà, giustizia, equità, rispetto reciproco, e per ultimo, ma non per ultimo, umanità che via via si è scremata e persa.

Il Paese dunque ha bisogno di Politica, quella con la P maiscuola. Gran parte di quello che è rimasto dell’opposizione, si è dichiarato anti-Berlusconiano, per poi condividere con la Destra molte delle sue ideologie, come se l’unico problema del Paese fosse la persona di Berlusconi.

Essere anti-Berlusconiani significa proporre una politica impostata su un nuovo modello di società: includente, equa, che abbia la suo centro una cultura ed un ampio respiro destinato a guardare il futuro con occhi nuovi, liberi dalle catene del passato. E’ necessario sviluppare nuove energie e nuove sinergie per ridefinire un futuro, il quale di per sè, non ha appartenenza, ci unisce, ci migliora, ecco perchè custodisce il nostro bene più prezioso: il progresso.

Cominciamo a concentrare la nostra attenzione alle piazze non solo come un oggetto che possa spazzare via Berlusconi, ma bensì spazzare via il suo modo di far politica, che ahimè non è soltanto sua prerogativa. Questo è quello che conta, questo è quello che chiedono i numerosi gruppi, le reti, le associazioni, le persone comuni che popolano ed animano le piazze.

Non chiediamoci chi non vuole la piazza ma chi la vuole e cosa essa esprime, partendo sempre dal basso, dai singoli soggetti.

La piazza, l’opposizione diffusa che svolge, deve diventare un coro capace di esprimersi istituzionalmente in una strategia politica complessiva, altrimenti il rischio è quello di sostituire un generale con un capitano, lasciando di fatto disattese le innumerevoli sensazioni di chi la piazza la riempie.

I commenti per questo post sono chiusi
alfonsodt 

ANDREA manifestare in una democrazia è avere la cognizione del tempo che un individuo stà vivendo,manifestre dentro al berlusconismo e contro questo modo di fare politica e del distacco attuale tra essa e i cittadini diventa una azione ancora più nobile,attenzione però e si cittadini di questa repubblica attenzione a non manifestare contro berlusconi, berlusconi incarna il peggio che il capitalismo italiano e la filosofia neoliberista possa rappresentare,attaccare frontalmente berlusconi sarebbe come cercare di toglere un pezzo abbondante di carne tra le fauci di un leone,nel fare ciò verremmo sbranati dal leone,figuratevi cosa può farci capitare uno tra i più potenti della terra sè si sente attaccato frontalmente,vanno bene le piazze ma alle piazze dovremmo oppure dobbiamo affincarci una idea di paese diverso,una idea di paese dove le leggi sono uguali per tutti,non solo per i fessi,una idea di paese che chi ha la fortuna di avere di più in modo proporzionale contribuisca alla emancipazione civile e morale di questo paese,una idea di paese dove anche i figli degli operai sè valgono nella scuola abbiano la possibilità di dimostrare il loro valore e vengano aiutati perchè ciò possa essere possibile,una idea di paese dove chi ruba risorse economiche alla collettività tramite l’evasione fiscale venga trattato come un ladro e non premiato,una idea di paese dove l’energia alternativa ecocompatibile ed ecosostenibile venga valorizzata e non penalizzata,una idea di paese dove la criminalità venga debellata e non premiata ed infine ma altro ancora ci sarebbe da dire una idea di paese dove chi lavora e vive del proprio lavoro venga rispettato e non sfruttato,per fare si che queste idee prendano corpo và bene riempire le piazze ma và male sè le stesse sono finalizzate ad attaccare una persona e non il suo ideale di paese,va bene scendere in piazza ma sè poi alla piazza non riusciamo a dare un seguito tutto è bello tutto è nobile tutti c’eravamo ma alla fine a comandare e non a governare ci sono sempre loro.- un saluto di sinistra atutti alfonso di tullio mil/te SEL.

11 luglio 2010 - 08:14
carlo55 

..si ..si va bene !ciao

8 luglio 2010 - 09:31
Veronica 

Luoghi comuni: piazza, politica con la P maiuscola e anti-berlusconismo! Poche chiacchiere e iniziamo a fare qualcosa per migliorare la situazione italiana, ormai al collasso. Preoccupiamoci del fatto che la maggior parte della popolazione italiana è intrisa di un sentimento di indifferenza per tutto ciò che succede da far paura. Preoccupiamoci del fatto che non esiste più un sentimento comunitario, che l’individuo è funzione di una collettività che deve esistere ed emergere.Preoccupiamoci di far partecipare la gente, non solo alle manifestazioni di piazza che ormai lasciano il tempo che trovano. Cerchiamo di far rinascere l’idea che in una società democratica ognuno, nel proprio piccolo, apportando il suo contributo, può cambiare le cose. La politica con la P maiuscola non è sola rappresentanza. E’ quella che parte dal basso, da persone che ci credono e che hanno il diritto-dovere di trasmetterla come “buona novella”. Il berlusconismo ha tratto il suo sviluppo anche dall’inesistenza di un’opposizione in Parlamento.Non solo da questa. La manifestazione di piazza, da sola, non basta. Probabilmente non è mai bastata. Pensiamo a come vorremmo l’Italia e facciamocela diventare. un saluto

7 luglio 2010 - 17:44
Vanni Maltoni 

@ carlo55
Senti, se ti prudono le mani puoi recarti seduta stante a Roma a manifestare insieme ai terremotati abruzzesi che sono stati caricati dalla polizia… Questo è un blog dove si discute, nel caso non te ne fossi accorto.

7 luglio 2010 - 14:42
carlo55 

…e cosi, a sentire sti post ogni preghiera finisce in gloria!!!…ale!!!!!

7 luglio 2010 - 14:22
filippo boatti 

E’ vero che ci sono segnali positivi nell’America latina. Concordo anche nel giudizio su Chavez. Dall’Europa può venire un grande contributo tecnico-scientifico per andare oltre il petrolio… ovvio che per introdurre elementi di socialismo nel sistema globale bisogna affrancarsi dalla raffinazione del petrolio e aprirsi alle fonti energetiche più democratiche.

7 luglio 2010 - 14:02
Vanni Maltoni 

@ filippo

Dico America Latina perchè vi sono dei segnali, non tanto nel Venezuela di Chavez che assomiglia un po’ alla Cina e nemmeno nel Brasile di Lula che gode di fama immeritata all’estero (è un populista dei peggiori) quanto nella Bolivia di Morales e nell’Ecuador di Correa.
Questi 2 paesi sono al momento l’avanguardia del socialismo nel mondo e anche dal punto di vista ambientale e del rispetto delle minoranze (indios) sono molto avanzati.

7 luglio 2010 - 12:35
paolo 

Quoto carlo55, in certe zone quelli che si sentono a sinistra sono quelli più spenti, che razzola sempre nello stesso giardinetto da anni. Compagni coraggio! Ci vuole uno scatto di novità, di nuova immaginazione, ci vuole gente nuova!

7 luglio 2010 - 10:24
carlo55 

..ma che facciamo a fare la Sinistra?…smettiamola dunque di prenderci in giro!!!! e diventiamo tutti davvero liberisti e berlusconiani …sento che molti hanno gettato la spugna e non vedono ..sognano e immaginano…dopo questa epoca…il nulla!!!complimenti compagni…complimenti!!! restiamocene a casa che è meglio!!!allora!!

7 luglio 2010 - 09:48
filippo boatti 

Vanni concordo con quanto scrivi, ma il superamento del capitalismo è qualcosa ancora molto al di là venire, non è questione geografica ma di trasformazione globale dei modi di vivere dell’umanità sul pianeta, ci vorranno i secoli.

7 luglio 2010 - 02:09
alberto 

Anch’io concordo sul fatto che berlusconi non sia il solo problema di questo paese, sono ben più pericolosi quei politici (e ce ne sono molti anhe a sinistra) che professano certe politiche che scimmiottano il premier. Questo è da temere ancora più dello stesso premier

6 luglio 2010 - 22:28
Vanni Maltoni 

Che la sola presenza di Berlusconi in Italia non sia la fonte di tutti i problemi mi trova concorde, non dimentichiamo però che stiamo parlando di un uomo che nella classifica dei più ricchi del mondo occupa la posizione nr.5.
Che il 5° uomo più ricco del mondo sia stato in grado di comprarsi ed asservire tutto un paese è plausibilissimo, specie se coadiuvato dal mondo finanziario e della grande impresa.
L’Italia ha bisogno di darsi regole democratiche certe e rientrare nell’ambito europeo dell’alternanza fra forze liberiste e socialiste. Il passo successivo, il superamento del capitalismo, è fuori della portata del nostro paese per tradizione e cultura, per la presenza del Vaticano, per l’opportunismo e la mancanza di princìpi che da sempre ci contraddistingue.
Se tale superamento può nascere nel mondo, sarà il continente Sudamericano l’incubatrice di un nuovo modello sociale, qualora riesca a sfuggire ai tentativi statunitensi di mantenerne l’asservimento. L’Europa non è più la culla della civiltà e nemmeno il luogo da cui tutto comincia per diffondersi altrove, e non lo sono più nemmeno gli USA.
E’ dura capirlo e accettarlo, ma siamo diventati periferia del mondo in tanti sensi.

6 luglio 2010 - 19:25