giovedì 11 marzo 2010 11:58 - di
Curzio Maltese
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I centristi dell´Udc decisivi per la volata di Nichi
Era la notte delle primarie. Con la vittoria di Vendola e la nomina di Rocco Palese a sfidante, in poche ore è crollata a sinistra l´egemonia di D´Alema e a destra è cominciato il dopo Berlusconi.. Fuori gioco il Padrone e lo Stratega, senza i quali in Puglia, ancor più che nel resto d´Italia, non si muoveva foglia da quindici anni, che cosa è rimasto sul campo?
Una nuova sinistra di guerriglieri mediatici, una vecchia destra di notabili poco telegenici, un centro né nuovo né vecchio a fare da ago della bilancia. Sullo sfondo, un intreccio di affari, scandali e regolamenti di conti fra potentati economici. E il paradosso di una regione da sempre di destra che rischia di finire per la seconda volta nelle mani del più rosso dei governatori.
«In Puglia almeno abbiamo presentato le liste, peccato non il candidato» dicono che ripeta Berlusconi. Questo Rocco Palese, ombroso braccio destro del ministro Raffaele Fitto, questo candidato in grisaglia, noiosamente onesto e antitelevisivo, al premier non è mai andato giù. «Rocco chi?!» aveva urlato in faccia a Fitto, durante un consiglio dei ministri. «Palese, come l´aeroporto» aveva sussurrato l´altro. «Ah, così la gente se lo ricorda» s´era calmato il Cavaliere.
Ma pochi giorni dopo, con i manifesti “Palese presidente” già stampati, il premier era tornato alla carica, aveva convocato Fitto e i maggiorenti del partito per dire che «con questo Rocco, come si chiama?, non andiamo da nessuna parte. Per vincere dobbiamo allearci con Casini e appoggiare la Poli Bortone». Ma Fitto si oppose al punto di minacciare una scissione e Berlusconi, per la prima volta, fece lui un passo indietro.
E´ partita così la strana sfida fra il Ragioniere e il Poeta, secondo la reciproca definizione. Dove il Ragioniere sta per Palese e il Poeta allude naturalmente a Vendola, il “poeta di Terlizzi”, e ad altro. Come si evince dalla greve traduzione del terzo incomodo, Adriana Poli Bortone: «Vuoi vedere che fra un ragioniere e un diverso, stavolta ai pugliesi può piacere una donna?». Tanto per dire del livello.
Il duello fra Vendola e Palese è lo spettacolare rovesciamento degli stilemi che hanno dominato la seconda repubblica. E´ la sinistra che detta l´agenda e si diverte, sfrutta l´abilità mediatica, ricorre al populismo, inventa una trovata dopo l´altra, ribalta le accuse in punti di forza. La destra irride al Poeta di Terlizzi? E Vendola risponde con una campagna fatta di slogan, una ventina, tutti in rima baciata.
«Si tratta di far mancare il terreno sotto i piedi alla propaganda avversaria» spiega Giovanni Sasso, capo dei trentenni creativi dell´agenzia ProForma, che cura la campagna di Vendola. Lo stesso che ha inventato gli slogan poetici, le videolettere e l´esilarante “mago pidiello” che spopola da settimane su Youtube. La destra è costretta a inseguire, a dire «anche noi siamo contrari al nucleare», «anche noi non vogliamo la privatizzazione dell´Acquedotto pugliese». «Ma l´avete detto a Berlusconi, a Fitto e al governo?» è la facile replica di Vendola.
Quando si va sul territorio, come si dice, sembra di assistere al confronto non fra candidati, ma fra epoche storiche. Incrocio la campagna di Vendola e Palese per la prima volta a Taranto, la più cinica e indolente piazza politica d´Italia. L´arrivo del ciclone Nichi è una scarica d´adrenalina, si bloccano le strade del centro nuovo e perfino della città antica, che è un deserto di palazzi disabitati, percorsi ormai soltanto da bande di spacciatori. Il governatore stringe centinaia di mani, più che un comunista sembra un senatore dell´Illinois.
Nelle stesse ore la convention di Palese si svolge nel lussuosissimo Hotel Histò a Mare Piccolo, in un salone dove si raccoglie la vecchia nomenclatura cittadina, ampie nuche democristiane, età media sulla sessantina. Al tavolo di presidenza spicca la pittoresca figura di Giancarlo Cito, ex sindaco e senatore, condannato per mafia, il proto Berlusconi di Taranto che già negli Ottanta faceva politica con le tv e le squadre di proprietà. E a Palese fa pure la lezione: «Ricordati che la battaglia politica si vince sui media».
Scene simili a Foggia, a Barletta, a Brindisi. Nel Salento, dove la macchina del Pd è ancora nelle salde mani di Baffino, i dalemiani sfottono: «Stasera parla Vendola in piazza, portatevi i fazzoletti». Ma poi le piazze sono piene e la gente piange davvero. Ironizzano pure i berlusconiani sul loro candidato: «Stasera c´è Palese, portate le calcolatrici». E alla sera, al centro congressi, la gente sbadiglia di fronte all´alluvione di cifre da ordinanza regionale, «di cui al comma…».
Il maggior vanto e merito di Palese sta proprio nell´opposizione testarda, meticolosa, da ragioniere secchione ma galantuomo, che ha guidato per cinque anni in consiglio regionale. Non senza ragione, viste le inchieste della magistratura. Il guaio è che la vena moralizzatrice della destra si è fermata al nome del candidato presidente e all´epurazione delle escort, tornate a popolare le notti di corso Vittorio. Per il resto le liste pulite qui non sono pervenute.
A destra spicca il nome di Tato Greco, genero dei Matarrese, socio e amicissimo di Giampaolo Tarantini, già sponsor di Patrizia D´Addario. Per proseguire con Francesco Pistilli, ex sindaco di Acquaviva, condannato l´anno scorso per corruzione. Anche la Poli Bortone vanta in lista nientemeno che il ripescaggio di Cosimo Mele, l´ex deputato Udc sorpreso il 27 luglio 2007, in un albergo di via Veneto, nel mezzo di un´orgia a base di cocaina con un paio di prostitute.
Oggi è in giro per le parrocchie del brindisino a spiegare il valore della famiglia. Nel centrosinistra ha fatto discutere, per opposti motivi, la candidatura a capolista dell´Idv di Lorenzo Nicastro, magistrato titolare per nove anni delle inchieste su Fitto e Angelucci. Attaccato dalla destra come «evidente caso di barbara commistione fra politica e giustizia». Difeso a spada tratta da Di Pietro, meno dal Pd e da Vendola, quasi per niente dall´Associazione nazionale dei magistrati.
La civile idea che non si debbano candidare in lista delinquenti, corrotti e inquisiti, ma neppure i magistrati che li hanno indagati fino al giorno prima, pare minoritaria anche nei laboratori della Terza Repubblica. «Come sembrano minoritari i problemi concreti» obietta Alessandro Laterza, presidente degli industriali baresi. «In fondo si parla molto della personalità dei candidati, di chi c´è e di chi manca nelle liste. Ma che cosa vogliono fare nella sanità, che rappresenta l´80 per cento del bilancio regionale e il 90 per cento degli scandali, nessuno l´ha ancora ben chiarito.
E alla prossima puntata Vendola non potrà più dire che alla sanità ha dovuto accettare l´assessore voluto da D´Alema. Stesso discorso per i miliardi dei fondi europei, gli ultimi, l´ultima occasione per rilanciare l´economia della regione».
Sono tutti d´accordo nel dire che la battaglia fra il rock Vendola e il lento Palese si deciderà nel Salento, dove Poli Bortone rischia di togliere molti voti al centrodestra, e soprattutto a Bari. Qui Vendola e il sindaco Michele Emiliano hanno siglato sabato scorso una spettacolare pace, dopo mesi di conflitti. Si vocifera di un accordo già trovato fra i due per fare in modo che sia Emiliano il successore di Vendola, in caso di vittoria. Fra cinque anni o forse molto prima. Dipende da quando finirà la seconda repubblica anche nel resto d´Italia.
Curzio Maltese
da La Repubblica – 11 marzo
Caro Peppe Giudice : Cos’è un partito? A che serve in una democrazia? E’ uno strumento infungibile (insostituibile) oppure è obsoleto? Quali le sue caratteristiche?
Mi ricordo che anni fa Tronti propose come tema di riflessione la questione della forma-partito. Sono anni che se ne discute ma mi pare che a sinistra poco sia stato prodotto. Mettiamo a tema la questione partito. Ma ricordiamo anche che la critica al soggetto partito ha dei precedenti. Es. : la critica alla degenerazione burocratica della socialdemocrazia, la legge ferrea dell’oligarchia di Michels, la critica alla macchina partitica di Ostrogorski, tanto per fare degli accenni su autori e temi ben noti. André Breton voleva mettere al bando e Simone Weil sopprimere i partiti politici. In nome di cosa e per proporre che? In che modo si selezionano gli eletti, la rappresentanza che deve andare a ricoprire ruoli in una istituzione rappresentativa, come vengono formati e all’interno di quale contesto? In un certo senso discutere del partito è discutere della crisi della politica. Ma lo schema leader/popolo a cosa rimanda? Ad una relazione speciale, ad una idea della rappresentatività o a cos’altro? Perché nell’Italia di oggi
questa soluzione di tipo populistico (moderno) torna a manifestarsi anche nel campo
del centro-sinistra (pensiamo a Di Pietro oltre che a Vendola)? Questa espressione si
situa soltanto a livello della crisi dei partiti o non trova altre ragioni più generali
nell’evoluzione dei sistemi democratici? E il populismo in Italia non si radica in una idea mitica della società civile idealizzata e contrapposta alle istituzioni che esonera per l’appunto la società stessa dalla responsabilità della crisi in atto?
da socialista per cultura politica sono nettamente avverso al populismo; anche perchè sul populismo si è fondata quella grave degenerazione della democrazia chiamata II Repubblica.
Ma proprio per tale ragione è vero quello che dice Vendola: i partiti (o meglio i non-partiti) di oggi essendo privi di progetto e di retroterra culturale sono effettivamente contenitori di clan, lobby e gruppi di interesse. E’ vero per il centrodestra. è vero per il centrosinistra. Il PD, nel sud soprattutto, ma non solo. è un partito dalla forte connotazione feudale. E certo problemi ce ne sono probabilmente anche in SEL sia pure in scala e dimensioni fortissimamente ridotti. Ad esempio nella fed della sinistra il soggetto di Diliberto è spesso portaborse del PD.
Se non vogliamo che il populismo trionfi dobbiamo costruire dei soggetti politici che abbiano una identità ed una missione storico-politica definita. Per questo noi come socialisti partecipi del progetto costituente di SEL riteniamo che il nuovo partito della sinistra debba contenere un esplicito riferimento al socialismo. Affinchè non resti in piedi una sinistra “vaga” ma al contrario una che abbia un progetto di società. Questo è il miglior antidoto nei confronti del leaderismo e del populismo. Comunque io non credo affatto che Vendola sia un populista. Il populismo fa leva sull’eccitazione irrazionale (vedi Berlsuconi, Bossi e Di Pietro), Vendola fa dei ragionamenti politici, magri conditi da un pò di poesia, ma sei ragionamenti che hanno profondità e serietà.
Caro Domenico da Enna ti sbagli e di grosso se pensi che abbia basato le mie affermazioni su quanto scrive Curzio Maltese. Sul Corriere della Sera del 12/03/2010 compare un articolo dal titolo “La sfida di Vendola. Partiti crepati. Io parlo al popolo” (pg 8). Nel pezzo sono contenute queste affermazioni di Nichi Vendola : “Di fronte al populismo berlusconiano bisogna essere in grado di riuscire a stare col nostro popolo……I partiti sono contenitori di clan, sottogruppi, enclave, lobby. Per questo l’appello al popolo….evocare il popolo o convocarlo non è populismo”. Mi sembra sufficiente.
Anche SEL è il partito che Vendola mette sotto accusa? Questa concezione è condivisa da tutto il gruppo dirigente di SEL? La critica alla degenerazione dei partiti va bene ma non l’idea, secondo la mia visione, che all’associazione partitica debba essere superata dal rapporto tra leader e popolo. Questo si chiama, appunto, populismo moderno.
E cosi Curzio Maltese almeno una reazione contro Vendola l’ha bella e indotta.C’è cascato Carlol. Gli realistici tutti di un pezzo alla maltese mi sono antipatici perchè presentano la politica come popolata da “uguali”,uguali cioè nei sentimenti meschini,furbastri,dalla moralità infima;tutti privi di qualsiasi idealità. Bene :anzi male.In politica ci sono personalità come Nichi Vendola che sono indigesti a tutti quelli che con il bene comune non hanno niente a che fare;e indigesti anche a quelli come il Curzio Malaparte che a furia di scrivere di cose torbide non è più in grado di distingere le aacque chiare da putridi pantani. Che s’ha dda fa ‘ppe campà !
La direzione di SEL reagisca e non avalli la tentazione leaderistica e populistica di Vendola.
non prestate ascolto a Curzio Maltese: è un prodiano stipendiato dalla lobby di De Benedetti. Quanto di più lontano ci possa essere dalla necessità di costruire una sinistra indipendente dai poteri forti.
Ok, ma non c’è bisogno di essere così freddi nei confronti dell’operato e del programma, che non ha niente da invidiare a quello di obama.
[...] La sinistra riempie le piazze, nella sfida tra Vendola e Palese finisce la seconda Repubblica Categoria: Rassegna stampa, Sinistra Ecologia e Libertà — SLSenigallia @ 22:45 [...]
be’ mi pare che i dati forniti oggi dagli economisti smentiscano Maltese, l’economia della regione l’ha già rilanciata, molto più che gli altri governatori del sud, be’ anche del nord…
E poi non sempre riempire le piazze è segno di populismo, Nichi sta realmente dalla parte del popolo…
curzio anni fa aveva scritto a proposito del primo governo Prodi: “il il miglior governo democristiano del dopoguerra”, cogliendoci a mio avviso in pieno.
speriamo che ci colga anche questa volta
Curzio Maltese è sempre molto bravo a dipingere splendidi affreschi della società italiana….anche se francamente mi sarebbe piaciuto se avesse sottolineato di più i risultati del governo della Puglia…comunque bene così…iniziamo ad avere un pò di voce anche sui media nazionali più importanti!
Giusto concentrarsi sulle regionali e sulla Puglia. Giusto fruttare l’immagine di Vendola- leader innovativo e per certi versi trasversale. Ma quali saranno gli scenari futuri? Ci troveremo con l’ennesimo partito ad personam? Una specie di Lista Di Pietro di sinistra? Perchè mi pare chiare come l’Italia sia un’ eccezione nel legare il nome dei partiti ad una personalità forte. Non mi risulta, e vorrei essere contraddetto, che nel simbolo della SPD compaia il nome del leader..nè in quello della LInke..nè in quello dei Verdi. E così in tutta Europa. Il rischio insomma è di quelli notevoli. Dopo le regionali si deve quindi nuovamente cercare di riaprire il dialogo con Verdi e Sociualisti: due partiti che usciranno con le ossa rotte da questo appuntmaneto elettorale. Ed anadre a congresso per un nuovo partito che non abbia paura di chiamarsi Socialismo Ecologia e Libertà. SEL. Collocato internazionalmente nell’internazionale socialista..alla sinistra della stessa. Se guardate bene stiamo seguendo anche qui una deriva da Paese in via di sviluppo o distrutto da una guerra nel denominare i partiti..Partito della Libertà, Partito democratico, Italia dei valori…nomi neutri che contengono tutto o niente. Penso sia ora di dare chiarezza.