
lunedì 08 marzo 2010 07:17 - di
Irene Marabos
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Quando il 10 novembre in un’assemblea all’Answers abbiamo deciso di occupare l’azienda nessuna, nessuno di noi pensava che la lotta sarebbe stata così lunga, che sarebbe durata così a lungo. Ma dall’autunno siamo passati all’inverno, poi è arrivato il freddo, il gelo e addirittura la neve e siamo arrivati ad un mese di occupazione, metà dicembre, ad un passo dalle festività natalizie.
Quando ho avuto la consapevolezza che avremmo dovuto passare dentro l’azienda Natale, Capodanno, l’Epifania, tutte le feste insomma, ho immediatamente pensato che in tante in tanti avrebbero mollato, che non ce l’avremmo mai fatta. Ma lo scoramento, lo sconforto non hanno avuto la meglio. Con caparbietà, determinazione, orgoglio e forza abbiamo reagito dicendoci “Non dobbiamo mollare, dobbiamo andare avanti e lottare fino alla vittoria!”
E l’entusiasmo, la creatività, le tante idee hanno preso il sopravvento: “Faremo un laboratorio per creare decorazioni natalizie da vendere nei mercatini di Natale” “Organizzeremo delle belle cene aperte alla città, ad amici e familiari e così passeremo le feste tutti insieme” “Andremo in giro a racimolare giochi e regali per la Strenna natalizia da donare ai nostri figli” e così via.
Ricordo lunedì 21 dicembre, aveva nevicato per tutto il fine settimana, il riscaldamento non funzionava perché la caldaia si era congelata, eravamo in poche intorno al tavolo dove si pranzava insieme, infagottate nei cappotti con le stufe elettriche ai piedi, e nonostante ciò cominciammo a stilare il menù per la cena della vigilia, a pensare agli inviti e a come allestire il call center per renderlo più bello.
Questo spirito, questa perseveranza, questo entusiasmo, questa energia, è quello che mi ha colpito di più in questa esperienza. Non solo abbiamo lottato e resistito per ben 101 giorni ma lo abbiamo fatto con tanta dignità, tanta civiltà, tanta forza, lo abbiamo fatto con il sorriso sulle labbra, con la creatività di inventare e reinventare la lotta, con un entusiasmo che si rinnovava giorno dopo giorno.
Ci siamo strette in un abbraccio comune al quale si è unita la città tutta con la sua immensa e straordinaria solidarietà, ci siamo sostenute prendendoci cura l’una dell’altra solo come le donne sanno fare. E abbiamo mescolato saperi e modi di fare antichi, ancestrali, genuinamente femminili (si cuciva, si ricamava, si sferruzzava, non passava giorno in cui qualcuna di noi non portasse la torta o i biscottini fatti in casa) a modalità, ruoli del tutto nuovi, inediti per la maggior parte di noi, il ruolo di chi lotta, di chi protesta contro l’ingiustizia, di chi vuole rivoluzionare l’esistente, di chi pretende i propri diritti.
In molte erano totalmente a digiuno di sindacato e c’era chi non aveva mai scioperato eppure raccontava: “Litigo tutti i giorni con mio marito, le mie figlie per venire qua. Mi chiedono cosa vengo a farci tutto il giorno qua dentro se non si lavora e io rispondo loro: ci vado perché voglio e devo difendere il mio posto di lavoro”.
Un’esperienza unica che si è conclusa nel migliore dei modi tra lo sgorgare di lacrime e l’esplosione di sorrisi quando finalmente si seppe che sì davvero si era vinto.
A volte, se ci si crede tanto, se si ha la forza di resistere e la caparbietà e la testardaggine di riuscire, a volte si vince davvero, a volte si può gridare “LA LOTTA PAGA!”
Irene Marabos
anchio nel leggere queste righe mi sono commosso, ma queste parole che ci dice irene devono servire a darci forza e convinzione per continuare a sotenere le nostre istanze e le nostre richieste per una società più giusta e solidale un grazie grande per il vostro coraggio. riccardo musumeci