sabato 24 luglio 2010 07:20 - di
Elettra Deiana
- Categorie: Articoli I migranti si arrampicano vanamente sui tetti dei Centri di identificazione ed espulsione ma il governo in carica fa orecchi da mercante su tutta la linea del diritto e dei diritti. E’ ormai esperto di respingimenti, espulsioni, non riconoscimento dello status di richiedente asilo, e ha dalla sua quel lento processo di adattamento al peggio che ha grandemente cambiato la pelle del nostro Paese. Soprattutto su un tema complesso e manipolato ad arte – il mantra della sicurezza – come quello della migrazione. Così il giovane tunisino Ben Asri Sabri, che per tre giorni si è rifugiato sul tetto della prigione per stranieri di Torino, nel vano tentativo di sfuggire al rimpatrio coatto, è stato costretto a scendere dal suo rifugio e di lui si sono perse le tracce. Probabilmente è già stato rispedito “in patria” come un pacco postale e a nulla sono valsi appelli di solidarietà, tam tam e iniziative di protesta delle reti antirazziste, che pure si sono date da fare. Tutto rischia ormai di perdersi nella melassa dell’assuefazione.
La Repubblica – come non ricordarlo? – è in via di decostituzionalizzazione, cioè di sganciamento più o meno aperto e dichiarato dal dettato della legge fondamentale, quella che dovrebbe informare e guidare l’operato dei poteri pubblici e che invece proprio i poteri pubblici spesso platealmente disattendono e irridono. Dice il capo del governo, a dispetto del giuramento pronunciato nelle mani del presidente della Repubblica, che la Costituzione è fatta apposta per impedirgli di governare e portare a termine i grandi cambiamenti che lui aveva pensato per il nostro Paese. Detto in altre parole significa che i meccanismi formali che stanno a presidio delle istituzioni in qualche misura ostacolano le sue intemperanze autoritarie, intralciano l’accelerazione parlamentare dei suoi piani eversivi, permettono tattiche di resistenza da parte di chi vuole resistere, come è avvenuto con la legge sulle intercettazioni. Ma le cose vanno come vanno – per niente bene – e a qualcuno potrebbe persino sembrare ormai inutile richiamarsi alla Costituzione per avvalorare le proprie idee su quello che dovrebbe o non dovrebbe essere fatto in Italia.
Per quanto riguarda il tema dell’immigrazione la tentazione è poi particolarmente forte.
L’Arci invece si richiama decisamente alla Carta per sostenere la sua proposta di campagna per l’autunno imperniata sulla cittadinanza e i diritto di voto per i migranti. Ne ha fatto il punto centrale del suo XVI appuntamento annuale a Cecina Marina, il “Meeting antirazzista/Meeting della culture” che si è svolto a metà luglio. Ne è uscita una proposta molto chiara e forte, a cui Sinistra Ecologia Libertà ha aderito e che sosterremo nelle forme che verranno decise alla ripresa di settembre.
Il punto di riferimento della campagna è il mitico articolo 3 della nostra Costituzione, davvero “Il pane e le rose” di qualsiasi politica del cambiamento, con quella fulminante definizione del perimetro dell’uguaglianza e il vincolo posto alla Repubblica a operare per rimuovere gli ostacoli che a essa si frappongano. Crescenti, come sappiamo, per chi viene da altri mondi e fuori da ogni richiamo e persono buon senso europeo.
Oltre a una campagna di attiva promozione dell’uguaglianza tra persone di origine straniera e italiani, in tutti gli ambiti in cui sia necessario, e di sostegno e valorizzazione del protagonismo delle e dei migranti in tutti gli ambiti sociali, lavorativi e culturali, l’Arci propone di avviare un percorso che porti al deposito in Parlamento di due proposte di legge di iniziativa popolare. La prima è una riforma della normativa sulla cittadinanza, con l’introduzione del principio della cittadinanza collegata alla nascita (jus soli); la seconda è una proposta che riconosca a donne e uomini migranti il diritto di voto nelle consultazioni locali, “quale strumento più alto di responsabilità sociale e politica”.
Insomma un passo importante, che può rimettere in movimento su un principio-bene comune come l’uguaglianza, quella parte del nostro Paese che non ha perso la voglia di fare un altro Paese.
Elettra Deiana
Perchè per badandi, operai, etc. etc. bisogna aspettari ” I FLUSSI” mentre altre categorie entrano quando ne hanno voglia? Parlo di attori, CALCIATORI (come funziona con i calciatori che pure sono tanti)), artisti, scienziati, professori, militari USA, spie, Cia, etc, etc. Questi non devono aspettari i flussi? Tutta gente che la pagano per farla venire, mentre gli altri pagano per venire. Sic!!!Perchè Muntari (uno a caso) può stare in Italia e il mio vicino Mohammed (uno a caso) è stato rispedito a casa come un pacco (come dite voi)? e se si decide mandare a casa Muntari. a l’Inter chi la risarcisce? meglio non avere intelletto…… si diventa scemi a capire certe cose.